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Lo sport, un romanzo di vita

Leo Turrini e Francesco Ricci all’Auditorium Bertoli

di Matteo Franzoni - 16 aprile 2016
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A condurre la serata è il Dott. Claudio Gavioli, medico sociale del Modena per diversi anni e romanziere, che introduce gli ospiti, entrambi scrittori di romanzi sullo sport, dicendo che di sport si può parlare come un fatto epico raccontando le gesta di famosi sportivi anche attraverso le loro biografie, come Leo Turrini che parla del suo romanzo "Senna. In viaggio con Ayrton" oppure se ne può parlare in modo molto critico citando il doping, come Francesco Ricci che racconta nel suo libro, "Fatto di sangue", la storia di un ciclista dopato.

Per Turrini lo sport, sia nelle sue nefandezze che nei suoi splendori, è un grande romanzo popolare e non deve essere considerato come maestro di vita perché gli sportivi non devono essere presi a esempio, in quanto uomini e come tali dotati di grandi pregi e altrettanti difetti. Lo sport è lo specchio della vita e non è composto unicamente da persone oneste così come in tutti gli ambiti della vita.

Fatto questo incipit Turrini racconta ai presenti aneddoti e avvenimenti legati alla scomparsa di Senna, che era un idolo nell’immaginario collettivo, quindi la sua morte ha avuto un impatto mediatico pazzesco. Il pilota brasiliano era una figura simbolica dotata di una grande fede ed ebbe il coraggio di dire che era ciò era grazie a Gesù Cristo. Turrini ha viaggiato da Parigi a Rio de Janeiro sullo stesso volo che ha portato la salma di Senna in patria. Il pilota si rifiutò di mettere la salma nelle stive per rispetto e Turrini ricorda il volo intercontinentale come un momento straziante vissuto in un silenzio unico. Arrivati in Brasile c’erano cinque milioni di persone per le strade ad attendere e osannare la salma che fu portata dall’aeroporto su dei cavalli in modo che chiunque potesse vederla. Erano presenti tutti, dai ricchi del paese ai bambini, dalle prostitute ai più poveri. Ayrton si sentiva un privilegiato, dopo ogni vittoria faceva il giro d’onore mostrando la bandiera del Brasile e questo lo aveva reso amato in modo trasversale da tutto il suo popolo, grazie anche alla sua grande sensibilità di donare parte dei suoi guadagni ai brasiliani meno fortunati e più bisognosi. Nello sport per Turrini si racchiudono le storie di esseri umani e nei suoi scritti, articoli o romanzi che siano, lui ha sempre cercato di seguire questo filo.

Viene poi il momento di Francesco Ricci di raccontare del suo romanzo, “Fatto di sangue”, che narra le vicende di un giovane ciclista davvero bravo che per mantenere gli ottimi risultati conseguiti cade nel tunnel del doping, una piaga che attanaglia il mondo del ciclismo. Per Ricci lo sport non va visto come un limbo ma è una parte di vita e il suo è un romanzo di formazione dove racconta di cose e luoghi che conosce perché lui stesso è un ciclista che vive in Emilia Romagna. Francesco ammette di non sopportare l’ipocrisia che si cela attorno al tema del doping, finchè si vince si viene osannati, se si cade o si perde ci si trasforma in criminali e perdenti. Immancabili i riferimenti allo scomparso Marco Pantani e alle vicissitudini che hanno portato al suo decadimento prima sportivo, poi umano. Ricci parla di doping ma vuole donare un connotato positivo alle vicende del personaggio del suo romanzo, che dopo essere caduto nella spirale del doping riesce a uscirne, trovando la sua strada.

Prende nuovamente la parola Turrini che parla di come scrivere di sport. A suo dire bisogna scrivere in modo che tutti possano capire, dal più colto al più ignorante in materia senza dare nulla per scontato. Lo scrittore deve aiutare il lettore a capire e conoscere l’argomentazione di cui sta scrivendo.

