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Leo Nucci incanta il Donizetti di Bergamo

di Gianluigi Dettori - 28 novembre 2013
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Un leone! L’ultrasettantenne Leo Nucci ha incantato ieri (26.11.2013) il Teatro Donizetti di Bergamo con il suo spettacolo La parola scenica, portato in giro per i teatri d’Europa in occasione del bicentenario verdiano. Un programma accurato e per nulla scontato, che prevedeva alcuni intermezzi solo strumentali magistralmente eseguiti dal complesso cameristico Italian Opera Chamber Quintet, e che ha visto l’esecuzione di una decina di arie per baritono della tradizione verdiana (tra cui “Dio di Giuda” da Nabucco, “Di Provenza il mar il suol” da Traviata, “Aria e morte di Rodrigo” da Don Carlo). 


Teatro Donizetti di Bergamo
La voce di Nucci è davvero portentosa; non occorre ripercorrere la carriera di un grande della lirica italiana, nota a chiunque si accosti anche solo occasionalmente al mondo dell’opera. Ciò che ancora stupisce è la verve del Maestro, la sorridente voglia di stupire (e ci riesce) con la tecnica e soprattutto con l’interpretazione magistrale dei suoi cavalli di battaglia.

Nucci possiede il brano, ne assimila il vero significato drammatico, ne rievoca la storia pur senza contesto, senza scene o costumi, senza l’opera: solo con lo sguardo.

Una capacità teatrale fuori dal comune, come del resto oramai assodato sui palcoscenici di tutto il mondo, e ciononostante una evidente vicinanza al pubblico e una elevata modestia lo rende unico e impareggiabile.


Leo Nucci
Anche per la sua simpatia scenica, il suo spettacolo di riletture cameristiche delle musiche del cigno di Busseto ha ottenuto grandi apprezzamenti, e ha guadagnato la concessione di tre “bis” (“Cortigiani, vil razza dannata” da Rigoletto, “Ah l’amore ond’ardo”, da Trovatore, e la celebre “Non ti scordar di me”).

Apprezzabile anche l’arrangiamento dei brani per il complesso cameristico, che seppure non filologicamente perfetto, conduce nella atmosfera delle musiche verdiane, apre il cuore alle celebri melodie, e contorna il concerto di grande commozione.

Si può essere consegnati alla storia come geni della composizione o come geni dell’esecuzione musicale. In questo spettacolo si possono incontrare entrambi. 

 


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