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Paolo Miano, cantautore dal respiro internazionale

"La gioia di vivere la mia principale fonte di ispirazione"

di Nadia Macrì - 22 aprile 2014
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Paolo Miano è un cantautore siciliano che si è presentato sul mercato discografico da solista (dopo esperienze con varie band) con l’album Kokorozashi (Trp Music). Il disco d’esordio del giovane cantautore contiene nove brani inediti in italiano e quattro in inglese. Tra questi brani anche il singolo Come si fa attualmente suonato in Spagna e Venezuela nella versione spagnola Como me va. Lo abbiamo raggiunto per scoprire fra musica e parole, le sue ambizioni, i suoi progetti e le sue attese nella vita e nel suo percorso artistico.

 

Nei tuoi brani affronti diversi temi, anche con un tocco di sana ironia. Ma con quale genere di canzone ti senti più a tuo agio?
Sicuramente mi vengono più naturali le canzoni gioiose, positive. La felicità è il tema centrale dell'album, la gioia di vivere la mia principale fonte di ispirazione. Quando sono giù non riesco a scrivere. Forse non sono ancora pronto per mostrare il mio lato oscuro, i miei momenti no, ho ancora un po' di pudore. Preferisco scherzarci su, come in Questione di un attimo, dove racconto l'ansia dell'attesa paragonandomi a Maxi Lopez, l'ex-calciatore del Catania, ed a quello che si racconta fu il suo modo di viversi la trattativa che lo portò al Milan nel gennaio 2012. 

 

Ci racconti come è nata l’idea di tradurre alcune tue canzoni e conquistare anche il popolo latino?
E' stato il potere dei social network. Quando è uscito il video di Come si fa, è stato notato da Roberto Mantovani, un promoter italiano che opera in Spagna, che mi ha proposto di tradurre il brano e lanciarlo sul mercato spagnolo. I riscontri ottenuti ci hanno dato ragione: Como me va, questo il titolo in castigliano, è stato trasmesso da più di cento radio iberiche ed sono stato ospitato da esRadio, un importante network nazionale.

 

Mentre nel tuo album d’esordio ritroviamo già oltre i brani in italiano anche quelli in lingua inglese, c’è voglia di internazionalità o c’è altro dietro questa scelta? Ed invece il titolo accontenta il popolo asiatico… non ti fai mancare nulla? Quali sono le tue “ambizioni”?
La voglia di internazionalità è tanta. Anche se nelle mie canzoni è presente una buona dose di melodia italiana. Le mie ispirazioni provengo quasi esclusivamente dalla musica straniera, soprattutto quella che proviene dal continente americano, dove si sono sviluppate delle interessanti fusioni fra i generi europei e quelli africani. Trovo che la musica italiana avrebbe un gran bisogno di sprovincializzarsi ma è una cosa difficile, un po' per un tradizionalismo eccessivo che ci caratterizza, un po' per le difficoltà culturali con le lingue straniere.

 

Ci racconti della scelta invece dell’ukelele. Cosa ti affascina nel suono di questo strumento alternativo, ma contemporaneo?
Qualche anno fa sono stato folgorato dai cantautori e cantautrici indie-folk che hanno fatto di questo strumento una sorta di marchio di fabbrica, Jack Johnson su tutti. Mi piacciono la naturalezza, la freschezza e il candore che emanano dalle loro canzoni, un sorta di ingenuo ottimismo  giovanile che guarda al futuro con speranza nonostante i piccoli o grandi dolori della vita quotidiana. Mi sono riconosciuto molto in questo spirito.

 

E come ti sei trovato a lavorare con il produttore Riccardo Samperi che vanta collaborazioni con tanti cantanti affermati? Cosa hai imparato da lui?
E' stata un'esperienza che mi ha fatto crescere molto, mi ha permesso di consolidare la consapevolezza del mio essere artista, i motivi per cui faccio musica e la propongo agli ascoltatori. E' un processo ancora in corso, sento che ho ancora tanto da maturare ed in realtà non si finisce mai di farlo, per fortuna.

 

Rispetto ai tuoi colleghi giovani emergenti, c’è qualcuno che ti piace particolarmente?
In questo momento in Italia c'è un sottobosco di musica interessantissima, di estrazione molto varia, che non trova il giusto spazio, soprattutto in radio. Per farti i primi due nomi che mi vengono in mente, scusandomi con altri altrettanto meritevoli che non cito, resto nella mia terra: Colapesce e Cassandra Raffaele.

 

Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti in agenda?
Sono in trattativa con una casa discografica iberica per realizzare una versione dell'album interamente in spagnolo. Speriamo vada in porto. Inoltre, mi sto muovendo per fare quanti più concerti possibili nella stagione estiva.

 

In chiusura una domanda semi-seria: qual è la tua nota musicale preferita e perché?
Do, perché anche voce del verbo dare. 


Paolo Maino - 40 anni
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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