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Una lunga chiacchierata con i Ghost, guardando lontano insieme

''Guardare lontano è innanzitutto avere voglia di guardare''

di Nadia Macrì - 25 marzo 2015
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Sono a Roma, in una delle solite giornate piovose del week-end, sono con i Ghost, la band romana, formata dai fratelli Alex ed Enrico Magistri, che a gennaio ha pubblicato un nuovo album di inediti, dal titolo Guardare lontano (prodotto da Isola degli Artisti e distribuito da Believe Digital), entrato direttamente al settimo posto della classifica TOP OF THE MUSIC FIMI/GFK degli album più venduti di quella settimana e al secondo posto della classifica PMI degli album indipendenti.
Avrei voluto fare quattro chiacchiere con loro passeggiando attorno al laghetto dell’Eur, ma la pioggia ci costringe a fermarci in un bar, e davanti ad un cappuccino iniziamo a chiacchierare perdendo la concezione del tempo.  Accanto a noi una slot machine che quasi come se ci fossimo messi d’accordo fa comparire sul display la scritta GHOST… non voglio assolutamente fare pubblicità ai giochi d’azzardo che vanno sempre usati con molta parsimonia, ma quella scritta ci dà il via per iniziare l’intervista chiedendo subito:

Perché il nome Ghost?
Enrico: Ghost perché ci piaceva un nome che suonasse bene, e che non facesse capire subito però quello che si troverà! Il classico alone del mistero, perché a noi piace sempre cambiare, piace spaziare fra tanti generi musicali, ci piace quando facciamo i concerti, impostare tanti concerti diversi dello stesso tour e quindi chi ci segue non deve avere l’idea chiara di quello che troverà, deve avere la sorpresa e perciò Ghost ci piaceva per questo.
Alex: E poi il fantasma è l’altra faccia di noi stessi. Il tuo fantasma è anche la tua anima, l’altra parte di te e siccome in quest’anima noi ci crediamo molto, fondiamo molto la nostra musica sulla parte emotiva, la parte dell’anima, questo nome era assolutamente appropriato.
Enrico: E poi anche questo confronto continuo, questa riflessione iniziata già nell’album La vita è uno specchio e che si è sviluppata di più in quest’ultimo lavoro.

Ultimo lavoro che però segna già tanti anni di carriera?
Alex: Sì, abbiamo cominciato discograficamente nel 2006/2007 questa bella avventura con i primi singoli: Aveva perso la testa  e Farfallina, che è stato il nostro secondo lavoro e il nostro primo singolo che ha avuto un buon successo, anche se prima avevamo già fatto la nostra bella, dura, ma sacrosanta gavetta, tante cover rivisitate in chiave personale, perché è bello imparare suonando i brani dei nostri maestri italiani e internazionali, come una scuola, e poi piano piano trovare una propria dimensione, rivisitandoli.
Abbiamo fatto tanti live e nei live non si può barare assolutamente, lì c’è un confronto con il pubblico e ti confronti con te stesso e impari a gestire le emozioni, impari a comunicarle, a condividerle e poi da lì finalmente dopo un po’ di anni si è arrivati a scrivere i primi brani e ad avere una prima produzione nel 2006/2007.

Ma in questi anni quale è stato il picco più alto di popolarità che vi ha portato ad avere tantissimi fan?
Enrico: Io credo che i fan nascano innanzitutto da un percorso artistico e umano, di coerenza con un messaggio che abbiamo sempre sposato, che è quello della passione, dell’amore, dei sentimenti, che poi ha tante sfaccettature vivendo ogni giorno da cantanti di strada. La nostra vita è molto a contatto con le persone e questa è la prima cosa che ha portato fan, poi per quanto riguarda i picchi più alti con l’album La vita è uno specchio abbiamo avuto tante grandi soddisfazioni, ha raggiunto il Disco di Platino e con quell’album abbiamo ottenuto il “Wind Music Awards” all’Arena di Verona e il "Premio Lunezia", quindi tante belle soddisfazioni nel 2011; dopodiché c’è stato un piccolo problemino fisico per un brutto incidente stradale che abbiamo avuto, ma adesso siamo ripartiti e finalmente possiamo condividere le nostre emozioni con i fan attraverso il nuovo album Guardare lontano.

