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Stravolti da Cristo, un libro che racconta di volti straordinari

L'autore Emanuele Lombardini:"Vocazione è soprattutto testimonianza"

di Nadia Macrì - 2 marzo 2016
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Emanuele Lombardini (Terni, 1975) è un giornalista professionista. Attualmente freelance e collaboratore di Avvenire, ha scritto di cronaca e di sport, di spettacolo e di sociale. Fra i maggiori esperti dell'Eurovision Song Contest, ha fondato anche un portale dedicato a quello che una volta si chiamava Eurofestival. Da sempre impegnato nel mondo cattolico, ha raccolto nel libro Stravolti da Cristo (Edizioni Paoline) 18 storie di religiosi e religiose la cui vocazione è arrivata dopo un percorso di vita tortuoso.
Pur non mancando nomi "noti" (ad esempio, frate Alessandro, conosciuto al pubblico come "La voce di Assisi"), l'Autore ha privilegiato storie di periferia o confinate a una notorietà locale, se non addirittura sconosciute, cercando di dare spazio alle vocazioni più diverse ed emerse dalle esperienze più disparate.
Marco Capecci, per esempio, era dirigente alla Rai; Cristina Alfano aveva intrapreso la carriera di cantante lirica; Graziano Lorusso, Gianni Castorani e Samuele Biondini erano promesse dello sport; John McElroy era sergente maggiore della marina militare americana; Roberta Vinerba era militante di estrema sinistra; Benedetta Umiker era protestante; Firmin Adamon era musulmano.

Lo abbiamo raggiunto incuriositi dal titolo per farci raccontare i pensieri che la hanno portato a raccontare le storie di volti straordinari, stravolti da Cristi, in un libro che vanta la consulenza di monsignor Nico Dal Molin, direttore dell'Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della CEI, autore anche della Prefazione.


Hai scritto Stravolti da Cristio. Storie di Vocazione. Cos'è la vocazione?
Per come la intendo io, da cattolico prima che da giornalista, è la risposta ad una chiamata che è quella di andare alla sequela di Cristo. Bisogna soltanto mettersi in ascolto e capire che cosa vuole Dio da noi, che tipo di risposta ci chiede. Certamente la vocazione è il consegnare la propria vita nelle mani di Dio: lo si può fare scegliendo una consacrazione, ma anche semplicemente scegliendo di essere testimoni del Vangelo nella vita di tutti i giorni, con una propria famiglia (e attraverso di essa), sul luogo di lavoro, nei piccoli gesti. Spesso noi cattolici ce ne dimentichiamo – me compreso – presi dalla fretta delle cose di tutti i giorni, eppure ci basterebbe poco, anche soltanto un “grazie Signore” quando ci svegliamo o prima di andare a dormire. Chi invece sceglie la consacrazione ha un compito bello, ma molto difficile. Non è facile essere sacerdoti o suore oggi, in una società che si va sempre più secolarizzando. Bisogna saper essere testimoni della Fede e farlo in una società che cambia, che è molto diversa da quella di 40-50 anni fa, di questo bisogna tenerne conto. Non significa che bisogna “inventarsi una Fede diversa”, ma semplicemente che bisogna aprire le braccia e il cuore, cancellare i muri, le barriere e i pregiudizi. Cosa farebbe Lui oggi, se fosse qui? Sceglierebbe chi amare? Dividerebbe il mondo in buoni e cattivi? No, il Signore non fa scelte, ama tutti incondizionatamente. E ci lascia liberi di decidere quale strada seguire, senza catene, senza costrizioni. Lui è la nostra mano sulla spalla. Ecco, Vocazione è soprattutto testimonianza. In questo senso, laici e consacrati hanno una grande responsabilità da affrontare insieme, ciascuno nel loro ambito.

E' un libro che tra le righe racconta un'autobiografia?
No, non racconta fra le righe un’autobiografia, ma io ho fatto una scelta di vita che è quella dell’Azione Cattolica: quest’anno festeggio trent’anni in associazione e sono stato “educato”, poi a mia volta “educatore” e anche per un periodo nelle équipe diocesane e parrocchiali. Oggi il lavoro mi tiene un po’ più lontano dalla partecipazione attiva, ma i principi che guidano l’Azione Cattolica guidano anche la mia vita ed è anche per questo che rinnovo la tessera ogni anno, comunque. Poi vent’anni fa, anche per motivi familiari sono entrato nel mondo delle Acli, come socio e in passato anche come dirigente. Se vogliamo, anche questi due modi di vivere la vita sono una vocazione.

La conversione va chiesta o è solo opera di Dio?
Dietro ogni conversione c’è senz’altro un incontro con Dio, Lui lavora nel nostro cuore ed ha la pazienza di aspettarci: è Lui che ci sceglie e non manca di farcene accorgere attraverso tanti segnali diversi. Questo libro, le testimonianze raccontate, dimostrano che la strada è sempre in salita e spesso la dobbiamo affrontare da soli, magari al buio, cercando di districarci fra gli ostacoli. Ma in fondo, dove c’è una salita, c’è anche sempre una discesa. 

Perchè e per chi hai scritto questo libro?
Il libro nasce dopo diversi anni di gestazione “mentale”, nel senso che era da parecchio che mi girava per la testa questa idea. Da Cattolico non sopporto la visione falsa che oggi si sta trasmettendo della Fede come qualcosa di “antico, fuori moda, vecchio” e della vocazione come qualcosa di ancora più lontano, privativo, “da sfigati” (mi si conceda il termine). La società attuale non perde occasione per cimentarsi nello sport più in voga, quello del “tiro al Cattolico” e per proporre una Fede stile “Ikea”, che te la smonti e la rimonti a piacimento. No, il messaggio di Cristo è sempre bello e attuale e no, la vocazione non è una cosa “per pochi”, ma è un fatto straordinario rivolto a persone assolutamente ordinarie. Nessuno può chiamarsi fuori, nemmeno chi è più lontano e queste storie di vita lo dimostrano. Questi testimoni sono anche un esempio di quella Fede “moderna” a cui facevo riferimento all’inizio: tutti hanno avuto un percorso di vita iniziale diverso, alcuni anche lontanissimo dalla Chiesa e oggi mettono quel loro passato dentro la loro vocazione, dentro il loro essere testimoni di Cristo. Oggi i seminari sono pieni di queste vocazioni: che  non sono migliori o peggiori rispetto a quelle di un tempo, semplicemente saranno più capaci di interfacciarsi con chi è più lontano dalla Chiesa e con la società che cambia. Il libro è per chi è lontano, ma anche per chi è vicino. Un modo per rispondere a tutto quello di cui sopra.

Un volto stravolto da Cristo a cui devi dire grazie?
Mi sono rimasti tutti nel cuore e non è una frase fatta, perché ciascuno mi ha dato tanto mentre mi raccontava la sua storia. Fra Marco Capecci, la cui storia apre il libro, non lo conoscevo, abbiamo parlato per quasi due ore e mi sembrava ci conoscessimo da 20 anni. Oggi è in Estremo Oriente e ci sentiamo grazie alla tecnologia. Suor Monika e don Firmin sono il punto di contatto fra due religioni. Ma ripeto, farei un torto agli altri. Esco da questo libro arricchito nel cuore. Anche in questo c’è la mano di Dio.


L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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