Oggi è ...
Grazie a tutti...
abbiamo appena raggiunto
1.790.000 visite

Alberto Bertoli, figlio d'arte di grande talento

"Sanremo non è una tappa obbligatoria"

di Nadia Macrì - 11 gennaio 2014
3474

Anche quest’anno eri fra i 60 finalisti delle nuove proposte per Sanremo: per un musicista come te che è arrivato alla visibilità con impegno e tenacia, consideri la partecipazione a Sanremo una tappa che comunque bisogna fare?
Credo che si debba essere oggettivi quando si parla del proprio lavoro, altrimenti si rischia di perdere la bussola e di agitarsi in uno stagno pensando di stare lottando contro le maree dell’oceano. Io lavoro con costanza, passione e dedizione da anni, ma questo non mi ha portato a essere riconosciuto come vorrei. È vero faccio molti concerti e molti grandi artisti mi hanno chiesto di partecipare a grandi manifestazioni (l’ultimo dei quali è stato Luca Carboni per la prima data del “Fisico e Politico tour”), ma Sanremo rimane tuttora una manifestazione con una grandissima esposizione che non richiede di accettare certi compromessi dei talent show come di dover cantare solo 1:30 minuti di una canzone, cosa che trovo un po’ svilente per la musica e per gli artisti. Per potere fare conoscere il proprio lavoro agli italiani purtroppo le strade musicali ormai sono rimaste veramente poche. Non penso tuttavia che Sanremo sia una tappa obbligata e sinceramente non so se riproverò in futuro, per ora seguo i miei progetti attuali.

 

Pensi che il tuo cognome in questi concorsi possa essere anche di ostacolo, avendo la giuria scelto il figlio di Ivan Graziani, due “figli di papà” erano troppi?
Sinceramente non so più cosa pensare. Il mio cognome è ingombrante e pesante, ha degli aspetti positivi e altri negativi che sicuramente un direttore artistico di Sanremo sa valutare attentamente con carta e penna per fare quadrare il conto. E sì, penso anche che due figli d’arte siano troppi per una kermesse televisivo-musicale che è continuamente bersagliata e subissata da critiche. Filippo è un grande artista che si merita di salire sul palco di Sanremo e finalmente, magari, passare per radio o perlomeno andare in tv e far conoscere la sua grande professionalità e il bagaglio di cose che ha da dire, che ormai molti hanno dimenticato. Mi spiace non essere al suo fianco perché credo che quest’anno avessi una delle canzoni più mature della mia produzione.

 

Comunque noi ti abbiamo visto fra Ligabue e Baglioni e dividere il palco con i più grandi e applauditi cantanti italiani, non suona strano dover poi essere definito una nuova proposta?
Come dicevo prima, io sono riuscito a fare cose molto importanti, certo anche grazie al mio cognome ma c’è da dire che il “marchio” senza nessuna artisticità e consistenza sotto, da solo fa poco, o anzi, fa danno.

I grandi artisti hanno rispetto per il mio cognome ma ne hanno soprattutto per me e questa è una soddisfazione impagabile. Essere inserito nelle nuove proposte però, vista la mia giovane produzione discografica, la mia giovane carriera e, per ormai poco, anche la mia età, a mio parere è MOLTO giusto. Il problema vero è quando si annoverano tra i grandi artisti (i big) persone che hanno fatto un anno di talent, ma che con la carriera, la gavetta, i problemi veri delle tournée, delle scelte dei brani, etc… non hanno nessuna esperienza. Facendo così secondo me si pongono le basi per creare confusione e distorsione nella mente di ognuno di noi, e forse si rischia di svilire il mondo musicale che a un certo punto appare avulso.

 

Nella tua biografia si legge che il tuo legame con gli strumenti sia iniziato con una chitarra, a 11 anni. Poi ne avrai avute tante e anche differenti, ma perché la scelta della chitarra?
In realtà per una cosa abbastanza stupida: ero bambino e la maestra dichiarò a settembre, che la mia compagna di banco avrebbe suonato la chitarra per la recita di fine anno. Io fui preso dalla gelosia e un po’ dalla vergogna: come era possibile che io che ero figlio di un musicista famoso non sapessi fare neanche un misero accordo? Così andai da mio padre con la sua chitarra in mano e serio, quasi offeso, gli dissi: “Insegnami a suonare!”. Lui fu divertito: anni prima aveva provato a insegnare a tutti noi figli, comprando 3 chitarre ¾, ma nessuno lo stava ad ascoltare, così rinunciò.
La prima canzone che mi insegnò fu La gatta di Paoli, “Imparata questa ne hai imparate moltissime” perché era sul giro di Do come molti altri brani. Mi ritrovai a godermi il suono dello strumento in un mese e riconoscerlo nei dischi, non riuscii più a staccarmene.

