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Una notte bianca tutta da ridere

Tre giovani rimangono bloccati in ascensore... le sorprese non mancheranno!

di Matteo Franzoni - 14 marzo 2014
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I tre protagonisti di Una notte bianca tutta da ridere, Camilla, Davide e Andrea (interpretati da Cristina Odasso, Gabriele Pignotta e Fabio Avaro), si trovano all’interno di un ascensore quando questo si blocca a casa di un blackout durante la prima notte bianca di Roma nel 2003.


Una scena della commedia - © Franzoni
I tre, che non si conoscono, passati la paura e shock iniziale per la situazione paradossale, cominciano a dialogare, la convivenza forzata li porta a confrontarsi, a farsi domande e a riflettere sul senso della loro vita.
Sono isolati dal mondo esterno, il palazzo in cui sono bloccati ospita principalmente uffici, chiusi a quell’ora e i cellulari non hanno campo.
I tre giovani sono reclusi forzatamente per diverse ore e nella nottata raggiungono una tale intimità e affinità da trovare paradossalmente la voglia di mettersi in gioco e di cambiar vita: hanno desiderio di stare insieme e ridere, vogliono recuperare quella dimensione umana dello stare assieme che al giorno d’oggi nonostante tutti i mezzi di comunicazione i giovani stanno perdendo.

 

Tra le risate c’è spazio anche per riflessioni esistenziali
Emozionante è il momento in cui Camilla, Davide e Andrea si riflettono nello specchio dell’ascensore, che chiaramente non esiste e che è immaginato tra il pubblico e loro.


Allo specchio - © Franzoni
Lo specchio non è altro che un’occasione per confrontarsi e guardare oltre le apparenze, una finestra descrittiva della generazione di questi ventenni/trentenni resi meno umani dalla tecnologia.
Per qualche istante stanno lì a rimirarsi in silenzio con espressioni molto eloquenti e al pubblico sembra di fare la stessa cosa che fanno gli attori. Senza distrazioni di smartphone e tecnologia, isolati dal mondo esterno al teatro, anche gli osservatori paganti si chiedono: ma io sono realmente felice della mia vita? Ho modo e voglia di dare una svolta alla mia vita?
Una commedia brillante, ricca di gag e sketch comici, utile a tutti non solo per ridere ma anche per pensare a chi siamo, alla nostra fondamentale insoddisfazione o rassegnazione.

 


Gabriele Pignotta e Fabio Avaro - © Franzoni
Due chiacchiere con Gabriele Pignotta
In conclusione c’è stata occasione per conoscere l’autore nonché protagonista della commedia, Gabriele Pignotta. Ovviamente la prima curiosità è stata capire quanto conti per lui il dialogo e il confronto. La sua risposta è stata una riconferma ai temi della commedia perché Gabriele, anche nel personale, ama molto osservare e carpire i meccanismi dell’animo umano per poi raccogliere informazioni ed emozioni raccontandole al suo pubblico teatrale grazie anche all’introspezione e al dialogo con se stessi, fondamentali per tirar fuori le proprie urgenze e raccontarle.
Il suo rapporto con la tecnologia si dimostra invece più distaccato rispetto alla stragrande maggioranza dei suoi coetanei. Secondo Gabriele può essere utile fermarsi e guardarsi senza interferenze e disturbi esterni, cercando di visualizzare al meglio la propria esistenza e magari cercare di individuare i problemi e ricercare le soluzioni.

Odasso, Pignotta, Avaro - © Franzoni
Spesso tanta tecnologia rischia di confondere e distrae lasciando poco spazio per la riflessione.
L’idea per la scrittura e stesura della commedia è nata osservando la realtà che Gabriele vede e vive quotidianamente, nella quale ha voluto ritagliare uno spazio fondamentale per la risata che crede sia alla formula più immediata per arrivare al cuore gli spettatori, per veicolare messaggi, anche quelli seri.
Alla domanda “per lei cosa è la felicità?” la risposta è stata… un sospiro!
Poi l’autore ha ammesso che una domanda del genere richiederebbe una riflessione approfondita, ma che così, su due piedi, risponderebbe che la felicità è riuscire a fare quello che sente e che ama fare: narrare storie facendo l’attore di teatro e di cinema che altro non sono che due facce della stessa medaglia, utili entrambe per raccontare e raccontarsi.

 

Un aneddoto di Una notte bianca tutta da ridere?
Gabriele rimase personalmente chiuso in ascensore durante la prima notte bianca organizzata a Roma nel settembre del 2003… quando si dice che non tutto il male viene per nuocere!


L'autore

Matteo Franzoni

Matteo nasce nel settembre del 1970. Sin dai primi anni di vita dimostra un forte interesse per l’arte e la comunicazione. 
Grazie a questa passione si iscrive alla scuola di grafica e arti visive di Bologna, dove sviluppa e affina le sue qualità artistiche. Diplomato nel 1992 si getta anima e corpo nel mondo della grafica, lavorando per varie aziende della provincia bolognese.
Nel 2000 si trasferisce a Fiorano e nel modenese conosce la differenza tra la grafica pubblicitaria e la grafica ceramica, data la specializzazione nel settore ceramico dell’intero distretto.
Negli anni a venire approfondisce la sua passione per la fotografia, facendola diventare parte integrante del suo mestiere. Spazia dai reportage di matrimonio alle foto di eventi e concerti.
Nell'ultimo anno amplia le sue competenze e grazie all'esperienza accumulata negli anni a livello comunicativo decide di intraprendere, unitamente a grafica e fotografia, anche la la professione di giornalista. Scrive e collabora con varie riviste on line come Omnibus e Giornalisti On Line.
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