Poi cita un altro romanzo scritto da lui, “Bartali. L'uomo che salvò l'Italia pedalando”, dicendo che forse è il suo scritto che ama di più. Una storia strepitosa di un asso della bici, ma prima di tutto un grande uomo, cattolico antifascista che negli anni della guerra nascondeva documenti dentro alla canna della sua bici per portarli ad ebrei aiutandoli a scappare. Bartali, il corridore che diede un senso patriottico all’Italia distrutta quando, insieme a Coppi, partecipò al campionato di Zurigo nel 1946. I due, nonostante una fortissima rivalità, si aiutarono a vicenda facendo una gara pazzesca e annientando tutti gli avversari, mandando gli immigrati italiani in visibilio per la vittoria di Bartali. E cosa dire del primo Giro d’Italia del 1946 dopo la guerra, con le strade piene di buche e senza ponti, questa competizione è ancora considerata la più grande e bella di tutti i tempi, con Bartali che precede sul podio il rivale Coppi, distanziandolo di soli dodici secondi. Bartali, un vero testimone di quei tempi così difficili, che visse un dualismo storico con Coppi ed è tuttora l’unico ciclista ad essere riuscito a vincere il Tour de France dieci anni dopo la sua prima vittoria.

Interviene poi Ricci citando il suo romanzo del 2013, “Velopensieri. Un ciclista fuori dal gruppo”, dicendo che lo ha scritto per raccontare i pensieri che affollano la mente di un ciclista durante le sue scorribande solitarie nel silenzio delle montagne. Per Francesco andare in bici è terapeutico, è uno sport popolare perché andare in bici piace a tutti e fa bene sia al fisico che alla testa. La bici è uno strumento magico che porta ad apprezzare, nei lunghi silenzi, ciò che si ha dentro perché nella pace della pedalata si scoprono tanti particolari di sé.

In chiusura Turrini delizia i presenti raccontando la rivalità storica tra Senna e Prost. Tra loro il rapporto era pessimo, né l’uno né l’altro pronunciavano neppure il nome del rivale, con le loro monoposto si sono persino buttati reciprocamente fuori strada ma alla base del loro rapporto c’era il rispetto per le doti di pilota di entrambi. A fine 1993 Prost decide di ritirarsi e Senna prende il suo posto nella scuderia più forte del momento, la Williams. Nell’ultima gara, quando il ritiro di Prost è palese a tutti gli appassionati, a vincere è Senna e il francese è comunque sul podio e lì il brasiliano fa un gesto completamente inaspettato perché prende per un braccio Prost e lo trascina insieme a lui sul gradino più alto del podio. Finito il campionato Senna chiama l’ex rivale e lo invita a cena e da lì riprendono a parlarsi e nasce una serata piacevolissima. È in questo momento che Prost si rende conto che per Ayrton un collega è semplicemente un ostacolo da battere ma una volta che non si è più rivali per il brasiliano si diventa amici. A Imola c’è anche Prost ospite della Williams. Senna è fuori per il warm up e viene avvertito che ai box c’è un amico che lo vuole salutare e lui, pur non sapendo che questo amico è Prost, al microfono dice “Alain mi manchi”…due ore dopo morirà.

Ai funerali la famiglia di Senna vuole Prost presente.
Ecco che lo sport è davvero un romanzo di vita fatto di uomini veri.


L'autore

Matteo Franzoni

Matteo nasce nel settembre del 1970. Sin dai primi anni di vita dimostra un forte interesse per l’arte e la comunicazione. 
Grazie a questa passione si iscrive alla scuola di grafica e arti visive di Bologna, dove sviluppa e affina le sue qualità artistiche. Diplomato nel 1992 si getta anima e corpo nel mondo della grafica, lavorando per varie aziende della provincia bolognese.
Nel 2000 si trasferisce a Fiorano e nel modenese conosce la differenza tra la grafica pubblicitaria e la grafica ceramica, data la specializzazione nel settore ceramico dell’intero distretto.
Negli anni a venire approfondisce la sua passione per la fotografia, facendola diventare parte integrante del suo mestiere. Spazia dai reportage di matrimonio alle foto di eventi e concerti.
Nell'ultimo anno amplia le sue competenze e grazie all'esperienza accumulata negli anni a livello comunicativo decide di intraprendere, unitamente a grafica e fotografia, anche la la professione di giornalista. Scrive e collabora con varie riviste on line come Omnibus e Giornalisti On Line.
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