Oggi è ...

Medison, la band che guarda oltre i confini

Ci sono porte che dobbiamo chiudere per volerci bene

di Nadia Macrì - 28 luglio 2017
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I percorsi musicali degli artisti sono sempre molto carichi di palchi e di note, ma quello del cantautore pugliese Francesco Cioffi è anche colmo di valori. La pace, la fraternità universale, la dignità di ogni uomo che vive sulla terra. Dal 2010 è autore e vocalist della band Medison con cui ha all’attivo numerosi concerti ed un intenso lavoro discografico dal titolo Identico. Lo abbiamo raggiunto e ripercorso la sua musica e le sue scelte che lo hanno portato ad essere più che fare.

Ho ascoltato uomini
raccontare l'orizzonte
dagli estremi della terra.
Mi sembrava guardassero
dallo stesso scoglio.
Ho visto uomini restare
a testa alta,
sperare nella fine,
guardare oltre i confini.
Mi sembrava l'amore
che in fondo alle cose,
unisce a sé cielo e terra.

 
Partiamo subito giocandoci la domanda sui talent: un cantautore che si affaccia a questo mondo considera una possibile partecipazione o la scarta a priori?
Da un po' di tempo a questa parte ho perso l'abitudine di scartare le cose a priori. Però faccio molta fatica a considerare i talent come una buona opportunità per esprimersi in modo autentico.

E arriviamo a te, alla tua musica: tu sei Identico a cosa?
Alla parte più profonda di ognuno di noi!

Ci descrivi il meglio e il peggio della tua esperienza personale di un uomo che ha scelto di esprimersi in musica?
Il meglio sta nei rapporti che nascono con le persone che incontriamo dopo i nostri concerti e nella sensazione che in questi incontri talvolta troppo "veloci" abbiamo comunque lasciato un po' di noi attraverso le canzoni.
Il peggio dell’esprimersi in musica sono i pochi spazi, mediatici e fisici, che si hanno a disposizione per far conoscere le proprie canzoni e i costi proibitivi che comporta, almeno in Italia, suonare dal vivo.

C'è una canzone chiave nella tua vita, quella che ti rispecchia e ti racconta meglio delle altre?
Per risponderti devo fare un po' di spoileraggio… È una canzone dell’album a cui stiamo lavorando e che si intitola Il tempo della sera suona in quattro. È un brano che parla di porte che siamo costretti, nostro malgrado, a chiudere per volerci bene. Mi rispecchia perché in questo periodo ho dovuto lasciare andare alcune cose per sentirmi più "leggero".

Fammela ascoltare appena puoi! Tu infatti canti anche temi delicati, quale argomento affrontato in qualche brano ti ha creato più difficoltà o viceversa più forza nell'interpretarlo?
Quello del dolore è sempre un tema molto delicato. Cerchi di dare speranza attraverso una canzone, ma mentre lo fai ti chiedi se è veramente possibile, ed è lì che la tua interpretazione comincia a traballare. Specie poi se ti rivolgi ad un pubblico particolarmente provato dalla sofferenza. In particolare Portami via è una canzone dedicata ad una persona partita da questo mondo dopo atroci sofferenze. Smetti di traballare se pensi che, dopo aver cantato, andrai a stringerti a quelle persone e a dire loro che cercherai di esserci nel momento del bisogno.

Ma oltre la musica, tu porti anche storie sul palcoscenico. Come è nata l'idea di InDIvisibili?
InDIvisibili è uno spettacolo nato per caso. Con alcuni di Medison frequentiamo un centro di accoglienza nella città di Bisceglie dove ci sono all’incirca 70 migranti. Molto semplicemente, una sera abbiamo chiesto a qualcuno di loro di assistere alle prove dello spettacolo che stavamo mettendo su per il sabato successivo. Non avevamo bene idea di cosa fare, fatto sta che Ibra, Rachid e Saim sono venuti, e mentre suonavamo hanno cominciato a ballare e in un momento di pausa a raccontarci del loro viaggio fino all’Italia. Quello stesso giorno è stato naturale legarci con un filo che ci ha resi InDIvisibili.

E come è stato accolto lo spettacolo dal pubblico?
Chi è venuto a vedere lo spettacolo è sempre andato via sorpreso. Nel senso buono per fortuna. InDIvisibili è uno spettacolo che racconta delle storie. Abbiamo conosciuto delle persone splendide, e le abbiamo portate sul palco, e penso si percepisca bene che non abbiamo la pretesa di cambiare le opinioni della gente riguardo ad un argomento così delicato, ma soltanto mostrare un aspetto che, purtroppo, non culminando in una tragedia, non ha alcuna rilevanza mediatica.

E invece il vento? E' sempre portatore di novità?
Il vento si trascina dietro un bel po’ di cose: terra, sabbia, odori. Tutto questo mi dà ogni volta il presentimento che stia per succedere qualcosa di meraviglioso. Magari poi non succede nulla, ma resta impressa la sensazione di una promessa, ed è che guardandomi indietro, un giorno, potrò dire di aver fatto nella mia vita, come meglio non avrei potuto, ciò per cui sono nato.

Del brano Come fa il vento - che è l'ultimo singolo - rimane in testa l'esclamazione "andrà tutto bene". Perchè sei così sicuro di questo?
Non lo sono. Ma il punto è che non mi stancherò mai di ripeterlo a me stesso. È di questo che sono sicuro.

E per finire una domanda semi-seria: qual è la tua nota musicale preferita e perchè?
Il DO è la prima nota della scala, quindi rappresenta l’inizio delle cose, e a me piace cominciare qualsiasi cosa pensando che ne verranno fuori delle sorprese. Poi anche perché è il presente del verbo dare.


Il senso di tutto - Medison
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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