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Ilaria Graziano e Francesco Forni

Autori di colonne sonore che vi faranno sognare

di Nadia Macrì - 29 maggio 2014
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Lei (Ilaria Graziano) è autrice e interprete dotata di una voce straordinaria, ha lavorato con la compositrice Yoko Kanno in brani che hanno fatto da commento sonoro a film d’animazione come Ghost in the shell e Cowboy bebop

Lui (Francesco Forni) è un chitarrista compositore di grande talento sulla scena da oltre dieci anni autore di colonne sonore teatrali, incluse le musiche di Santos, lo spettacolo teatrale di Roberto Saviano. Partecipazioni a colonne sonore cinematografiche come Le conseguenze dell’amore di Paolo Sorrentino, Volevo solo dormirle addosso di Eugenio Cappuccio. E collaborazioni con musicisti come James Senese, Niccolò Fabi, Calibro 35, Marina Rei e molti altri. 

L’unione dei due artisti avviene grazie al loro esordio From Bedlam to Lenane (Goodfellas 2012), che mette insieme le esperienze di ognuno, creando un disco che viene acclamato dalla stampa come uno dei migliori episodi del 2012.
Lo scorso 30 aprile è uscito nelle sale il film Un fidanzato per mia moglie di Davide Marengo con Paolo Kessisoglu, Luca Bizzarri, Geppi Cucciari, Ale e Franz. Nella colonna sonora è presente Is this the time brano tratto dal disco Come 2 me.

 

Noi siamo consapevoli delle diversità che corrono tra l’universo femminile e maschile. Diversità anche di approccio alle cose della vita. Sono in effetti pochissime le coppie musicali che funzionano. Si può lavorare bene insieme?
Se si usano le diversità, anziché subirle, è tutto di guadagnato e le sfumature così come le forze si moltiplicano.

 


© Cecchetti
Permettetemi la battuta. Ilary e Francesco sono una coppia sperimentata. Che rapporto avete col pallone (squadra del cuore) e con il mondo dello spettacolo fatto di lustrini? 
Con il pallone ottimo: giochiamo entrambi in una squadra femminile di calcio! Il mondo dello spettacolo fatto di lustrini non si vede più… qui ci sono solo reality e talent!

 

Nelle vostre melodie c'è una contaminazione d'oltreoceano, è una scelta o sono influenze che vi portate addosso?
Le abbiamo inevitabilmente dentro, ma forse si tratta più di un "sentire" emotivo che di una forma stilistica.

 


© Cecchetti
L'uso dell'ukelele, nel concerto con Roy Paci altri strumenti non comuni, vi piace trovare quel suono alternativo o è soprattutto una sperimentazione la vostra?
Diciamo che la scelta dei nostri strumenti a corda è proporzionata alle dimensioni dei nostri fisici e l'uso di stomp box suonate con i piedi, viene dal desiderio di potenziare al massimo le nostre possibilità e le dinamiche dei nostri concerti. Per quanto riguarda gli ottoni della Velvet Brass, tutto è nato da un intuizione di Roy che noi abbiamo amato e sposato all'istante.

 

Ci dite la critica più bella che avete ricevuto?
La cosa più bella è quando vieni ringraziato per quello che fai. Non c'è meravigliosa critica che tenga in confronto all'arricchimento dello scambio emotivo.

 

A differenza dei giovani artisti che provengono dai talent, bisogna sudare 7 camicie per lavorare con le cosiddette major. Qual è stata la vostra esperienza personale con discografici o agenti adesso che non siete più sconosciuti che cantano?
Uguale a quando eravamo sconosciuti che cantavano, se un giorno decidessimo di lavorare con una major, sarà perché avverrà un cambio di direzione nella politica delle major... fino ad allora raccoglieremo quello che abbiamo seminato con i nostri stretti collaboratori e continueremo a seminare fuori tracciato.

 


© Cecchetti
Voi avete un pubblico attento e giovane, spesso definito “di nicchia”, ma cosa vi manca per fare il grande salto?
Occorre smettere di presentarla come musica di "nicchia" perché non è la realtà e non parlo ovviamente solo della nostra musica, ma della vera scena musicale di questo paese che viene definita di nicchia solo per poter definire mainstream quello che "accade" sui media.
Noi siamo talmente "nazionalpopolari" che siamo emersi solo con il passaparola, con i dischi autoprodotti che ancora ci registriamo in casa, con i piccoli concertini e gli house concert che continuiamo a fare.
Viviamo a Roma ma giriamo molto anche nei paesi e nelle piccole province dove riuscire a reperire della musica diversa dai Talent è molto difficile soprattutto se sei giovane e non hai il background che ti permette di cercare quello che ti interessa online. Puoi immaginare dopo i concerti quanti ragazzi ci chiedono "come posso ascoltare cose del genere in tv?"

 


© Cecchetti
E c’è invece qualche artista emergente che vi piace particolarmente?
"Artista emergente" oggi si usa come la parola "giovane" per i quarantacinquenni! Sono tanti gli artisti di "contrabbando" che ci piacciono: solo nella scena napoletana ci sono Giovanni Truppi, Gnut, Foja, a Roma i Cyborgs, Dead Shrimp, Operaja Criminale, Tommaso Di Giulio… e sto parlando di artisti che sono al secondo se non al terzo disco…

 

I prossimi progetti, nuovi lavori, tournèe…
Abbiamo alcuni progetti che ci piacerebbe portare avanti e che sono ancora da definire, nel frattempo continuiamo a portare la nostra musica in giro per l'Italia e l’europa e a collaborare con altri artisti.

 

In chiusura una domanda semi-seria: qual è la vostra nota musicale preferita e perché?
Il SI, per ovvi motivi!


Ilaria Graziano e Francesco Forni
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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