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Silvia Aprile, la regina italiana del jazz (napoletano e non solo)

I sette re della vita di una napoletana che vive a Roma.

di Nadia Macrì - 31 marzo 2016
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L'incontro con Silvia Aprile è stato per me il modo più bello di iniziare questa primavera che si prospetta ricca di musica.
Silvia Aprile è una persona meravigliosa. Sì, lo so… nello scrivere gli articoli bisogna fare un’introduzione generale sul personaggio ecc. ecc. ma non c’è apertura migliore! E’ veramente una donna strepitosa!
Una cantante napoletana,  una cantante jazz, romana di adozione, l’occhiello più bello dell’Edicola Fiore, una laurea alle spalle e la capacità di imparare sempre dalla vita. «Nella vita solo chi fa sbaglia, chi non fa non sbaglia».
La incontro nel salotto di casa sua e fra un ottimo caffè parliamo di uomini, di re, di numeri, di  note.


Facciamo un gioco, così iniziamo a conoscerti meglio. Siamo nella capitale, città dei 7 re di Roma.  Proviamo a capire chi sono i 7 re della tua vita. Iniziamo da Romolo! Ci stai?
Sì! Ed il primo è mio padre. Amore grande della mia vita. Pensa che mio padre mi fece su ordinazione. Lui diceva che mi aveva chiesta su ordinazione: «Signore ti prego,  la voglio bionda, con gli occhi azzurri e con una bella voce». Ed il Signore è grande, il Signore ascolta le preghiere… e quindi arrivai io, bionda, con gli occhi azzurri e da piccola appena mostravo qualche cenno di consenso al canto, lui prendeva la palla al balzo, e così sono stata una delle prime ad avere il Canta tu negli anni ’90, ma posso anche dire che i miei primi produttori sono stati i miei genitori, perché io ho iniziato a studiare con la più grande insegnante di canto a Napoli, Cristina Florio, e quando mia madre la chiamò per domandarle se potessi entrare nella sua scuola di canto, lei le chiese quanti anni avessi. Io ero piccolina, avevo non più di 12 anni, e quindi mia madre si sentì rispondere: «No, signora mi dispiace, io non insegno ai bambini».  Mia mamma lo sai che ha insistito così tanto che Cristina sfinita mi ascoltò!  «Ma lei la ascolti, poi mi dirà magari di no, ma la ascolti». Cristina Florio, stremata accettò, mi sentì cantare e col suo rigore meraviglioso, perché tutto quello che io so di tecnico lo devo a lei, mi disse: «Il talento io non te lo posso insegnare, ma la tecnica sì, quindi ci vediamo a lezione mercoledì». Fu come vincere un terno al lotto!

Secondo re di Roma, Numa Pompilio.
E noi come secondo re ci mettiamo Alberto Salerno. E’ stata una persona importantissima della mia vita, alla quale voglio oggi un gran bene a prescindere di tutto.
Ti spiego. Io ho lavorato con Mara Majonchi e Alberto Salerno, sono stata prodotta da loro, quando ero piccola, molto piccola. Ho lavorato con Tiziano Ferro negli anni in cui usciva Perdono;  io e Tiziano eravamo gli artisti di Mara e Alberto, ed io avevo 13/14 anni… ero piccolina. Poi io, Mara e Alberto avemmo una discussione, ragione per la quale non lavorammo più insieme.
Nel 2008 io feci il primo provino della mia vita per la prima edizione di X Factor, scoprendo all’ultimo momento che Mara fosse un giudice di categoria, quindi pensai: «Non mi prenderanno mai»… e invece mi sbagliai clamorosamente!
Arrivo al provino, lei mi guarda attentamente, perché ero un po’ cambiata negli anni, avevo anche i capelli rossi. Mi guarda e dice: «Ma io e te ci conosciamo, vero?». Era diversa , ma mi aveva riconosciuta. «Beh sì, ci conosciamo…». E lei: «Canta». Io cantai l’intro di I will always love you a cappella ed il tempo di aprire gli occhi, vidi Mara commossa, perché Mara è figa: se una cosa le piace, le piace, se non le piace non le piace.
Quindi sì, metto suo marito Alberto Salerno come secondo re, perché col tempo  impari anche a capire dove hai sbagliato ed è bello ritrovarsi, è sempre bello ritrovarsi.

