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Filippo Graziani, anima folk e sound elettronico

"Vivo bene il confronto con mio padre. Non farei mai un reality"

di Silvia Valenti - 11 febbraio 2014
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Continuano le nostre interviste alle Nuove Proposte del Festival di Sanremo. Vi presentiamo Filippo Graziani. 32 anni, dalla provincia di Rimini. Figlio di Ivan Graziani, ha intrapreso la carriera musicale anni dopo la scomparsa del padre, si è esibito nei più famosi locali del lower East Side di NW e ha aperto diversi concerti di celebri musicisti. Nella settimana di Sanremo 2014 uscirà l’album Le cose belle: 10 pezzi molto eterogenei, tante sfaccettature di una stessa scelta musicale che privilegia il sound anni ‘80 folk, elettronico, con strizzate d'occhio al blues. Un vero condensato di esperienze e ascolti musicali.
Anche a Filippo abbiamo proposto le stesse domande che abbiamo già utilizzato con Veronica De Simone, Zibba, Diodato e Bianca, e ancora una volta le risposte sono molto diverse, espressione di un forte carattere con le idee chiare sul panorama musicale attuale.

 

Sanremo è un'occasione per farsi ascoltare da tantissima gente: ma è un arrivo o una partenza?
Una partenza, decisamente una partenza. Certo, c’è molta soddisfazione per il traguardo raggiunto, ma non puoi sentirti arrivato.

 

Hai ascoltato i brani degli altri giovani in gara? Chi ti incuriosisce di più musicalmente?
Non molto a dire la verità. Conosco la musica di The Niro e Diodato, sono gli artisti che più si avvicinano a me, alla mia musica.

 

E se ci fosse stata la serata dei duetti anche per le nuove proposte, con quale artista ti sarebbe piaciuto condividere il palco dell'Ariston?
La lista sarebbe davvero lunga… Però se posso sognare anche l’impossibile direi Jeff Buckley.

 

Venti anni fa il successo di Laura Pausini è iniziato dal festival della canzone italiana... sono cambiati i tempi o è ancora possibile diventare star partendo da Sanremo?
Sono cambiati drasticamente i tempi. Non credo che certi tipi di carriera oggi siano ancora possibili. La società stessa è diversa, non c'è quel “brodo primordiale” adatto alla nascita e crescita degli artisti. Già 10 anni fa il panorama era molto diverso, 20 anni fa ancora di più… Le etichette discografiche facevano i numeri, ora contano maggiormente altri canali, la rete soprattutto. Pensiamo a quanto è importante per il mondo dell’hip hop per esempio.

 

Manca comunque solo poco più di un mese al Festival: è tutto pronto? Prenotato l'albergo, scelti i vestiti, mandato gli inviti...
Tutto tutto pronto. Sto lavorando per integrare i miei suoni con l’orchestra. È davvero un’emozione suonare con l'orchestra dal vivo. Il mio brano sarà ricco di sintetizzatori, tanta elettronica, è il momento del ritorno delle sonorità anni ’80.

 

E cosa non potrà mancare nella tua valigia?
La corda per saltare. Sono un pugile amatore e mi devo tenere sempre in allenamento. Lo sport mi aiuta ad essere più limpido. Ecco il perché del mio video: ambientato in palestra. Non avendo soldi per produrre un vero video professionale, ho chiamato un amico che fa video e ho scelto di riprendere il mio allenamento abituale con il mio coach De Martino.

 

Facciamo un passo indietro, come nasce il tuo amore per la musica? È legato al tuo essere un “figlio d’arte”?
Non nasce, c’è sempre stata. I suoni hanno sempre avuto un’importanza primaria nella mia vita. È stato intorno ai 18 anni che ho realizzato che potevo farne una professione.

Mi chiedono spesso come vivo il confronto con mio padre. Molto bene devo dire. Mi sono divertito a rifare i suoi pezzi, ho riscoperto tante canzoni che conoscevo, ma non avevo del tutto compreso. Ho ricevuto un grande incoraggiamento dai collaboratori storici di mio padre, da tutte quelle persone che ero troppo piccolo per conoscere, ma delle quali ora capisco l'importanza che hanno avuto per mio padre e la sua musica, prima su tutti Pepi Morgia, che mi ha aiutato tanto nei primi concerti: come gestire lo spettacolo, i tempi, i movimenti, le telecamere.
Da un certo punto di vista è una grande fortuna essere figlio d'arte, non certo per avere raccomandazioni, mio padre non avrebbe potuto (Ivan Graziani è scomparso nel 1997 ndr), la fortuna è avere a disposizione ottimi maestri che magari da piccolo ti tenevano sulle ginocchia o ora scopri che sono grandi registi o musicisti.
Poi ho un ottimo rapporto anche con altri artisti, per esempio quando mi sono trasferito a Milano per un certo periodo mi hanno aiutato molto ad ambientarmi i ragazzi de Le Vibrazioni, soprattutto Francesco Sarcina, gli sono riconoscente.

