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Perché non parli – Paolo Cevoli a Maranello

L’attore alla terza opera teatrale

di Matteo Franzoni - 15 febbraio 2016
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Nei panni di Cencio, un garzone di Buonarroti, racconta con ironia come si viveva all’epoca, le superstizioni e la fatica di riuscire a sfamarsi, senza tralasciare la descrizione del maestro, dipinto in tutti i suoi aspetti, da quelli eccelsi che tutti conosciamo attraverso le sue opere a quelli più intimi e misogini. Cevoli ci porta nel mondo dell’artista interpretando una persona umile e ricordando ai presenti gli albori della commedia stessa, Cencio è un personaggio comico, ma tragico allo stesso tempo.
Lo spettacolo vive un parallelismo tra il 1500 e i giorni nostri in cui Cevoli da Cencio con grande maestria si trasforma in una sorta di cicerone o professore di storia dell’arte che gioca con il pubblico, mettendolo quasi a disagio quando chiede la data di nascita di Michelangelo.
Straordinaria è la scenografia, semplice, quasi ridotta all’osso, come volesse imitare Buonarroti che con lo scalpello toglieva via tutti gli orpelli inutili, dando così maggior risalto alla comunicazione divertente e immediata che solo Cevoli è capace di regalare al pubblico mangiandosi parole e frasi intere, suo grande cavallo di battaglia anche nelle performances televisive comiche. Lo spettatore grazie a questa dialettica vola con la fantasia ad un incontro ideale con Michelangelo Buonarroti e le sue opere.

Due chiacchiere con Paolo Cevoli...

In quasi tutti i tuoi lavori c’è una ricerca storica, perché?
La storia è una materia che mi è sempre piaciuta e poi penso che dalle storie del passato si possa capire meglio il presente, se poi la storia la si spiega in maniera ironica attraverso una commedia è ancora più facile.

Come è nata l’dea del parallelismo tra i giorni nostri e il 1500?
Ho realizzato questo contrappunto per avere una doppia chiave di racconto che mi permettesse poi di raccontare due episodi della Bibbia, quello della creazione e quello di Davide e Golia.

Cevoli è credente?
Si.

Quanto c’è di Cevoli in Cencio?
Molto, anzi moltissimo, tutti i miei personaggi sono la proiezione di un lato di me stesso.

Come nasce la stesura di un tuo testo teatrale?
Leggo e studio per almeno un anno, non scrivo nulla ma prendo appunti, poi nel giro di una settimana scrivo l’intera rappresentazione teatrale assieme a Daniele Sala, con il quale ho lavorato spesso ed è il regista di “Perché non parli”.

Quanto l’arte fa parte della tua vita?
Molto, appena posso vado a vedere una mostra o un museo. Sono appena stato a vedere il Museo dell’Opera a Firenze.

Le opere teatrali una volta finite generalmente ti soddisfano oppure c’è sempre qualche cosa che vorresti aggiungere?
Il mio è un work in progress costante, ogni tanto metto delle pezze nuove come quella di questa sera dedicata al tragico fatto del teatro Bataclan.

Cosa pensi di aver lasciato al teatro e cosa il teatro ha lasciato a te?
Al teatro penso di non aver ancora lasciato grandi cose, non ho fatto nulla di speciale, invece il teatro personalmente mi ha dato moltissimo, è stata una scoperta che ho fatto da adulto perché avevo quasi cinquant’anni quando ho cominciato, però devo dire che mi piace molto vivere sul palcoscenico.

Preferisci teatro o cinema?
Sono due mondi totalmente diversi e mi piacciono entrambi.

Tra un lavoro e l’altro come trascorri il tuo tempo libero?
Studio, leggo, faccio una vita normale come tutti e pratico sport, vado in piscina e a correre.

Se incontrassi un tuo fan cosa gli chiederesti?
Se si diverte e se quello che faccio gli dona un minimo di sollievo dalle pene quotidiane.

Come mai non compare mai in scena Michelangelo?
Volutamente non si vedono in scena nè Michelangelo nè le sue opere perché come dico durante la commedia agli spettatori, bisogna aprire gli occhi della mente.
Oggi siamo bombardati di immagini, se al posto della scenografia scelta avessimo riprodotto le opere di Michelangelo avremmo distolto l’attenzione del pubblico dalla vera magia teatrale che solamente con le parole accende la fantasia e l’immaginazione, come quando da bambini ci raccontavano le favole. Io credo nella forza della fantasia e sono convinto che le immagini rimarranno nel cuore degli spettatori.
Mi piace molto fare questo teatro dove la regia e le luci di Daniele Sala e Davide Tagliaferri sottolineano i passaggi e l’importanza della parola.


L'autore

Matteo Franzoni

Matteo nasce nel settembre del 1970. Sin dai primi anni di vita dimostra un forte interesse per l’arte e la comunicazione. 
Grazie a questa passione si iscrive alla scuola di grafica e arti visive di Bologna, dove sviluppa e affina le sue qualità artistiche. Diplomato nel 1992 si getta anima e corpo nel mondo della grafica, lavorando per varie aziende della provincia bolognese.
Nel 2000 si trasferisce a Fiorano e nel modenese conosce la differenza tra la grafica pubblicitaria e la grafica ceramica, data la specializzazione nel settore ceramico dell’intero distretto.
Negli anni a venire approfondisce la sua passione per la fotografia, facendola diventare parte integrante del suo mestiere. Spazia dai reportage di matrimonio alle foto di eventi e concerti.
Nell'ultimo anno amplia le sue competenze e grazie all'esperienza accumulata negli anni a livello comunicativo decide di intraprendere, unitamente a grafica e fotografia, anche la la professione di giornalista. Scrive e collabora con varie riviste on line come Omnibus e Giornalisti On Line.
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