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Mike Dotta, il compositore che sogna il cinema

Talento e mani d'oro: valgono 1,5 milioni di euro

di Silvia Valenti - 24 dicembre 2013
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Quando hai iniziato a studiare pianoforte?
Ho iniziato a 6 anni, poi mi sono iscritto al conservatorio e ora mi mancano due esami al diploma. Oltre allo studio mi sono fatto una cultura musicale personale: ho sempre avuto le cuffie nelle orecchie fin da quando ero piccolo. Ascoltavo ogni tipo di musica e cercavo di rifarla, senza spartiti. Ero come una scanner, nel senso che quando sentivo un accordo nuovo cercavo di riprodurre tutte le note. Adesso appena sento una musica, la riproduco in tempo reale.

 

La musica è sempre stata la tua passione, dunque. Ma quando hai deciso che ne avresti voluto fare una professione?
Sin da piccolo mi dicevo: “Nella vita vorrei suonare”. Poi però pensi anche a costruire altri percorsi. Infatti ho studiato Architettura. Poi intorno ai 25 anni ho scelto la musica, di dedicarmici a tempo pieno.

 

Le tue mani sono state assicurate dalla tua etichetta discografica per 1,5 milioni di euro. Sei il primo artista italiano ad avere una valutazione tanto alta. Lusingato o preoccupato?
Tutte e due! (ride) Da un lato sono preoccupato perché è una grossa cifra, dall’altro sono lusingato perché significa che credono in me, è stato un modo molto particolare di darmi fiducia e di spronarmi ad andare avanti.

 

Qual è l’incontro che ti ha cambiato la vita?
Ci sono stati tanti piccoli incontri che a loro modo mi hanno cambiato. All’inizio della mia carriera ho incontrato Michele Maisano. Lo ricordi? Cantava Se mi vuoi lasciare. L’ho conosciuto per caso e mi sentendomi suonare mi diceva: “Dai vieni nel mio studio a imparare e registrare”.

Già in quel periodo ho imparato davvero tanto, poi mi ha presentato Alberto Testa, grandissimo paroliere, ha lavorato con Mina, ha scritto Grande grande e Quando quando quando per Tony Renis. Con lui a Roma ho iniziato a lavorare su alcuni testi italiani, poi purtroppo è venuto a mancare. Era una bellissima persona, mi ha voluto bene, diceva che avrei fatto grandi cose e questo mi ha spronato tanto. Poi ho conosciuto e ho iniziato a lavorare con Cristiano Minellono, che ha scritto tra le altre anche Felicità di Albano e Romina. Nel frattempo ho incontrato Luigi Albertelli (compositore e paroliere n.d.r.) e ho deciso che avrei proseguito a collaborare con lui. Mi ha preso, come si suol dire, “sotto la sua ala” e mi ha spronato ad andare avanti su questa strada e sono arrivato alla PressinMusic a Londra. Albertelli è colui che mi ha cambiato di più la vita, artisticamente.

 

La PressinMusic LTD di Sally McCartney, è diventata la tua etichetta discografica. Un trampolino di lancio internazionale importante. In Italia, a tuo parere, siamo indietro per quanto riguarda la produzione musicale?
Non credo siamo rimasti indietro. Piuttosto credo che dovremmo stare più attenti al tipo di musica che si produce. Il veicolo è la canzone, il lancio e la distribuzione contano meno. Se il brano ha un respiro internazionale, poi funziona anche all’estero. In America e in Inghilterra i produttori sanno muoversi meglio, credo perché c’è una consuetudine ad una maggiore apertura, in Italia si è troppo legati a concorsi e talent show, conta di più lo spettacolo e la televisione che il brano in sé.

 

A proposito di concorsi, raccontaci la tua esperienza a Area Sanremo 2013.
Area Sanremo è stata un’esperienza bellissima perché ho conosciuto tanti musicisti, ci siamo scambiati idee, ispirazioni. Con tanti di loro mi sento ancora adesso e questa è una cosa importante, c’è collaborazione. Poi ho conosciuto Ron, Dargen D’Amico e Omar Pedrini, nella commissione di valutazione. Loro inaspettatamente mi hanno fatto davvero tanti complimenti per la canzone e ne sono stato molto contento. Per chi compone non c’è niente di più bello

 

Deluso di non essere arrivato in finale?
No, assolutamente. Non me lo sarei nemmeno aspettato. Quello che cercavo era il confronto con altri artisti e ricevere un’opinione di valore.

 

Che cosa rappresenta oggi il palco del Festival di Sanremo per i giovani musicisti?

È un’icona, un mito. Qualcosa che conosci da sempre, quasi leggendaria. Chiunque vorrebbe arrivarci. Ultimamente, però, forse i giovani guardano ad altri spettacoli con maggior interesse perché vedono Sanremo come inarrivabile.

