Oggi è ...

Piero Calabrese ci lascia a metà

"È difficile per tutti, donne, uomini e cantanti"

di Nadia Macrì - 29 aprile 2016
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Nel giorno in cui l’Italia celebra il web, il mondo della musica piange il produttore Piero Calabrese. C’è un legame in tutto ciò, e credo non solo per me.
Aveva solo 57 anni. Tutti di carriera. Una vita per la musica e con la musica. 
Ha lavorato e scritto per Alex Baroni, Giorgia, Zero Assoluto, Marco Mengoni.
E’ morto in silenzio. Quel silenzio che però nella musica è pausa, segnata sul pentagramma.
E’ morto, e fa rabbia quell’ultimo post lasciato su facebook, nemmeno 24 ore fa.

Già facebook... Grazie a questo social posso dire di essere stata sua amica, ma grazie a facebook posso dire soprattutto che tante, tantissime volte leggevo i suoi post, spesso intrisi di poesia in movimento, quasi come fossero dei consigli di una persona che ti vuole bene e te ne vuole veramente. Tramite facebook qualche tempo fa mi arrivò anche un suo commento, mi diceva che ero sulla buona strada perché avevo imparato come si ascolta la musica. A basso volume, con gli occhi chiusi e le braccia conserte. Vicino, un foglio bianco e una matita. Le recensioni si scrivono così... mi diceva.

E per me che sono l’ultima matita di questo mondo pieno di critici musicali, quel suo pollice in su, di tanto in tanto su qualche mio articolo era il Premio più alto che potessi ricevere, quello che mai darebbero a noi giovani donne che ci affacciamo in questo mondo, sapendo che le prime file di ogni conferenza stampa musicale siano già occupate per i prossimi 30 anni. Eppure lui ci leggeva, come se fossimo firme da prima pagina, senza far distinzione. Lui poteva permetterselo, perché libero. Come quando spegneva la tv durante il Festival di Sanremo e l’accendeva per ascoltare quei concorrenti dei talent che - nonostante fossero bravi - i giudici mandavano a casa e lui magari invece gli offriva anche un contratto discografico.

Sì, Piero è stato uno di quei produttori che ha fatto diventare grandi diversi artisti ed il talento, l’umanità, la professionalità di Piero sono doni alla musica. La musica deve molto a Piero e ai suoi fratelli, e questo deve fare riflettere soprattutto i giovani artisti emergenti, quelli che pensano di essere delle star e pretendono gli applausi e gli inchini solo per aver pubblicato un singolo o aver partecipato alla prima puntata di un talent. Primedonne della musica, con gonne o in pantaloni. Tatuati di classifiche e titoli di giornali che dopo qualche anno popolano le sale d’attesa degli psicologi o se gli va bene (o male!) partono per l’Isola dei finti famosi. E invece dietro a grandi veri artisti c’è sempre chi fa di tutto per il loro successo, come se fosse il proprio. Peccato che certe volte bisogna morire per scoprire quanto grande sia stato quell’aiuto costante e vero.

La morte di Piero ci lascia increduli e ci lascia in silenzio, ci lascia a metà e ci fa fare tante riflessioni che vanno oltre al senso della vita o forse riportano tutte lì. Ci lascia a metà, ma pieni di rabbia, di dolore, di domande. Pieni perché la sua è stata una vita piena, senza vie di mezzo.

«Mezzo bicchiere, mezza cartuccia, quasi un uomo, quasi una donna, mezze risposte, un mezzo sì e un mezzo no, mezza porzione e mezzo coinvolgimento, mezzo risultato, mezza rinuncia, mezzo busto e mezzo italiano. Le vie di mezzo che non portano mai bene» (dalla sua pagina facebook  24 aprile 2016).

Buon viaggio Piero e grazie. Lassù c'è buona musica.


L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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