Oggi è ...

Elisabetta e Selenia. The Voice. Un sogno.

E suor Cristina dove la mettiamo?

di Nadia Macrì - 4 aprile 2018
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«Se semo amati feriti traditi e accarezzati / se semo presi lasciati pentiti / e aritrovati».

Luca Barbarossa ha usato questi versi sul palco dell’Ariston per dedicare alla moglie un inno d’amore, ma possiamo cantarli in molti pensando al nostro di amore. Una persona, un luogo o anche la musica. Amata da molti, eppure fa piangere a molti di più. Per commozione, per felicità, per tenacia, per stanchezza.

Musica. Suonata in un locale, dopo aver montato tutta la strumentazione, caricata fra scale e salite della vita.
Gustata da altri che cenano tra selfie e dirette, sudata da chi tra una canzone e l’altra guarda l’orologio che segna già un nuovo giorno.
Note urlate a squarciagola in una piazza nella festa del paese. Mentre sorridi seppur ti vien da piangere, perché sul palco porti tutto il dolore che hai con te, ma non sei la Pausini che può annullare un concerto o una partecipazione anche per un raffreddore.
Canzoni per il cuore, inafferrabile e incomprensibile quando batte e nemmeno a tempo.
Musica piena di passione, che dedichi al cielo o all’amico in prima fila, ma lui non lo saprà mai.
Cavalli di battaglia, anche di quella che hai perso per mancanza di coraggio o per paura di essere giudicato e noi dai coach e nemmeno dal pubblico.
Voci. Tante. Una. The Voice.

Un talent come tanti altri. In un minuto e trenta ti puoi giocare il tuo futuro. A Suor Cristina è bastato, ma solo perché aveva un velo. In televisione era una novità. Eppure il futuro di una suora non dovrebbe dipendere da un talent... a sconvolgere la vita non basta già il Signore? L’incontro con il Signore? È necessario fare anche la cantante per essere felice? Quante suore cantano e anche bene? Tantissime. Quante hanno una major che pubblica un loro disco di canzoni scritte da altri? Solo lei. Allora sì, ecco a cosa serve il talent. A cambiare esistenze. A far diventare una suora famosa e a farla partecipare a tutte le feste dei giovani e non perché "suora brava che canta", ma perché "suora brava (?) che ha vinto un talent". Un talent che è una macchina da guerra e riesce a monopolizzare anche chi il talent non lo vede ma organizza eventi. 

50 anni fa rimbombava in queste ore «I have a dream», proviamo dunque a sognare ancora. Ridimensionando alti pensieri ma mai i valori.
Sogno una festa dei giovani aspettando il Papa dove se c’è suor Cristina sarà l’ospite che racconta la sua testimonianza di vita, mentre gli ospiti musicali sono quei giovani veri e vivi che anche in una sola puntata del talent hanno raccontato la vita, la pace, la libertà, la preghiera, i legami, il sudore, la fatica, la povertà, la famiglia, la terra.

Per Elisabetta Eneh si sono girati tutti i coach e l’hanno applaudita in coro. Per Selenia Stoppa si sono girati in tre, Renga ha detto di non aver avuto particolari emozioni, ma l’emozione non ha voce. Io di Selenia ricordo il suo abbraccio al termine dell’intervista fatta nella settimana del festival di Sanremo. È stato un abbraccio forte, lungo e silenzioso. Ci siamo dette tutto in un gesto. Di Elisabetta, ma per me Betta e per molti Fil Mama ricordo un altro gesto, quel suo dito rivolto in alto al termine di una canzone che diceva: «Rendimi viva come non sono stata mai /rendimi vera come non sono stata mai». Voci graffianti, entrambe. Ma un graffio che non parte dalla gola ma dal cuore.  

Le prime puntate di The Voice sono registrate… la loro esperienza televisiva magari è già finita, o forse no. Ciò però che non finirà mai è la speranza che hanno dimostrato. Ubriacarsi di vita, sapendo che Roma non è stata costruita in un giorno. La speranza che oggi dopo 50 anni ci fa dire ancora: anch’io ho un sogno. 


The Voice - Elisabetta
1
The Voice - Selenia
2
L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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