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Venezia e il lavoro

Uno sguardo al passato, una riflessione sul presente

di Riccardo Musacco - 6 ottobre 2013
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C’è stata, nel recente passato, anche una Venezia industrializzata, che lottava per il diritto al lavoro in fabbrica, che solcava ancora a remi laguna e canali per il trasporto delle merci, che sfidava acqua alta ed intemperie per portare a casa il pane quotidiano. Una città che non si tirava indietro dinnanzi alla fatica, fosse tra le giostre di un Luna Park, tra le bancarelle di frutta o pesce o nelle vetrerie e fornaci di Murano.


Lavoratori in corteo - © Carlo Mantovani, 1954
Tutto questo ci viene raccontato da una rassegna fotografica allestita presso l'atrio dell'Ospedale Fatebenefratelli di Venezia, fino al 20 Ottobre, dal titolo Una città al lavoro, Venezia tra i ‘50 e i ‘70. Curata dall’Archivio della Comunicazione del Comune di Venezia e dall'Iveser (Istituti Veneto di Storia della Resistenza e della Società Contemporanea), l’esposizione è organizzata in collaborazione con il nosocomio veneziano e si inserisce all’interno di una serie di iniziative in programma per la seconda edizione del Festival Venezia Città Viva. La raccolta comprende 48 immagini realizzate dagli obiettivi di Lorenzo Bullo, Luigi Ferrigno, Franco Furnieri e Carlo Mantovani i quali, con stili e tecniche diverse, raccontano una città sospesa nel tempo e nello spazio, ben lontana dagli stereotipi tradizionali,  sulla scia di un boom economico che sembra di là da venire, come negli scatti riguardanti l’occupazione del Molino Stucky o svagata e annoiata nel Luna Park in Riva Schiavoni. Di tutto questo e delle prospettive attuali riguardanti il lavoro nella società contemporanea abbiamo parlato con uno dei curatori della mostra, il Direttore di Iveser, Marco Borghi.

 


Acqua alta - © Luigi Ferrigno, 1960
Come mai questa scelta di raccontare la Venezia di quel periodo attraverso il lavoro? 
“La storia del lavoro è sempre stato un ambito di ricerca e studio privilegiato di Iveser, in particolare ci si era prevalentemente soffermati sulla realtà operaia e industriale di Marghera realizzando nel 2008 il documentario 900 operaio. Fabbriche e lavoro a Porto Marghera. Sempre nel 2008, in collaborazione con l’Archivio della Comunicazione del Comune di Venezia, si è avviato il progetto Fotografi del lavoro che intendeva approfondire, attraverso l’originale prospettiva fotografica, alcuni significativi momenti della recente storia economica, sociale e lavorativa cittadina e al tempo stesso rendere omaggio ai tanti fotografi veneziani che, nel corso di decenni, hanno contributo a raccontare, spesso con raffinate tecniche di ripresa, figure e vicende della realtà veneziana durante il Novecento. Sono nate così le esposizioni personali Stucky 1954. L'ultima difesa del castello (2008, fotografie di Carlo Mantovani), Lavoratori di vetro. Uomini, donne, bambini a Murano 1957/1961 (2009, fotografie di Luigi Ferrigno), Uomini in laguna. Gesti, segni e simboli tra acqua e barena 1958-1978 (2010 fotografie di Lorenzo Bullo), che sono state allestite alla Giudecca presso Villa Hériot, sede della Casa della Memoria e della Storia.
Nel 2012 abbiamo pensato di proporre un percorso unitario raccogliendo alcune delle fotografie più significative delle precedenti esposizioni e aggiungendo 12 scatti del fotografo Franco Furneri dedicati al mercato di Rialto (generale e al dettaglio) durante gli anni ’70: è nata così Una città al lavoro: Venezia tra i ’50 e i ’70, che tra le sue finalità si proponeva di riscoprire una memoria del lavoro che, nel ricordo collettivo (in particolare delle giovani generazioni), è andata presto dimenticata, forse irrimediabilmente.”

