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La Nike di Samotracia, la seduzione ellenica senza tempo

di Giusy Stefani - 8 agosto 2013
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Da sempre l’uomo lascia impressi segni che comunicano passioni, paure, speranze. Ci immergiamo in questo mondo di segni cercando di capirne il significato simbolico attraverso i capolavori degli artisti in un affascinante viaggio chiamato Arte.
Il panorama è immenso e ci piacerebbe abbracciarlo tutto, per cui cominciamo dalle origini con qualcosa che racchiude in sé un’anima di seduzione e insieme una forza carismatica, che ha affascinato e ispirato oltre modo tempi e culture. Stiamo parlando della Nike.
Il percorso dell’Arte vede tre periodi importanti:

  1. Il periodo geometrico – arcaico
  2. Il periodo classico
  3. Il periodo ellenistico.

È in quest’ultimo contesto storico e artistico che collochiamo la Nike.
Questa scultura eseguita fra il 220 e il 190 ac. è simbolo delle vittorie navali, l’opera è in marmo 2,45m di altezza e si trova a Parigi al museo del Louvre.
Si staglia in tutta la sua magnificenza nell’attimo in cui protesa e piena di energia posa il piede sulla prua di una nave, è uno dei migliori esempi di scultura ellenistica.  Superba anche se priva della testa. E’ un corpo in movimento immerso nello spazio, non ci è dato di pensare al volto, se lo avesse avuto, sarebbe stato solo un particolare. Bello o brutto, non ci interessa, non è qui che si focalizza l’attenzione.
La bellezza femminile e la vitalità nell’insieme, si associano alla grazia e vengono esaltate nel panneggio che, agitato dal vento e bagnato dall’acqua del mare, avvolge il corpo della Dea in una sottile e sinuosa danza lirica che evoca sensualità.
La stoffa si aggroviglia nella parte inferiore del corpo mentre aderisce nella parte superiore con velata malizia, facendo intravedere le forme sottostanti. Ecco allora questa meravigliosa Nike, oltre a immergerci nelle atmosfere elleniche, nei canti e nelle danze del suo tempo, ci cattura e ci invita a seguirne le linee, ci immerge nella sue trame, ci porta lontano, fin quasi alle atmosfere barocche…in volo. Ma questa è un’altra storia.


L'autore

Giusy Stefani

Giusy Stefani è nata a Bologna. È insegnante di Arte, pittrice e appassionata di musica. Scrive poesie da quando aveva 16 anni e ha pubblicato numerose opere su alcuni libri di vari editori in seguito a diversi concorsi. L'ultimo “I poeti contemporanei” - Il cigno.
Di se stessa dice: "Pensavo di volare, lo volevo con tutta me stessa. Avevo deciso di andare in alto, già alla fine delle medie, quando si impone una scelta, io sapevo che non avrei abitato la terra. Mi sono ritrovata all'Istituto d'Arte e all'Accademia di belle Arti. Ho scelto i colori. Subito sono sembrati un'alternativa al mio voler fare la hostess, poi mi sono accorta che da sempre ce li avevo incollati addosso. Cammino con un pennello in mano, un foglio e una matita e ogni giorno provo a mixare un pensiero e un colore e ciò che ne esce, voglio pensare che sia poesia. In un tempo passato ho mixato anche dischi di vinile. La musica l'ho cucita dentro. Mi sono accorta che per volare basta un paio d'ali e il mio cielo è davvero stupendo!"
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