 

E il tuo ultimo video racconta la realizzazione di una chitarra, il video è una risposta colma di speranza al terremoto che ha colpito la tua terra, ma c’è quindi anche una storia più profonda che volevi raccontare costruendo una chitarra?
Il messaggio profondo è semplice: anche quando tutto viene davvero giù e noi rimaniamo attoniti a guardare le macerie, dobbiamo scuoterci e ricordare da dove veniamo e chi siamo, perché anche dalle macerie stesse può rinascere il nostro futuro (in questo caso la chitarra dalla trave di una casa crollata: la musica che rinasce assieme alla vita). Siamo noi che determiniamo il nostro futuro nella maggior parte dei casi, nonostante quello che succede.

 

Ti abbiamo seguito in questi ultimi anni, è una nostra impressione o la voglia di fare ha avuto la meglio sulla tua rabbia?
“Con la rabbia ci si nasce o ci si diventa” dice così una delle frasi di uno dei più bei pezzi di Luciano Ligabue. Io credo abbia ragione nel sottintendere che non è una cosa di cui te ne puoi liberare. Ognuno di noi nasce in un certo modo, con un certo carattere e temperamento che con gli anni può cercare di indirizzare e controllare, ma la nostra essenza rimane quella. Io provo rabbia per diverse cose che ho vissuto o che vivono altri, l’unica cosa che mi fa stare meglio è andare avanti, come ho imparato a non lamentarsi troppo e pedalare. Nella vita conta essere felici, cosa ti fa veramente essere felice? La canzone poi continua con un ritornello stupendo “…metti in circolo il tuo amore…” . Io vado avanti facendo quello che mi fa felice, nonostante tutto.

 

E sei molto attivo in diverse campagne solidali, la musica può dare di più, è così?
Il mio lavoro, il mio essere stesso è quello dell’artista e quindi se posso fare qualcosa in più, lo faccio tramite questo canale. Sarebbe importante che non si pensasse che solo la musica può dare di più, ma tutti noi possiamo fare qualcosa in più solo muovendo qualche passo. Non c’è bisogno di essere dei missionari per aiutare qualcuno, non c’è bisogno di grandi opere, ma solo di cuore e cervello: la solidarietà ha senso in ragione che sia un aiuto concreto a farcela da soli domani, non quando è carità o elemosina che è offensiva e inutile. Mi chiedono in tanti di fare concerti, eventi, manifestazioni per questo o per quello, io li faccio molto volentieri per le cause in cui credo e sempre tenendo conto che questo è il mio lavoro e che non posso certo suonare solo per “Le cause”. Ma, sentite cosa dice uno che si professa non credente da quando è nato, se ognuno di noi facesse solo una piccola parte in più, staremmo tutti meglio. Da aggiungere c’è il fatto che fare queste cose fa stare bene me in prima persona, quindi sgombriamo il campo dalle inesattezze, certo aiutare gli altri è una cosa buona ma parte da un’esigenza personale, se vuoi un’esigenza egoistica.

 

Non sarai a Sanremo, ma dove lancerai il tuo brano La storia di Elena, farà parte di un cd di prossima uscita?
La storia di Elena farà parte mio cd che uscirà il 28 gennaio del 2014 e si chiamerà Bertoli. Con questo nome intendo riassumere il mio lavoro negli ultimi anni e gettare la base per un futuro solido. Il fans club e tutti gli amici che ho incontrato per la via e che mi hanno sostenuto, sono i primi a ricordarmi, quando le cose non vanno per il verso giusto, che io ho nelle vene un’eredità che, come la rabbia di prima, non posso e non voglio eliminare. Il nome ora mi sembra giustissimo e nuovamente posso dire che anche se ancora qualcuno non ci vuole in certi eventi, un posto nel cuore della gente ce lo stiamo già scavando.

 

Per concludere la mia solita domanda semi-seria: qual è la tua nota musicale preferita e perché?
Difficilmente ho preferenze di note, ma di accordi sì: preferisco gli accordi maggiori perché portano più allegria di quelli minori, e preferisco il Sol perché in prima posizione nella chitarra mi restituisce una sensazione di pienezza che gli altri accordi non fanno.


Alberto Bertoli, Come un uomo
1
L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
Cerca
Musica - Ultime news...
25 nov 2019 | 1522
11 mar 2019 | 1863
19 feb 2019 | 2360
17 feb 2019 | 2045
16 feb 2019 | 1990
12 feb 2019 | 1628
9 feb 2019 | 1651
9 feb 2019 | 2276
8 feb 2019 | 1785
7 feb 2019 | 1567
6 feb 2019 | 2977
6 feb 2019 | 1712

Musica

Visualizza tutti gli articoli
Fratelli d'Arte Magazine - Testata giornalistica registrata - Reg. Trib. di L'Aquila n. 4/13
Direttore responsabile Silvia Valenti - Contatti: redazione@fratellidartemagazine.it 
© 2013 Fratelli d'Arte Associazione Nazionale - Tutti i diritti sono riservati - Realizzato da oasiWEB