Arriviamo quindi al nuovo album Guardare lontano: fino a quanto lontano bisogna guardare?
Alex: Guardare lontano secondo noi è innanzitutto avere voglia di guardare, perché a volte ti fanno passare la voglia di guardare, ma avere questa possibilità significa anche prendersi le proprie responsabilità, quindi voler guardare. Lontano molto spesso significa voltarsi indietro e riscoprire delle cose del passato, che sono belle e importanti e andrebbero recuperate, ovviamente adattandole alla nostra visione attuale della società, una società evoluta e tecnologica, estremamente, a volte anche troppo piena di Movimento. L'uomo vive i suoi giorni in modo frenetico e incosciente; animato dalla "sete di potere" si rende complice di una società che, in nome del progresso, diffonde violenza, corruzione, prepotenza, finzione, vuoto moralismo. Ma l'uomo potrà ancora salvarsi, se saprà dare Movimento alla propria anima, riscoprendo i valori umani e la spontaneità, cercando di sfruttare quella parte utile e interessante della tecnologia al servizio dei valori. Dobbiamo ripartire da una cultura dove si danno le basi interiori, le basi vere, morali ai più piccoli, e gli si dà la possibilità di creare, perché loro sono fantasiosi, loro sono aperti, sono vivi, se ovviamente li stimoli; quindi non fargli subire tutte le violenze che giornalmente questo tipo di società impone. Cercando di recuperare da lontano appunto, nel passato, quello che di buono abbiamo potuto vivere noi, forse più fortunati in questo perché c’era una visione del mondo più umana, con un contatto tra persone, proprio perché non c’era questa estrema tecnologia, però secondo me le cose si possono legare. Guardi lontano dietro e pensi che forse domani non sarà bello, ma se ci rimbocchiamo le maniche dopodomani lo possiamo far diventare bello, per noi e per i nostri figli.
Enrico: Sì, Guardare lontano vuol dire anche cercare di costruire qualcosa oggi per un domani migliore.

E se guardiamo lontano nel tempo, voi dove vi vedete?
Enrico: Sicuramente su tanti palchi per fare musica live, speriamo su grandi palchi, come quelli che abbiamo citato prima o ancora di più! Incrociamo le dita.

Ne approfitto allora per fare una domanda che ci è arrivata da Massimiliano Bugatto che scrive:  Vorrei sapere dai ragazzi se è in programma un concerto nella mia città Genova.
Enrico: Noi quest’estate faremo un tour sicuramente, ma ancora non abbiamo le date, lo sapremo fra qualche settimana, ma intanto possiamo invitare tutti alla prima tappa del nuovo tour! Avremo infatti il piacere di suonare a Roma il prossimo 24 aprile.
Alex: E per la prima volta saremo all’Auditorium Parco della Musica. Siete invitati anche voi di Fratelli d’Arte, vi vogliamo assolutamente!

Ci saremo, ci saremo con molto piacere! Ma prima di darci appuntamento ad aprile, ancora una domanda dei vostri fan. Lui è Jacopo Bianco e ci scrive: Guardare lontano è tra i cd che preferisco con tante nuove sonorità e fusione con l'elettronica. Come nasce questo abbinamento?
Enrico: Rock ed elettronica rappresentano la parte del cuore e la parte della mente e noi cerchiamo sempre di mettere insieme le due cose, ma rappresentano pure la fusione della parte più passionale con la parte più tecnologica che a noi è sempre piaciuta molto. Abbiamo infatti apprezzato molto i brani internazionali che l’hanno abbinati molto bene e siamo sempre stati affascinati da come in diverse situazioni riuscissero ad utilizzare l’elettronica a servizio dell’emozione, e quindi andare a destabilizzare quella staticità che può avere a volte il rock, costretto a girare su armonie che sono un po’ sempre le stesse per avere una certa forza. Con l’elettronica usata in un certo modo come l’abbiamo usata in questo ultimo album, perché nel precedente l’avevamo usata con un approccio più sperimentale, secondo me ti aiuta a dare novità. Poi artisticamente Alex suona uno strumento molto passionale, il sax, io suono le tastiere e quindi ho tutto un mondo elettronico sviluppato nel corso degli anni ed era un peccato secondo noi non metterlo dentro l’album, perché io amo tantissimo suonare il piano così tranquillamente lasciando andare tutte le emozioni senza freno, ma amo tanto anche programmare incastri ritmici.
Alex: E incastrarli nel modo giusto, come quelle piccole sfumature che magari si possono trovare anche nelle ballad come Parla di te o Chiara, che sotto strumenti acustici come il piano, hanno una serie di suoni elettronici ricercati e programmati totalmente da noi con il nostro fonico.
Enrico: Sì, l’elettronica è anche un’evoluzione del nostro rock, ma noi continuiamo a vedere l’elettronica una mente a servizio del cuore.

L’appuntamento è dunque per il 24 aprile all’Auditorium Parco della Musica, mente e cuore insieme a voi!
Ah! Vi ricordate le slot machine? Durante la nostra lunga chiacchierata ad un certo punto abbiamo sentito un forte e lungo rumore di monetine: un signore aveva vinto e dalla durata del suono, pare anche tanto…  non amiamo quei giochi, ma certo è che i Ghost portino bene!  A noi il dovere di Guardare lontano.


GHOST - Movimento (video ufficiale)
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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