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Pretty, un motivo per essere carini

Un grande cast cinematografico a interpretare la commedia di Neil LaBute

di Matteo Franzoni - 20 marzo 2014
1931

Chiacchiere e incomprensioni amorose, ecco ci cosa tratta la commedia di Neil LaBute che realizza una feroce ed esilarante riflessione sull’ossessione della bellezza nei rapporti personali in un mondo in cui le apparenze diventano fondamentali come parametro di giudizio. Un’analisi anche sui sessi e sul loro diverso rapporto con la bellezza, sui falsi miti dell’epoca contemporanea che il fascino può portare.

 


© Oreste Lanzetta
La trama
Al centro della commedia ci sono due coppie di amici: Greg e Steph, Kent e Carly.
Tutto inizia con un furibondo litigio tra Steph e Greg, quest’ultimo, conversando con il suo amico e collega Kent, dice che la sua fidanzata è “normale” ma che non la cambierebbe per nulla al mondo. Ad ascoltare, per caso, questa conversazione è Carly che la riferisce parzialmente alla sua amica Steph. Ne scaturiscono gravi conseguenze perché Steph, dal carattere irascibile e polemico, non sopporta di stare con un uomo che non la considera bella e tronca la relazione con Greg.

 


© Oreste Lanzetta
Una riflessione sul mito della bellezza
La commedia esilarante ma allo stesso tempo pungente fa riflettere sui sensi di colpa, sulle bugie e sulle cose dette e non dette. Ben presto tutti i protagonisti finiranno per essere invischiati in un intrigo di segreti e tradimenti da cui nessuno riuscirà a sfuggire. Reasons to be pretty è l’ultima parte di una trilogia di Neil LaBute cominciata nel 2001 con The Shape of Things (La forma delle cose) proseguita nel 2004 con Fat Pig (Grasso come un maiale) ed è una feroce ed esilarante commedia sull’amore e sull’importanza di avere fiducia in amore.

© Lanzetta
È il mondo d’oggi fatto di conversazioni leggere, egoismo e la superficialità delle relazioni umane. La commedia ci fa riflettere su quanto possa essere importante la bellezza fisica anche dopo diverso tempo in un rapporto consolidato tra uomo e donna, intesa anche come rafforzamento per l’attrazione fisica. Lo spettacolo ci porta ad esprimere il nostro vero pensiero sull’amore, sulle chiacchiere e incomprensioni così come sulla fiducia e i sentimenti, fondamenti delle relazioni umane. Dunque tramite l’ossessione per la bellezza, o per la sua mancanza nei rapporti personali, tra crudeltà e incomprensioni, fa pensare agli impulsi più oscuri degli uomini.

 

Due chiacchiere con i protagonisti 
Alla fine dello spettacolo c’è stata l’opportunità di fare due chiacchiere con i protagonisti maschili della commedia, Giulio Forges Davanzati (Kent) e Filippo Nigro (Greg).


Filippo Nigro e Fabrizia Sacchi - © Lanzetta
A Giulio abbiamo chiesto quanto conta la verità per un attore, con meraviglia e sorpresa ci ha risposto che è importantissima e ognuno deve portare sempre un pezzo di verità in scena per rendere più divertente l’esibizione per gli attori stessi.
Abbiamo la riprova alla domanda successiva quando gli chiediamo se fingere per gli attori nella realtà della vita di tutti i giorni sia più facile rispetto alla gente comune perché Giulio è certo che non sia così, anche perché a suo parere gli attori non mentono ma trasmettono la realtà giocando con il pubblico.
Poi mossi da curiosità chiediamo quanto sia importante la bellezza per gli attori in scena e nella vita  e qui l’attore non nega che la bellezza esteriore e fisica sia importante ma ci fa intuire che la bellezza interiore e spirituale può contribuire altrettanto alla felicità del nostro essere.
Dopo aver salutato Giulio con un grande in bocca al lupo  per tutta la sua carriera  si è reso disponibile Filippo al quale abbiamo rivolto le stesse domande.
Subito ha fatto una distinzione tra bellezza estetica e bellezza in senso assoluto inteso come l’arte e ha aggiunto che molto spesso accade come nella commedia che la bellezza coincida con la felicità. Sull’argomentazione della falsità conferma che nella vita di tutti i giorni non è una persona falsa, anzi, ci racconta di non riuscire affatto a mentire, di essere un libro aperto, capace addirittura di arrossire mentre in scena è tutta un’atra cosa e da professionista riesce a calarsi nella parte.
A lui abbiamo chiesto come se la cava con le donne nella vita reale: ci ha risposto che certamente non è impacciato come Greg, ma un paio di volte è accaduto anche a lui che una frase detta così per gioco sia stata mal interpretata e da questi episodi ha imparato a misurare e soppesare le parole dette, in modo particolare al sesso opposto per non incorrere in catastrofi come accade al personaggio da lui interpretato.
Tra una risata e l’altra ci congediamo augurando anche a lui un buon avvenire e personalmente chiedo la cortesia di un autografo per mia moglie dicendogli che se non me lo avesse concesso avrei dovuto faticare non poco per giustificare la mancanza… lui mi guarda, non so se con gli occhi di Filippo o quelli di Greg e molto gentilmente mi concede l’autografo, per questa sera sono salvo!


L'autore

Matteo Franzoni

Matteo nasce nel settembre del 1970. Sin dai primi anni di vita dimostra un forte interesse per l’arte e la comunicazione. 
Grazie a questa passione si iscrive alla scuola di grafica e arti visive di Bologna, dove sviluppa e affina le sue qualità artistiche. Diplomato nel 1992 si getta anima e corpo nel mondo della grafica, lavorando per varie aziende della provincia bolognese.
Nel 2000 si trasferisce a Fiorano e nel modenese conosce la differenza tra la grafica pubblicitaria e la grafica ceramica, data la specializzazione nel settore ceramico dell’intero distretto.
Negli anni a venire approfondisce la sua passione per la fotografia, facendola diventare parte integrante del suo mestiere. Spazia dai reportage di matrimonio alle foto di eventi e concerti.
Nell'ultimo anno amplia le sue competenze e grazie all'esperienza accumulata negli anni a livello comunicativo decide di intraprendere, unitamente a grafica e fotografia, anche la la professione di giornalista. Scrive e collabora con varie riviste on line come Omnibus e Giornalisti On Line.
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