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Stadio Canzoni Tour: l'incanto della musica

Gli Stadio in concerto a Taurianova (Rc), musica per gli occhi e il cuore

di Nadia Macrì - 15 settembre 2015
1951

Settembre, quel settembre che “ci porta una strana felicità”. Il 9 settembre in Calabria Diluvio universale. E gli Stadio ne sanno qualcosa. Si sposta al 10 la tappa a Taurianova del loro Stadio Canzoni Tour, ma le varie pagine social che promuovono l’evento si riempiono di messaggi dei fan che sarebbero disposti anche ad un concerto sotto l’ombrello. Servirebbe un palazzetto, ma loro sono gli Stadio. Il concerto Ci sarà. C’è. Il giorno dopo della Sera dei Miracoli. Gli Stadio in piazza, come nel 1997. Sotto al palco Generazioni di fenomeni. «Siamo tutti un po’ invecchiati», mi dice Gaetano Curreri quando prima del concerto gli dico che il pubblico che lo attende in piazza, era in prima fila anche quasi 20 anni fa. I nostri anni. Quelli più belli, quelli segnati da Diamanti e Caramelle nella nostra Banana Republic. Ci siamo tutti i giovanissimi Acqua e sapone degli anni ’90. Quelli con Lo Zaino in spalla e lo Swatch al polso. C’è Anna e Marco. Ci siamo proprio tutti con Un disperato bisogno d’amore e Dentro le scarpe, Il Segreto per Un volo d’amore.

Ho la possibilità di sedermi vicino a Gaetano e parlare un po’ con lui. Dammi 5 minuti, Stabiliamo un contatto. Gli chiedo se oltre trent’anni fa, all'inizio della sua attività musicale, immaginasse il percorso che poi ha fatto la band anche Allo stadio. «Non dimenticherò mai che il primo disco lo abbiamo fatto grazie a Carlo Verdone». Erano gli anni 80 e gli Stadio scrivono Borotalco e Acqua e Sapone per i film di Verdone. Ma ancora prima è Lucio Dalla che crede in loro. Lucio Dalla che c’è sempre nei lori concerti. Lucio, quel Grande figlio di puttana, che è andato via senza preavviso, lasciandoci in un Equilibrio instabile. Ti mando un bacio Lucio, te lo mandiamo in tanti. E mi alzo sui pedali per sollevarmi dalla terra, per essere vicina al cielo pieno di amici. Amici vivi. Chi te l’ha detto che la morte ci divide? Sono vivi, sono vivi. Anche su un palco fra musica e parole.

Con Gaetano Curreri parliamo anche di esperienze nuove in una carriera Bella più che mai. Qualche mese fa, Dall’altra parte dell’età, con lo Zecchino d’Oro. In giuria per scegliere le canzoni che ascolteremo nella prossima edizione. «Io lo Zecchino d’Oro lo guardavo in tv, ma non mi ero mai avvicinato a questa realtà che mi ha affascinato per la professionalità e la cura che ho trovato. E’ stata una esperienza intensa con delle belle persone, come frate Alessandro (Direttore dell’Antoniano). Non ho mai scritto canzoni per bambini, ma chissà non è da escludere nel futuro». Mi parla di questa esperienza con un sorriso colmo di stupore. Lo stesso di quando senti passare le tue Canzoni alla radio. In effetti siamo abituati a vedere sul piccolo schermo in prima serata dei bambini che vengono messi su un palcoscenico per farne “fenomeni da baraccone”: bambini perfetti, piccoli senza dubbi, vestiti da grandi, pettinati da grandi, impostati come i grandi, che imitano i grandi e che si atteggiano a star cantando canzoni da grandi con espressioni di vite vissute. Virtualmente vissute. Evviva allora la realtà dello Zecchino d’Oro, pensata per bimbi veri, impacciati e goffi nei movimenti, inadeguati per la prima serata, ma imbattibili, irrefrenabili, inossidabili e anche deboli come tutti bambini. E se Chiedi chi erano i Beatles, loro lo sanno.

Anche a Gaetano  Vorrei chiedere – con La faccia delle donne – la mia solita domanda semi-seria. Qual è la sua nota musicale preferita. Lo faccio, Non ci pensa, risponde immediatamente: «Il Sol». E mi racconta del suo maestro di musica, che univa le note ai colori. Il Sol era il giallo, il colore del sole, ma quel sole al tramonto con le sfumature arancioni. Quel suono che riscalda e illumina! Le note che prendono forme. In fondo è facile dare al Sol la forma del sole. Immagini del nostro amore.

Inizia il concerto. Me lo gusto Ballando al buio. Uno spettacolo eccezionale, intimo come un diario. Con Le mie poesie per te. La piazza si riempie di musica. La piazza di un paese commissariato. Gli Stadio cantano grazie al parroco e al comitato feste che li ha voluti. Una festa patronale. Una festa che mantiene La promessa del concerto finale, nonostante la pioggia del giorno prima, nonostante le ulteriori spese. Ad avercene parroci così.

Le canzoni degli Stadio, quelle che raccontano pezzi di vita di ciascuno, sufficienti per farti fantasticare ancora in una notte di fine estate. Canzoni che ci hanno fatto incontrare. Musica per gli occhi. E ti basta una canzone. Sorprendimi.

Applausi. Abbracci. Applausi. Tutti per gli Stadio. La scaletta del concerto? Segui il corsivo. In ordine sparso. Sottovoce.


L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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