Il terzo re di Roma è Tullo Ostilio, chi ci metti tu?
Sul terzo ci metto il mio quartetto jazz, tra cui i due componenti storici Lello Cannavale e Stefano Tatafiore e poi anche Luciano Nini, che è un sassofonista importante nella didattica a Napoli.
Il jazz mi ha cambiato la vita perché mi ha cambiato il metodo di studio e mi ha cambiato il mio metodo di ascolto, e la cosa meravigliosa è aver cominciato a studiare il jazz da piccola. Quando iniziai a studiare con Cristina Florio, c’era un laboratorio di canto pop e uno di canto jazz… ed io dall’alto dei miei 12 anni curiosa curiosa andai dritta in quello jazz! Quindi è stato un incontro fortuito che ho potuto maturare piano piano, innamorandomene totalmente verso i 18 anni.

Anco Marzio è il quarto re, e siamo a metà strada…
Come quarto re ci mettiamo zio Pino. E anche in questo caso l’incontro è stato inaspettato. X Factor alla fine mi ha portato a conoscere il mio mito! Io faccio il talent, la Sony opziona il mio contratto ed io rimango in cast, così l’anno dopo fui la prima di X Factor ad andare a Sanremo, ma non andai a Sanremo così, andai prodotta da Pino Daniele! E per una napoletana che ama la musica, Pino è il massimo. Non puoi non amare Pino.  Però il mestiere della musica è veramente complesso. La ricetta del successo  non esiste, uno ci prova, ci prova con una dimensione e quell’anno non funzionò, perché dopo X Factor, dopo Sanremo…  io decisi di smettere di fare la cantante. Avrei potuto insistere, avevo 22 anni, ma la mia dignità artistica mi impose di non farlo. Fare musica per pagare le bollette secondo il mio punto di vista non è buono. La musica si fa per necessità e la si fa a prescindere, poi bisogna anche pagare le bollette, però quando si usa la musica per pagare le bollette, si rischia di perdere di lucidità, ed era una cosa che io non volevo fare, non volevo poi fare qualunque cosa perché mi pagavano, e quindi mi sono presa il mio tempo, ho iniziato a fare l’informatrice scientifica, mi sono laureata, mi sono presa i miei sfizi e i pezzetti di vita che avevo lasciato in sospeso… però ho sempre continuato a studiare, in macchina avevo i dischi di Rachelle Ferrell. Poi guarda le strade assurde…

Arriviamo al quinto re, al tuo Tarquinio Prisco?
Sì ed è Fiorello! Allora, eravamo ad un pranzo di lavoro importante Da Dante e c’era Fiorello. Immagina la scena: Fiorello davanti a me ed io ad un pranzo di lavoro a parlare di apparecchiature elettromedicali! I miei colleghi subito: «Hai visto che c’è Fiorello, dai salutalo?» Ed io: «Ma no, che gli dico, ciao ti ricordi di me? Ma non ci penso proprio». Perchè considera che quando feci X Factor fui sua ospite a Viva Radio 2, dove cantai un sacco di canzoni e lui mi fece una dichiarazione pazzesca, disse: «La più bella voce degli ultimi 20 anni dopo Mina», un complimento enorme, ma finì tutto lì. Quindi io attraverso via Monte Santo, lui mi guarda e mi fa: «Ao, ma che fine hai fatto?». Io sono diventata bordeaux: «Ma perché ti ricordi di me? », «E certo che mi ricordo, mica so’ rincoglionito, chi se la scorda una voce come la tua! Allora racconta, che stai facendo?». Ed io: «No, veramente ho smesso di fare la cantante». «Ma smettila, ma dai, non è possibile che hai smesso di cantare. Stai tranquilla che ti faccio cantare io!». Ora venendo da una serie di esperienze negative fatte, quando lui mi disse «non ti preoccupare ti faccio cantare io» a me ha fatto piacere, enormemente piacere, ma mi è entrato da un orecchio ed è uscito dall’altro. Però iniziamo a parlare, mi racconta di Angelica, mi racconta di sua figlia, di aneddoti della vita quotidiana, come se fossimo amici da sempre. Ci salutiamo ed io gli do il mio biglietto da visita con su scritto “dottoressa Silvia Aprile”! Non avevo più manager, non avevo produttore quindi l’unico modo per restare in contatto era dargli il mio numero. Questo successe a maggio di tre anni fa, e questa cosa l’ho vista come il treno, come il vero treno. Era passato del tempo, mi ero ripresa la mia stabilità, la mia serenità  e quindi dopo 4 mesi iniziai gli appostamenti al ristorante! Così dopo qualche giorno e qualche carbonara, lo becco.  Io in quei mesi,  avevo sviluppato nella mente il pensiero di fare la corista, di fare la vocalist. Avrei voluto non rifare la cantante Silvia Aprile, ma fare la cantante di qualcuno, in contesti molto belli dove c’era lo spazio di fare bella musica, in televisione, nelle tournée. Lo becco e gli dico: «Ciao Fiore, ho riflettuto su quello che mi hai detto e hai ragione, non posso smettere di fare la cantante, però volevo chiederti come si fa a fare la corista, perché vorrei fare la corista ma non so come si fa, se puoi magari darmi una mano tu». E lui mi fa: «Guarda questo non lo so neanch’io, ma perché non vieni all’Edicola!». E così andai all’Edicola, e dal 25 settembre del 2013 ad oggi non sono andata più via! Che poi tutto torna, e fa ridere pensare che ho imparato a cantare da bambina guardando Fiorello che faceva il Karaoke.

