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99 Posse: 25 anni di palchi e canzoni... sempre attuali

"Noi 25 anni fa chiedevamo il salario garantito, ancora oggi non c'è"

di Nadia Macrì - 21 agosto 2016
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Hanno da poco pubblicato Il Tempo. Le Parole. Il Suono un disco maturo, ma istintivo. Loro sono i 99 Posse e con questo nuovo album la band napoletana ribadisce il proprio essere “tutt'altro” rispetto alle etichette che le sono state attaccate nel corso degli anni.

99 Posse in questo album partono da se stessi per descrivere la realtà che li circonda, ma questa volta lo fanno abbassando il volume della voce e mettendosi a nudo, a partire dalla copertina del disco, realizzata da Totto Renna, o Super Totto, uno dei massimi esponenti della Pixel Art, che richiama evidentemente le grafiche anni Ottanta dei videogiochi.

Questa voglia di liberarsi completamente dagli stereotipi è evidente anche nella scelta degli ospiti, da nomi storici come Enzo Avitabile a “nuove leve” come Rocco Hunt, Lo Stato Sociale e Mama Marjas alla voce.

Li abbiamo incontrati in una tappa calabrese del loro tour che li ha visti protagonisti del Tradizionandu Etnofest 2016 con il loro inconfondibile sound, e abbiamo fatto quattro chiacchiere con Marco Messina, campionatore e Dub Master della band.


Partiamo da un numero. Qualche giorno fa su FB si leggeva il vostro l'entusiasmo di aver raggiunto numeri importanti con il vostro ultimo video. Quanto contano i numeri oggi nella musica per una band che si chiama 99 Posse?
I numeri sono come tante altre cose che sono diventate importanti oggi, ma sono falsamente importanti. Anche perchè i numeri si possono pure comprare: per esempio c'è tantissima gente che su youtube ha molte più visualizzazioni di noi, ma fa un quarto dei nostri concerti, o addirittura un ottavo. I numeri si possono comprare anche con pochi euro, quindi sono un po' come i numeri che dà Renzi!

E a voi basta quindi il 99?
Io ho notato che la gente quando gli fai vedere un video guarda il numero di visualizzazioni che ha ottenuto, quindi i numeri hanno comunque un peso. A noi i numeri non ci interessano tanto, ma perchè siamo un gruppo sulla scena musicale da 25 anni, che ha fatto tantissime cose e le continua a fare, che questa estate facciamo 40 concerti, quindi forse è anche semplice dire che non ci interessano, perchè probabilmente se fossimo un gruppo emergente oggi, staremmo dietro i numeri anche noi.

Dicevi che siete attivi da 25 anni, quanto è cambiata la vostra musica nel tempo, vi riconoscete ascoltando i brani degli anni 90?
Io in generale credo che se un cuoco potesse assaggiare un piatto che ha fatto 25 anni fa e non notasse degli errori che ha fatto sarebbe un problema, così anche per i musicisti perchè altrimenti vuol dire che non si cresce, poi ovviamente ci sono delle cose di cui continui ad essere fiero. Che poi è anche strano perchè quando sento delle cose vecchie nostre, noto degli errori e una mancanza di esperienza, ma noto anche una freschezza che magari qualche volta oggi manca. Una cosa che però mi rattrista è che molte delle cose che cantavamo 25 anni fa, oggi sono ancora più attuali, e questo è triste.

Il Tempo. Le Parole,  ritorna il titolo del vostro ultimo album...
Sì, noi 25 anni fa chiedevamo il salario garantito, ancora oggi non c'è. E la beffa è che ogni mese sentiamo dire che le tasse aumentano perchè dobbiamo uniformarci all'Europa, però poi tutte le cose positive che fanno tutti gli altri paesi europei, come appunto il reddito di cittadinanza noi non ce lo abbiamo. In Germania è vero che c'è la flessibilità che abbiamo introdotto anche noi, però c'è un supporto alla famiglia che noi non abbiamo, c'è un supporto ai disoccupati che noi non abbiamo. Se cammini per le strade di Berlino fra un po' ci saranno più bambini che adulti, qui sono scomparsi.

Oltre i testi anche Il Suono. In questi 25 anni tu sei arrivato sempre con cose nuove, stando al passo anche con la tecnologia, però alla fine - come nella tua esperienza con il pianista Mirko Signorile - si torna sempre alla bellezza e alla purezza del suono?
Ti faccio un esempio. Se il contadino di oggi continua a fare il formaggio con la stessa maestria con cui lo faceva il nonno, pensando poi però anche al logo bello, agli stand, alla distribuzione allora è una bella evoluzione, se invece lui pensa solo alla vetrina, ma riduce la qualità del prodotto che crea allora è un'involuzione. Lo stesso discorso vale per me.

Il formaggio cambia molto da regione a regione, ma se i 99 Posse fossero partiti dal Trentino invece che da Napoli, avrebbero avuto lo stesso fascino e seguito?
Sinceramente non te lo so dire, ovviamente la nostra napoletanità incide molto, però con le stesse teste forse saremmo potuti uscire anche da qualche altra parte.

E voi che fate su e giù per l'Italia trovate differenze fra il pubblico del nord e quello del sud?
C'è soprattutto una grande differenza dell'economia. In Calabria, in Sicilia, ma anche in Campania i concerti gratuiti hanno una risposta di pubblico diversa rispetto a quelli a pagamento, quindi se c'è una differenza sostanzialmente è economica, e delle iniziative che si fanno, poi la gente è uguale ovunque.

In chiusura la mia solita domanda semi- seria: qual è la tua nota musicale preferita?
Il RE.

Sai dirmi perchè?
No. io non ho studiato, vado ad orecchio però noto che quando faccio un pezzo molto spesso mi ritrovo a farlo in RE.

Allora Sua maestà, grazie!


99 Posse - Va Bene
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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