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Meglio ricercati che ricercatori?

“Smetto quando voglio”: boom d’incassi per una commedia “stupefacente”!

di Veronica Cuni - 24 febbraio 2014
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Siamo a Roma, scenario attuale. A un brillante ricercatore universitario viene negato il rinnovo dell'assegno di ricerca: losche dinamiche di raccomandazioni politiche e spintarelle tipicamente nostrane lo tagliano fuori dalla carriera accademica.


La gang di "ricercatori-spacciatori"
Pietro (questo il nome del protagonista, interpretato dal frizzante Edoardo Leo) sarebbe potenzialmente all’apice dell’avanzamento professionale nella sua carriera di neurobiologo, ha una casa da pagare, una fidanzata da soddisfare, molti amici intellettuali allo sbaraglio, menti brillanti vittime del suo stesso destino. Pietro non vuole fare la loro stessa fine, non accetta di essere umiliato facendo il lavapiatti in un ristorante cinese, né il benzinaio di notte per un gestore bengalese. È convinto che il suo curriculum, i suoi sacrifici e il suo talento non possano essere buttati al vento e meritino una nuova occasione. Grazie al suo genio fisico e matematico scopre una possibilità ai limiti della legalità: sintetizza con l'aiuto di un suo amico chimico una nuova sostanza stupefacente tra quelle non ancora messe al bando dal Ministero della Salute.

La droga legale sintetizzata dai protagonisti
La trovata in sé è legale, ma non lo sono lo spaccio e il lucro che ne derivano. Pietro recluta così tutti i suoi amici accademici finiti in rovina: eccellenti latinisti, antropologi, sociologi, archeologi e crea una vera e propria banda criminale. Lo scopo è fare soldi e vedersi restituita un briciolo di dignità, perlomeno in termini retribuitivi. Il successo è immediato e deflagrante, arrivano finalmente tanti soldi, il potere, le donne e il successo. Il problema sarà gestirli.

 

Un panoramica bizzarra ed esilarante sulla società attuale
Sydney Sibilia, il giovane regista, è un esordiente salernitano con il sogno del cinema. Smetto quando voglio oltre ad essere un film che intercetta una condizione sociale diffusa, la disoccupazione soprattutto fra i laureati, ha una regia fresca e un montaggio ritmato e vivace. In questo scenario scanzonato e dai colori fluo, vengono affrontati temi quali quello del senso di un percorso di laurea, il problema delle smart drugs e quello del precariato, partendo dalla considerazione che ormai popolano la routine della maggior parte dei giovani. Il regista sceglie di raccontare tutto questo attraverso gag esilaranti e situazioni grottesche: spettacolare è la scena alla pompa di benzina con i latinisti Valerio Aprea e Lorenzo Lavia.


Una scena del film
Forse per alcuni versi un po’ eccessiva (i ragazzi di ripetizioni che fumano erba a casa del professore, si addormentano sul suo letto e, strafottenti, rifiutano di pagare le lezioni per mesi sono situazioni abbastanza paradossali) la realtà raccontata nel film è una panoramica bizzarra sui molti vizi e le poche virtù della società contemporanea italiana: quella del disprezzo della cultura come valore edificante di riconoscimento sociale, dello sfruttamento delle persone e del loro lavoro e dell’assoluta mancanza di prospettiva futura.
In questo quadro le caratteristiche positive tipiche dell’uomo italiano sgorgano in diverse scene, le ritroviamo nell’arte di arrangiarsi che tutte le nazioni ci invidiano, mischiata a un’ottimistica consapevolezza di cavarsela anche nelle imprese più assurde.

 


Neri Marcoré nei panni de Er Murena
Un cast esilarante
Il cast ha dato una grossa mano al successo di Sibilia. Edoardo Leo è trascinante, mentre Valeria Solarino, che interpreta la sua fidanzata, fa non poca fatica a smussare i caratteri di un personaggio troppo rigido e monocorde. Troviamo poi un finto rude Pietro Sermonti, Valerio Aprea e Paolo Calabresi (la Iena), i The Pills amatissimi dal pubblico di Youtube, lo spumeggiante Stefano Fresi, il travolgente Libero De Rienzo e Neri Marcoré boss a sorpresa nei panni di “Er Murena”. Tra spacciatori professionisti, zingari di etnia Sinti, studenti impasticcati ed escort di medio livello, il percorso dei “ricercatori” è però meno grottesco dei ridicoli “contratti di lavoro in prova per 18 mesi senza retribuzione” proposti dalla società civile di oggi. Quella sì, stupefacente!


Smetto quando voglio - trailer
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L'autore

Veronica Cuni

Veronica Cuni, classe 1987. Dopo gli studi classici ha conseguito la laurea in Lettere Editoria e Produzione Multimediale. In seguito si è specializzata in Lettere e Metodi per la Comunicazione presso l’Università di Milano. Nel 2011 è entrata a far parte della redazione giornalistica televisiva di VideoBergamo, dopo aver svolto uno stage durante gli studi universitari. Da qui la passione per l’approfondimento della notizia, le interviste, il montaggio, la conduzione. Ha, inoltre, insegnato italiano, storia, geografia e latino presso una scuola media paritaria di Bergamo. Suona il pianoforte e nutre interesse per le lingue straniere, in particolare lo spagnolo. Amo leggere, scrivere, viaggiare. Di se stessa dice: “Sono d’indole curiosa e sognatrice, mi appassionano il cinema, il teatro, l’arte figurativa, la musica e la moda”.
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