E siamo arrivati a Servio Tullio. Chi è il tuo sesto re?
Il sesto è Bruno Santori.

E qui ci vuole l’applauso di tutto lo staff di Fratelli d’Arte! Dai raccontaci!
Tu considera che io sono stata il frutto delle attenzioni di Fiorello e Bruno nello stesso momento e in maniera egualmente casuale. Rosario lo incontro davanti ad un ristorante, con Santori la cosa divertente è che io su Facebook avevo uno pseudonimo ed ero Cristina Petrucciani. Petrucciani perché è il mio pianista preferito, Cristina è invece il mio secondo nome e a me piaceva stare su Facebook per farmi i fatti degli altri! Non volevo che la gente mi chiedesse l’amicizia, volevo chiederla io a chi conoscevo e farmi i fatti loro. Lo spirito di Facebook! Chiedo l’amicizia a Bruno Santori e lui mi scrive: «Salve, per caso parente del famoso Michel?». Ed io scrivo: «Noooo, ciao Bruno, guarda sono Silvia Aprile, non so se ti ricordi di me, abbiamo fatto Sanremo insieme». «Ma come no, ciao bella»… insomma chiacchieriamo e finisce lì. Passerà una settimana e arriva di nuovo il messaggio di Santori: «Mi scusi per caso lei è parente…», «A Bruno so’ sempre la stessa!”. E così questa cosa del parente è rimasta nella storia.  Da lì iniziammo a parlare e un giorno Bruno mi scrive e mi chiede: «Dimmi cosa posso fare per aiutarti?». Questa è una delle domande che io non mi dimenticherò mai nella vita, perché ad un artista quando uno gli fa questa domanda, deve sapere cosa rispondere, perché altrimenti lamentarsi che uno non fa questo mestiere non basta. Ed io dissi: «Ho bisogno di suonare. Io voglio suonare. Non voglio vendere i dischi. Non voglio avere successo in questo momento, io ho bisogno di suonare, ho bisogno del palco, ho bisogno di fare musica, la musica che piace a me, poi quello che viene, viene». E lui mi dice: «Perché non mi vieni a trovare ad Area Sanremo? Sei mia ospite». Insomma me l’aveva servita sul piatto d’argento, come per dire «vediamo se questa veramente vuole fare questo mestiere». Giornata di scioperi dei treni, io con un dito del piede rotto, arrivo a Sanremo dopo 11 ore di viaggio fra treni e autobus che sostituivano i treni fermi. Arrivo al Palafiori e Bruno mi dice: «Vai a dire qualcosa ai ragazzi». Era solo da pochi giorni che avevo iniziato ad andare all’Edicola e mi ritrovavo in questa situazione del tutto surreale. Poi da lì abbiamo iniziato a suonare insieme e lui mi ha riabilitato sul profilo artistico. Rosario ha fatto la sua parte enorme nel mettermi lì tutti i giorni a fare una cosa che portava la sua firma, dicendo delle cose meravigliose su di me e facendo vedere che riuscivo a fare delle grandi cose anche alle sei di mattina, ma la carne concertistica, dei concerti belli, sinfonici ce l’ha messa Bruno. A loro due io devo tantissimo! Ma anche ad un’altra persona io devo tantissimo...

