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La luna su Torino, metafora di una società in bilico

Ferrario: "Tornare a raccontare l’Italia locale per attrarre l’attenzione all’estero"

di Silvia Valenti - 15 marzo 2014
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Davide Ferrario ha presentato in anteprima il suo ultimo lavoro La luna su Torino durante il Bergamo Film Meeting. Acclamatissimo al festival di Cannes, il film sarà nelle sale italiane dal 27 marzo. Sotto l'articolo trovate l'intervista video al regista.

Torino, città attraversata sul 45° parallelo, equidistante dal Polo Nord e l'Equatore. Ancora una volta è la città natale del regista Davide Ferrario la protagonista di un suo film, che questa volta intreccia le vite di un vent’enne universitario precario, Dario (interpretato da Eugenio Franceschini), il quarantaquattrenne Ugo (Walter Leonardi) che ha ereditato una casa sulle colline torinesi in seguito alla morte prematura dei genitori e la bella Maria (Manuela Parodi), una giovane commessa di un'agenzia di viaggi frustrata dal lavoro e in cerca dell’amore romantico. Tra comiche divagazioni e immagini poetiche, il film racconta la ricerca di un proprio posto nel mondo, come equilibristi in bilico su un metaforico parallelo esistenziale.

  

Quale ruolo hanno i festival cinematografici dedicata ad un cinema un po’ di nicchia?
Io credo che i festival servano a far vedere al pubblico film che difficilmente si vedrebbero nei circuiti della grande distribuzione. Sono diventati un circuito alternativo. Per esempio il Bergamo Film Meeting, che ho contribuito a fondare, era partito con un’altra idea: 30 anni fa in Italia non arrivavano molti film stranieri e il festival voleva essere un mercato per questo tipo di cinema. Oggi la situazione è molto diversa, si vedono molti film stranieri. Quindi anche il ruolo del festival è cambiato, è quello di andare a cercare film che non hanno visibilità e al contempo costruire una cinefilia intelligente.

 


Il regista Davide Ferrario
C’è ancora, in Italia, sperimentazione e ricerca in campo cinematografico?
In tutta onestà non tanta. Uno degli aspetti che maggiormente m’inquieta del cinema italiano di oggi è che molto appiattito su degli standard, degli stereotipi, e la cosa paradossale è che sono i registi giovani ad accontentarsi di questo. Ci sono pochissimi esordi dove vedi una voglia di ricerca, di rischiare, c’è piuttosto la tendenza a conformarsi. Lo trovo triste, perché non c’è ricambio.

 

Cosa ne pensa dell’Oscar come miglior film straniero a La grande bellezza di Paolo Sorrentino?
Penso che gli Oscar siano un argomento molto particolare. Sorrentino se lo è meritato, il film è molto bello. Saltare sul carro del vincitore, però, è un mestiere molto italiano, innalza alla gloria, ma bisognerebbe ricordarsi della realtà, vale a dire che ci sono anni e anni in cui gli autori devono lottare per emergere. Lo stesso Sorrentino non ha avuto vita facile e ora, giustamente, si gode il successo.

 


Il cast al Festival di Cannes
Quale ruolo può ritagliarsi il cinema italiano oggi nel panorama internazionale?
Esiste un problema e non di poco conto: la società italiana contemporanea è poco interessante per il pubblico straniero. La grande bellezza è forse il primo film che racconta un’Italia attuale che può interessare gli stranieri. Facciamo per esempio riferimento ai film italiani che hanno vinto un Oscar, raccontano di un’Italia del passato: Mediterraneo parlava del ’45, La vita è bella della seconda guerra mondiale, Nuovo Cinema Paradiso era un film molto nostalgico.

 

Oppure bisogna fare un film come Gomorra, che ha fatto il giro del mondo mostrando un’immagine non certo lusinghiera dell’Italia di oggi…
Gomorra ha sicuramente creato un caso. Però faccio anche un altro esempio: Dopo mezzanotte (film di Davide Ferrario del 2004 ndr) ha riscosso un bel successo anche all’estero e rappresenta un caso particolare perché racconta di una realtà molto locale, legata al territorio di Torino, che diventa globale.

Se l’Italia riuscisse a raccontare dei luoghi specifici e precisi e, in questo caso La grande bellezza lo fa perché racconta Roma, può tornare ad essere universale. Quando, invece, facciamo i film sui grandi temi della società italiana, sostanzialmente non gliene importa a nessuno, perché l’Italia, almeno dagli anni ’80 in poi, non è una società interessante. Anzi, non è stata al passo con i tempi, è invecchiata, si è isterilita culturalmente e antropologicamente su quella che Pasolini chiamava “la grande mutazione”. Alla fine ci chiedono sempre Anna Magnani e Fellini, questa è la verità.

 

Dopo La luna su Torino, si è già messo al lavoro su qualche altro film?
Ho un documentario dal titolo La zuppa del demonio che dovrebbe uscire tra un paio di mesi e poi stiamo lavorando ad un film da girare il prossimo autunno, non svelo di più.

 


Eugenio Franceschini, Manuela Parodi, Walter Leonardi
Ai giovani che volessero intraprendere questo mestiere, quali consigli dà?
Essere molto convinti. Tu puoi fare il regista di professione, lavorare in tv, per i varietà, ma è un’altra cosa. Se scegli il cinema devi chiederti se hai una storia da raccontare e se il film è il mezzo giusto per farlo. I problemi di budget ci sono sempre, ma con una forte volontà puoi riuscire a risolverli. Nella mia carriera ci sono stati tanti momenti in cui ho pensato di cambiare mestiere, ci sono stati film che non sono andati bene. Anche dopo un successo, ogni volta ricominci da capo. Dopo mezzanotte era un film che se fosse andato male mi avrebbe messo fuori mercato, invece, è andato molto bene e mi ha fatto guadagnare credibilità.

 

Se avete apprezzato Dopo mezzanotte e Tutta colpa di Giuda, vi consigliamo vivamente di andare a vedere La luna su Torino, ritroverete lo sguardo visionario e appassionato di Ferrario che guarda la sua città con occhi sognanti e al tempo stesso è in grado di toccare temi esistenziali universali (in questo caso si parla di una generazione disorientata in una società che non dà certezze) con delicatezza e un pizzico di ironia.


Intervista a Davide Ferrario
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La luna su Torino - trailer
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L'autore

Silvia Valenti

Silvia Valenti è nata a Bergamo nel 1984.
Laureata in Comunicazione Politica e Sociale presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, è giornalista professionista dal 2012.
E’ corrispondente per Repubblica TV, coordinatrice di Benessere.com Tv e direttrice della rivista BMag Bergamo Magazine e del giornale online Fratelli d'Arte Magazine.
Nel 2013 ha collaborato all'organizzazione del “Concerto di Primavera”, evento musicale di beneficenza con 10 grandi interpreti della canzone italiana, che ha visto al Teatro Donizetti di Bergamo il gemellaggio tra la banda dell’Accademia della Guardia di Finanza e la Sanremo Festival Orchestra.
Dal 2010 al 2012 è stata giornalista, reporter e conduttrice presso l’emittente televisiva locale Videobergamo.
Dal 2011 al 2012 ha collaborato come freelance per il mensile economico finanziario Credit Magazine.
Nel 2010 ha lavorato come addetta stampa e organizzatrice di eventi per Legambiente Bergamo Onlus.
Dal 2007 al 2010 ha collaborato con la rivista di approfondimento culturale Dedalus.
E’ appassionata di fotografia, letteratura e nuove tecnologie.
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