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I capolavori dell’arte spiegati da Flavio Caroli

Il libro Il museo dei capricci. 200 quadri da rubare presentato a Modena

di Matteo Franzoni - 31 gennaio 2017
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Una piacevolissima domenica pomeriggio quella al Forum Monzani di Modena, dove il Professor Caroli ha intrattenuto una gradevole ed erudita conversazione con i tantissimi presenti in sala raccontando di sé, del suo ultimo libro e dell’arte, la sua grande passione di vita. Il pubblico ha potuto apprezzare la sua immensa arte oratoria e i capolavori illustrati grazie a numerose slides che hanno permesso una più facile comprensione del dibattito, basato sull’ultimo volume scritto da Caroli “Il museo dei capricci. 200 quadri da rubare”, con un intento molto innovativo, quello di costruire un vero e proprio museo orientato al futuro, articolato in trenta stanze caratterizzate ognuna da un argomento differente, portando il passato a vivere nel presente. Spiegata al pubblico questa sua idea originale, ha preso a elencare alcuni dei capitoli. Uno dei primi è dedicato ai tipi psicologici portando ad esempio una foto di Ugo Tognazzi che era incredibilmente somigliante a un personaggio dipinto da Carlo Ceresa, pittore del 1600, piuttosto che Luciana Littizzetto, praticamente identica a una donna dipinta in un quadro dal Goya, questo a motivare il passato che si rispecchia nel presente, l’attitudine degli uomini a dividersi in caratteristiche psicologiche. Il dibattito procede con la stanza più malinconica, quella che mette a confronto una veduta di Napoli settecentesca rispetto alla Napoli di oggi, con le sue infinite differenze. Si passa poi al capitolo dei migliori anni, nel quale disquisisce su come si possa decidere quale sia l’apice della carriera di un artista e porta ad esempio due famosissime tele di Caravaggio, “La vocazione di San Matteo” e “Davide con la testa di Golia”. Altro caso emblematico Van Gogh, che inizia a dipingere molto tardi, a trent’anni e muore giovanissimo a soli trentasette anni e sarà il primo pittore a dipingere le passioni umane con i colori rosso e verde. Altro capitolo sulle notti e le nebbie, la novità del pomeriggio è la piacevolissima lettura di Rossana Valier, che intrattiene il pubblico leggendo di un quadro di Manet su un bar nella notte parigina per poi passare alla notte stellata di Van Gogh con i cipressi come fiamme e l’onda delle colline che oscilla. Successiva stanza aperta al pubblico quella sull’erotismo, tema sempre caro all’arte sin dai tempi di Tiziano per arrivare a Rubens e a Goya. Tutto cambia nell’ottocento con il realismo quando si ha l’ambizione di avvicinarsi al tema con la verità, come fece Gustave Coubert. Nel novecento gli ultimi erotisti saranno Schiele e Modigliani, dopodichè l’argomento, nelle successive correnti non verrà più trattato, infatti né cubismo né futurismo, né metafisica e informale e pop art vedranno più l’erotismo al centro delle tele. Il successivo capitolo riguarda uno dei temi che affligge da sempre l’uomo, il tempo. Come si può dipingere il tempo? Nel cinquecento Giorgione lo fece rappresentando una vecchia che aveva in mano un cartiglio con scritto “con il tempo”, un’immagine fortemente legata all’invecchiamento. Tiepolo due secoli dopo a Venezia lo raffigura come un vecchiaccio su una nuvola intento a dedicarsi a una bella donna, che rappresenta la verità. Nel novecento il tempo sarà importante per artisti come Boccioni prima e Balla dopo attraverso il futurismo, mentre attualmente Damien Hirst propone un teschio coperto di diamanti a rappresentare la vanità e la caducità della vita uniti allo scintillio che significa lo spreco. Altro tema caro agli artisti è la primavera, Constable è citato grazie ai suoi campi arati, Van Gogh con il suo mandorlo in fiore, Pierre Bonnard con lo studio con la mimosa che raffigura la primavera in Costa Azzurra, una stagione colorata, felice e sensuale. Una stanza particolare è quella che riguarda le vite degli altri, con artisti che si sono confrontati e sfidati realizzando tele sugli stessi argomenti, come Manet e Monet. La colazione sull’erba di Manet fu una tela bellissima che diede scandalo per la donna nuda nel parco intenta a parlare con due uomini, idea che l’artista ebbe per confrontarsi con un Tiziano del 1500 e dimostrare che la pittura dell’ottocento non era da meno di quella del cinquecento. Monet rispose con un tema analogo non usando la luce di tradizione ma usando un’unica luce, l’attimo luminoso rappresentato grazie alle ombre colorate. Altro confronto artistico di eccezionale importanza tra De Kooning e Pollock, che curiosamente ebbero anche una fidanzata in comune, Ruth, legata sentimentalmente prima a Pollock. I due erano in auto insieme ad un’amica ed ebbero un incidente. Morirono l’artista statunitense e l’amica, Ruth rimase in vita e dopo alcuni mesi si fidanza con De Kooning, con il quale verrà spesso in Italia donando grandi spunti all’arte italiana di Schifano e Angeli.

Altro capitolo trattato dallo storico dell’arte sull’amore drammatico, con Oskar Kokoschka e la sua famosa sposa del vento, la donna che venne amata da cinque uomini importanti. E che dire di Modigliani, alla cui dipartita la amata decise di togliersi la vita perché non poteva vivere dopo la morte dell’essenziale.

Ultima stanza attraversata dal Professor Caroli quella dedicata al cinema e la pittura, con la battaglia di Giovanni Fattori ripresa da “Senso”, il film di Visconti sulla battaglia di Custoza e Michelangelo Antonioni che in “Professione: reporter” ha citato Mondrian con le sue dune.

Un piacevolissimo excursus nella storia dell’arte dove il fine ultimo della ricerca intellettuale svolta da Caroli è ritrasmettere il passato lontano e riversarlo nel futuro più prossimo, un museo dei bisogni primari senza la storia, un museo di risposte poetiche ai misteri più tormentati dell’uomo.


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L'autore

Matteo Franzoni

Matteo nasce nel settembre del 1970. Sin dai primi anni di vita dimostra un forte interesse per l’arte e la comunicazione. 
Grazie a questa passione si iscrive alla scuola di grafica e arti visive di Bologna, dove sviluppa e affina le sue qualità artistiche. Diplomato nel 1992 si getta anima e corpo nel mondo della grafica, lavorando per varie aziende della provincia bolognese.
Nel 2000 si trasferisce a Fiorano e nel modenese conosce la differenza tra la grafica pubblicitaria e la grafica ceramica, data la specializzazione nel settore ceramico dell’intero distretto.
Negli anni a venire approfondisce la sua passione per la fotografia, facendola diventare parte integrante del suo mestiere. Spazia dai reportage di matrimonio alle foto di eventi e concerti.
Nell'ultimo anno amplia le sue competenze e grazie all'esperienza accumulata negli anni a livello comunicativo decide di intraprendere, unitamente a grafica e fotografia, anche la la professione di giornalista. Scrive e collabora con varie riviste on line come Omnibus e Giornalisti On Line.
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