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Francesca de Martin, voce soul e indole romantica

“Metto sempre la passione al primo posto”

di Nadia Macrì - 5 gennaio 2014
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Francesca, parlaci un po' di te: quali sono state le tappe più significative del tuo percorso?

Credo che quando inizi un percorso ogni esperienza sia significativa, perché nel bene e nel male contribuisce alla tua formazione personale e artistica. Ricordo con molta emozione la partecipazione alle selezioni per l'accademia d Sanremo nel 2000/2001 e 2002 la voglia di farcela, tutti in paese aspettavano con ansia il responso delle mie audizioni. Il Festival di Sanremo è ancora molto sentito dalla gente, molte polemiche ma poi alla fine tutti aspettano il festival e l'emozione di essere a Sanremo con giovani artisti di mezza Italia. Io non dimenticherò mai questa esperienza che porterò per sempre nel cuore anche se non ce l'ho mai fatta fino ad ora ad approdare al Festival.

 

Quali invece sono gli obiettivi che vuoi raggiungere?
L'obiettivo che vorrei raggiungere sarebbe quello di poter vivere di musica, di potermi esibire abitualmente con musicisti preparati e motivati, che con entusiasmo creano e arrangiano brani e vogliono emozionare il pubblico che hanno di fronte (al di là del guadagno e di tutto il resto), che mettono la passione al primo posto proprio come me.

 

Tu hai cantato in diverse parti di Italia, e anche su palchi prestigiosi: attualmente che performance stai preparando?
Stiamo cercando di poterci esibire ogni volta si presenti l'occasione, ma il momento storico che stiamo vivendo non aiuta in questo, molti musicisti sono costretti ad arrangiarsi, a sopravvivere, i locali hanno ridotto il numero dei concerti live e le paghe per gli artisti, quindi speriamo la situazione possa migliorare.

 

Spesso la melodia del soul blues jazz asseconda gli umori del pubblico, c'è infatti tanta improvvisazione nei vocalizzi. Tu ti lasci coinvolgere maggiormente da quello che il pubblico ti dà o da quello che tu vuoi dare al pubblico?
In realtà è un connubio tra artista e pubblico a scambio biunivoco, si crea una catena mentale, un'alchimia, una sorta di ponte tra anima dell'artista e pubblico emozionandolo, e a sua volta vedere la gente che si emoziona, che si commuove per ciò che canti per come ti racconti è di grande emozione per l'artista quindi è un dare e ricevere: più riesci a comunicare e a regalarti con sentimento più ricevi affetto, stima e attenzione dal tuo pubblico.

 

Nell'inedito Pazzo incosciente canti la follia di un amore. Tu cosa hai imparato dall'amore che hai vissuto?
Bella domanda me lo sto ancora chiedendo, ma credo che dall'amore non si impari mai niente, quando si parla di sentimento è istinto, passione, cuore... non ragione, quindi senza la guida o freno della razionalità si diventa come cavalli pazzi e si rischia di ripetere gli stessi errori spinti dalla nostra personalità che più o meno ferita rimane la stessa e cerca nuovamente nell'altra persona le stesse cose di sempre in base alle proprie mancanze, ai propri vuoti.

Ma credo che l'amore sia bello vissuto così, intensamente, senza limiti, paure, spazio e tempo, complicazioni, senza pensare troppo a 100 all'ora; se poi le cose vanno male è lo stesso, in ogni modo è bello averci provato. Io ho sempre vissuto in funzione dell'amore ed è l'aspetto che nella vita mi colpisce, mi danneggia, mi coinvolge di più: avere una persona accanto che ti ama, che ti capisce, che ti sta vicino, rifugiarsi in un suo abbraccio è molto importante nella vita e credo che sia alla base di tutto, ma è importante anche vivere per la persona che hai accanto con tutta la forza, l'impegno, il sacrificio.

 

Ed è più facile cantare quello che si è provato sulla pelle, anche se magari con sofferenza, oppure il sogno di ciò che vogliamo si avveri?
Un bravo interprete come un bravo attore dovrebbe essere in grado di interpretare bene la sua parte da farla sembrare reale, vissuta, personale... ad ogni modo se un'esperienza che vivi sulla pelle ovviamente la puoi raccontare meglio, con più intensità e con più profondità.

 

Grandi artisti con carismi musicali diversi hanno unito le loro voci per interpretare grandi pezzi: quale genere ancora inesplorato ti affascina maggiormente?
Se avessi una voce graffiante e potente mi piacerebbe reinterpretare i brani di Tina Turner con la sua grinta ed energia, quindi brani che appartengono al rock pop commerciale, ma in questo la timbrica mi abbandona.

 

E fra le cover che interpreti ricompaiono le più grandi stelle della musica, da Mina a Lara Fabian. Non è pericoloso scegliere di confrontarsi con queste icone irraggiungibili del panorama musicale?
Ogni volta che scegli un brano da interpretare è perché lo senti dentro, hai voglia di regalare la tua emozione al pubblico attraverso quel brano, se la gente fa il paragone vuol dire che giudica tecnica e voce non considerando la tua intensità di interpretazione.

 

Qual è il sogno o il proposito per il 2014, per un emergente come te che ha tanta voglia di vivere di musica?
Il sogno è di poter vivere di musica, immersa nella musica, di potermi esibire il più possibile con il mio gruppo Acoustic Groove, sperando che questa crisi economica ce lo permetta.

 

In chiusura una domanda semi-seria: qual è la tua nota musicale preferita e perché?
Il La minore, perché mi emoziona!

 


Francesca de Martin, Pazzo incosciente
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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