Ce l’abbiamo fatta, questo è Tarquinio il Superbo, il settimo re di Roma che per Silvia Aprile sta a…
Carlo Avarello. E’ stato il mio produttore artistico per un periodo subito successivo a Sanremo, ed è una persona alla quale io voglio un gran bene. Carlo è un grande perché subito dopo Sanremo lui decise di produrmi, e io gli dissi da buona napoletana «guarda che io sono una casa caduta». Non so se si può tradurre in italiano questa frase, se rende la stessa idea, ma io sono una casa che è appena cascata per terra quindi non so se ti conviene produrmi oggi. Ma lui produsse lo stesso questo disco tributo a Jobim, alla bossa nova, suonato live, bellissimo, però poi ci dovemmo arrendere difronte all’evidenza che le cose non andavano. E quindi io e Carlo smettiamo di lavorare insieme, io inizio a fare l’informatrice… poi ribecco Fiorello, ribecco Bruno, ribecco Carlo.

E io e Carlo ci siamo ritrovati ad Area Sanremo, quindi anche questo merito di Bruno.

Io ad Area Sanremo facevo parte della classe docenti di canto e mi ritrovo seduta accanto a Carlo. Bruno ci chiede di presentarci e arrivato il mio turno, subito dopo che si era presentato Carlo, io dico: «Sono Silvia Aprile, ho fatto X Factor, ho partecipato a Sanremo, ho smesso di fare la cantante, adesso lavoro con Fiorello e ho avuto il piacere di lavorare con questo produttore che è una delle persone più belle che abbia mai incontrato nella mia vita». Mi è venuto fuori così e allora ci siamo guardati e ci siamo detti «e allora siamo ancora qua?». Tutto torna. E infatti adesso ho ripreso a lavorare con Carlo, siamo ancora in una fase di costruzione di tutto, ma anche solo il fatto di esserci ritrovati, a prescindere di quello che sarà, è molto bello. Quindi a Carlo io devo tanto, come a tutto il resto.

Bene, abbiamo finito?
No. L’ottavo re di Roma è il mio cane. Chicco di Caffè. Io ero andata a prendere Oliver, ma questo Oliver era grosso, gigantesco, quindi forse non era proprio lui il mio cane, poi vedo questo cocker e chiedo: «E quello chi è?», «Quello non se lo prende nessuno. Lo hanno chiamato Ciccio». «Ciccio? Fammi vedere sto Ciccio». Lo prendo, lui mi ciuccia il naso… era lui! Però non lo potevo chiamare Ciccio, ma visto che ormai si girava, per mantenere il suono i - o l’unica alternativa era Chicco. Però Chicco era banale, quindi si chiama Chicco di Caffè.
Ma in tutto questo credo che Dio abbia fatto la differenza nella mia vita e la faccia sempre. Il vero re, l’imperatore di tutti i re è Dio. Senza ombra di dubbio è Dio, se sono qui lo devo a Lui.

Io non sapevo che piega avesse preso questa chiacchierata, però hai ragione che tutto torna, perché ti ho portato un regalo, è il cd di una Christian band, perché anche se non ne parli spesso avevo intuito questo tuo rapporto intimo con Dio, e pensa che il primo brano del disco si intitola proprio Mio Re. Che meraviglia la vita, con i suoi intrecci! A me non resta quindi che ringraziare Dio, per te Silvia e per ogni persona che mi hai raccontato, con eleganza, classe e una squisita cordialità. Ah! Aspetta, questa non è stata una vera intervista, ma io chiedo sempre agli artisti la loro nota musicale preferita, mi dici qual è la tua?
In realtà io non ho una nota musicale preferita, però il RE è una nota che torna, ma più che una nota, è una tonalità che torna, e spesso i miei brani sono in RE.

Come i sette RE di Roma, non c’è niente da fare, tutto torna! E torna domani anche Aprile che poi è il mio mese. Un soffio. Aprile dai, ci siamo quasi. Aprile. Silvia. Lei. Un dono grande.


[Photo copertina Giorgia Angiolosanto]


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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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