 

In Italia la strada per gli emergenti non è semplice: ma sono di più le speranze o le paure per voi giovani artisti?
Le fatiche. È un momento particolare questo: o ti avvicini alle rete e quindi scegli di promuoverti da solo attraverso i social network oppure ai reality show televisivi oppure prosegui sulla strada classica di suonare nei locali e aspetti e speri che qualcuno ti scopra. Per chi sceglie questa professione Sanremo resta un passo decisivo per emergere.

I reality show non mi rappresentano, mi sentirei carne da macello. Sono la strada perfetta per chi non ha una forte personalità musicale propria, per chi è malleabile. E poi è così difficile starci dietro: sono troppi, finisci per non ricordarti di chi ha vinto, di chi ha partecipato alle diverse edizioni. Trovo che sia un discorso molto televisivo: sei soggetto alle regole della tv, ai tempi e ritmi serrati, è tutto troppo costruito. Conta molto di più il personaggio che la musica.
Nel mio passato c’è la partecipazione a quello che potrebbe essere considerato un prototipo di reality: era la prima edizione di Destinazione Sanremo con Baudo e Cecchetto. Si trattava di selezioni in tv delle nuove proposte che avrebbero poi calcato il palco del Festival. Non fu un successo, io è Cristicchi fummo eliminati la prima sera.

 

Appena usciti i nomi dei giovani per Sanremo, si è parlato tanto sul fatto che tutti avessero già una buona produzione alle spalle, e alcuni anche contratti discografici con le major, ci racconti la tua posizione in merito?
Le etichette sono in crisi, non contano più così tanto. Infondo sono rimaste solo 4 major e non spostano più i numeri di un tempo. È importante, invece, la produzione, il team di persone che credono nel tuo mondo musicale e lavorano per questo.
Per me ha contato molto l’esperienza che ho fatto a New York a 25 anni, è stata una specie di fuga, una fuga che puoi giusto fare a 20 anni. Mi sono innamorato dell'America e degli americani, lo trovo un popolo giovane anche di testa, mi trovo a mio agio con loro. Ho fatto esperienze straordinarie nei locali live, dove sono passati i grandi nomi della musica internazionale, ho respirato l’aria che hanno respirato band come i Velvet Underground, i Ramones. È stando lì che capisci come è diversa la concezione della musica che hanno all’estero: se suoni cover non ti fanno neppure esibire, storcono il naso, devi suonare brani tuoi. Un’opportunità che in Italia quasi non esiste: i locali vogliono artisti che fanno cover.
Però sono troppo legato all'Italia per decidere di restare all'estero per sempre. Amo il mio paese, amo la cucina.

 


Disegno realizzato da Filippo Graziani
In chiusura una domanda semi-seria: qual è la tua nota musicale preferita e perché?
Sol, perché lo associo ad una sensazione piacevole, quando ci passo sopra con le mani sulle corde della chitarra mi fa stare bene.

E come il padre Ivan, Filippo ha una seconda passione: il fumetto. E ha anche talento. Guardate cosa ha realizzato durante un’intervista telefonica, il ritratto “emozionale” del giornalista sulla base della voce che sentiva al telefono.


Filippo Graziani, Le cose belle
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L'autore

Silvia Valenti

Silvia Valenti è nata a Bergamo nel 1984.
Laureata in Comunicazione Politica e Sociale presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, è giornalista professionista dal 2012.
E’ corrispondente per Repubblica TV, coordinatrice di Benessere.com Tv e direttrice della rivista BMag Bergamo Magazine e del giornale online Fratelli d'Arte Magazine.
Nel 2013 ha collaborato all'organizzazione del “Concerto di Primavera”, evento musicale di beneficenza con 10 grandi interpreti della canzone italiana, che ha visto al Teatro Donizetti di Bergamo il gemellaggio tra la banda dell’Accademia della Guardia di Finanza e la Sanremo Festival Orchestra.
Dal 2010 al 2012 è stata giornalista, reporter e conduttrice presso l’emittente televisiva locale Videobergamo.
Dal 2011 al 2012 ha collaborato come freelance per il mensile economico finanziario Credit Magazine.
Nel 2010 ha lavorato come addetta stampa e organizzatrice di eventi per Legambiente Bergamo Onlus.
Dal 2007 al 2010 ha collaborato con la rivista di approfondimento culturale Dedalus.
E’ appassionata di fotografia, letteratura e nuove tecnologie.
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