 


Sub nella laguna di Venezia
Da storico, che differenze trova tra il lavoro allora e oggi, nella fattispecie a Venezia? 
“Il lavoro, da sempre, è un’espressione fedele della società nelle sue diverse segmentazioni ed espressioni. Rileggendo la recente storia cittadina, anche attraverso queste fotografie, si percepisce chiaramente la natura dei mutamenti radicali che Venezia ha subito nel corso degli ultimi quarant’anni, mutamenti, in parte, “fisiologici” che hanno caratterizzato l’evoluzione e lo sviluppo di tutti i contesti urbani. Tuttavia appare indiscutibile che a Venezia si sia verificato un inarrestabile e irreversibile processo di disgregazione economica e sociale e l’affermarsi di una dominante “monocultura” turistica che ha definitivamente trasformato gli assetti economici e produttivi. Della “città al lavoro” di allora ormai non è rimasto quasi niente, se non le ultime ramificazioni delle vetrerie di Murano, anch’esse in preda ad una forte crisi, e qualche residuale attività legata all’artigianato e alla cantieristica. Purtroppo i veri “protagonisti” della mostra, i lavoratori, hanno perduto definitivamente cittadinanza e centralità, una considerazione particolarmente amara e dolorosa per chi, come il sottoscritto, si ostina ancora a credere che un’«altra» Venezia sia possibile.”

 

Quali altre iniziative avete intrapreso in questo senso?
“Sempre sul tema del lavoro stiamo completando un progetto di digitalizzazione dei manifesti murali sindacali conservati nel nostro archivio, anche questa una fonte importante per comprendere tempi e modi dell’evoluzione della realtà produttiva, la banca dati sarà pubblicata online entro la fine dell’anno. Discutendo poi con gli amici del Fatebefratelli è nata l’idea di pensare realizzare una mostra fotografica dedicata al complesso sistema sanitario veneziano durante il Novecento, anche sotto il profilo occupazionale, una realtà di eccellenza ormai fortemente compromessa e ad alto rischio di definitiva “estinzione”.”

 


Polittico di veneziani al lavoro - © Lorenzo Bullo
Una memoria del passato mantenuta viva, quindi, può far sì che le giovani generazioni non perdano mai i contatti con le proprie radici e possano portare in sé i germogli di un futuro in cui valori come il lavoro, il sudore e la fatica siano basilari di una società più giusta e solidale. 

Unica pecca della rassegna, a nostro modo di vedere, la mancanza di didascalie esplicative delle immagini… Sarebbe stato bello dare un nome ai tanti protagonisti di quella stagione così unica e  straordinaria per la nostra città.

La mostra è aperta tutti i giorni, dalle 8.00 alle 20.00 fino al 20 Ottobre. L’Ospedale Fatebenefratelli si trova nel Sestiere di Cannaregio al numero 3458, fermata Actv 4.1-4.2 e 5.1-5.2 Madonna dell’Orto, ingresso gratuito. 

Per ulteriori informazioni clicca qui

 

 


L'autore

Riccardo Musacco

Nato a Venezia il 21/07/1973, città dove tuttora risiede, consegue la maturità classica nel 1992 presso il Liceo Classico F.lli Cavanis. Fequenta la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia dove ottiene la Laurea in Lettere nel 1998 con una tesi in Storia della Lingua Italiana sui Diarii di Marin Sanudo. Sin da piccolo ha la passione per il giornalismo nella più completa libertà di stampa ed espressione. Frequenta alcuni corsi in questo ambito, come ad esempio quello, organizzato dal Club Unesco di Venezia, di avviamento al giornalismo, fino al Master in Comunicazione e Giornalismo Multimediale a Milano tramite Innovazione Culturale Onlus e il corso di "giornalismo d’inchiesta" istituito dalla casa editrice PaginaUno di Milano. Collabora  con il periodoco sportivo "Il Trimestrale" e il quotidiano australiano di lingua italiana "Il Globo". Frequenta uno stage presso il giornale online www.lavoceditalia.it e dal 2010 al marzo 2013 diviene caporedattore della testata online www.artinforma.it, periodico di arte, cultura e spettacolo. Dal 2007 lavora per la società Teleart srl del Gruppo Best Union Company, società leader nei servizi per eventi culturali, sportivi, fieristici nell'ambito di comunicazione, assistenza tecnica e booking. Dal marzo 2013 è iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti del Veneto.
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