 

È appena uscito il tuo singolo Help. Com’è nato questo brano? Qual è la sua storia?
Help è nato una sera, al pianoforte. All’improvviso mi è uscito la strofa, con l’aggancio iniziale. Mi è subito piaciuto. Poi da lì ho iniziato a elaborarlo. Quando scrivi può capitare di avere un’intuizione che dura un minuto, ma poi devi lavorarci per un mese, un anno, per arrivare alla canzone. Così è stato anche per Help, ho lavorato sul ritornello, ne ho provati diversi, fino ad arrivare a quello che mi piaceva. Non volevo che la canzone fosse tutta “morbida”, volevo altri ritmi.

 

Preferisci cantare in inglese o italiano?
Dipende dalla canzone. Diciamo che l’inglese suona molto bene, è più facile che mi piaccia un pezzo in inglese, ma non perché preferisco questa lingua, ma perché ha un suono che ti permette di fare delle ritmiche che l’italiano non consente o consente con molte meno parole, quindi in inglese è più facile comporre. Poi l’inglese è la lingua mondiale, è chiaro che dà più vantaggi.

 

Hai alle spalle collaborazioni importanti, anche a livello internazionale. Qual è l’artista con cui ti è piaciuto maggiormente lavorare?
Ultimamente ho lavorato con Irene Fargo, abbiamo cantato insieme, le ho scritto un pezzo, lei è davvero brava. Con lei ho fatto anche un tour in Canada, l’ho accompagnata dal vivo ed è stato emozionante. Direi che è stata la collaborazione più fruttuosa a livello musicale. Poi ho potuto conoscere Joe Cocker ed è stato davvero eccezionale poter suonare un pezzo con lui. Il live mi è sempre piaciuto, anche quando avevo il mio gruppo. Ed è quello a cui vorrei dedicarmi non appena esce l’album.

 

Vivi in Liguria, ma hai mai desiderato di lasciare l’Italia o trasferirti altrove nel Paese?
Si, ci ho pensato, ma al momento non è quello che voglio fare. Se riesci a fare della buona musica, non importa dove sei. Sono legato alla mia terra, mi piacciono i miei posti, le abitudini che mi danno tranquillità. Se dovessi scegliere l’estero, sarebbe l’Inghilterra, magari Londra. L’ispirazione per scrivere viene dalle cose semplici. Non è l’essere a New York o circondato da persone importanti o sul palco di un grande teatro, insomma l’essere in quelle situazioni sulla carta perfette, che ti consente di avere le migliore idee. A volte conosci una persona qualunque ma che ti dà una sensazione tale da ispirarti e lì nasce la canzone.

 

Quale momento preferisci per comporre?
La sera. Sono abituato a fare le “ore piccole” per scrivere. A volte sei stanco e devi andare a dormire, ma se hai tante sensazioni ed ispirazioni tutte le sere, spesso non puoi bloccare il flusso di pensieri, l’ispirazione.

 

Se ti chiedessero di comporre la colonna sonora di un film, quale genere ti piacerebbe?
Direi un film d’azione, mi piacciono quei film dove convive sia una componente ritmata sia una melodia lenta, dove ci sia spazio per sperimentare generi.

 

Progetti per il futuro?
Sto lavorando all’album, saranno 10 pezzi. E poi mi piacerebbe lavorare nel mondo delle colonne sonore, ho già avviato qualcosa… Vi terrò aggiornati.


Mike Dotta, Help - videoclip
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L'autore

Silvia Valenti

Silvia Valenti è nata a Bergamo nel 1984.
Laureata in Comunicazione Politica e Sociale presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, è giornalista professionista dal 2012.
E’ corrispondente per Repubblica TV, coordinatrice di Benessere.com Tv e direttrice della rivista BMag Bergamo Magazine e del giornale online Fratelli d'Arte Magazine.
Nel 2013 ha collaborato all'organizzazione del “Concerto di Primavera”, evento musicale di beneficenza con 10 grandi interpreti della canzone italiana, che ha visto al Teatro Donizetti di Bergamo il gemellaggio tra la banda dell’Accademia della Guardia di Finanza e la Sanremo Festival Orchestra.
Dal 2010 al 2012 è stata giornalista, reporter e conduttrice presso l’emittente televisiva locale Videobergamo.
Dal 2011 al 2012 ha collaborato come freelance per il mensile economico finanziario Credit Magazine.
Nel 2010 ha lavorato come addetta stampa e organizzatrice di eventi per Legambiente Bergamo Onlus.
Dal 2007 al 2010 ha collaborato con la rivista di approfondimento culturale Dedalus.
E’ appassionata di fotografia, letteratura e nuove tecnologie.
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