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Cancellata la Storia dell’Arte nelle scuole superiori

Il web si infiamma e lancia una petizione al Ministro Carrozza

di Silvia Valenti - 13 ottobre 2013
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È proprio il caso di dirlo: impara l’arte e mettila da parte. Forse il governo ha preso alla lettera il detto, quando ha deciso di eliminare l’insegnamento della Storia dell’Arte nelle scuole italiane.
Stiamo davvero parlando del paese che possiede il maggior numero di monumenti e musei al mondo? Della nazione conosciuta a livello globale per la sua arte e suoi artisti? Del territorio ogni anno più visitato da turisti da tutto il mondo per i suoi beni cultuali? Un paradosso.

 


On. Maria Stella Gelmini (PdL)
La Riforma Gelmini
Il provvedimento è il frutto della Riforma Gelmini varata nel 2010, a forte vocazione “tecnicista”: viene fortemente ridotta la materia in molte classi della scuole medie superiori a vocazione artistica, come il liceo classico o l’istituto tecnico per il turismo, che dovrebbe insegnare a far conoscere l’Italia all’estero. In particolare è stata eliminata nel biennio e compare con due ore settimanali nel solo triennio, mentre negli Istituti professionali è stata del tutto depennata. E dulcis in fundo è stato eliminato l’indirizzo “Beni Culturali” al Liceo artistico.
Via i mosaici bizantini, via gli affreschi di Michelangelo, via le sculture del Bernini, via i dipinti di Botticelli, via il Colosseo, via i quadri di Caravaggio, via il David di Donatello… E potremmo elencare per ore ed ore.

 


David di Donatello
Lanciata una petizione online
Ma i docenti e gli storici dell’arte si dicono indignati e lanciano una petizione online: da febbraio oltre 4400 le firme raccolte, con l’unica richiesta: “Ripristiniamo la materia nelle scuole”, rivolta al ministro Carrozza.

«Nel Paese dei Beni Culturali per eccellenza - spiega la petizione - impedire ai ragazzi di maturare una adeguata conoscenza del proprio patrimonio storico-artistico significa ostacolare una formazione culturale degna di questo nome, ma anche impedire la formazione di quel senso civico che tutti noi auspichiamo e che si sviluppa a partire dalla conoscenza e dal conseguente rispetto per quell’insieme di valori territoriali, ambientali, storici e artistici che chiamiamo Cultura. Se non si apprende la storia dei luoghi e dei monumenti che ci circondano, come si potrà  maturare il valore del rispetto per gli spazi comuni?».

Dopo le numerose proteste, lanciate dall’associazione Anisa, che rappresenta 900 insegnanti di Storia dell’arte, ha aderito all’appello anche l’attuale ministro Massimo Bray. «La riforma Gelmini ha ucciso l’insegnamento della Storia dell’arte proprio per quei giovani che lavoreranno nel campo del turismo, della grafica, della moda, dell’artigianato, le eccellenze della creatività italiana che hanno reso unico nel mondo il nostro Paese», dichiarano Italia Nostra e il Fai in un documento congiunto.


Ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza
Il “Decreto Scuola”, varato dal Ministro Maria Chiara Carrozza, ha stanziato qualche migliaia di euro per nuove assunzioni e per risolvere il problema della dispersione scolastica, a favore dei disabili e delle famiglie meno abbienti. Ma una questione sempre ignorata in nome della spendig review è quello relativo all’insegnamento del disegno e della storia dell’arte. Nel decreto del Ministro dell’Istruzione di questo aspetto non si fa accenno. Ed ecco che intervengono illustri esponenti del mondo delle arti per sollevare la polemica e riportare in auge la petizione lanciata qualche mese fa in rete: tra i firmatari si leggono i nomi di Adriano La Regina, Salvatore Settis, Cesare de Seta e Rosi Fontana. Un fronte unito a difesa di una Nazione che sull’eccellenza artistica ha costruito la propria identità.

 


La Torre di Pisa - © Roberto Vigani
Il resto d’Europa invece punta sul recupero della Storia dell’Arte
Tutto questo proprio quando l’Europa si muove in direzione contraria. La convenzione quadro del Consiglio d’Europa del 2005 e poi rivista nel 2011, afferma  che: «La conoscenza e lo studio del Patrimonio storico-artistico rientrano nel diritto di partecipazione dei cittadini alla vita culturale e al lavoro, come definito dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo». E si affianca anche l’Unesco, con le sue linee guida stilate per l’educazione artistica e inserite nella Convenzione di Lisbona del 2006: «L’educazione all’arte e alla tutela dei beni artistici delle nazioni si realizza obbligatoriamente nelle scuole pubbliche con la partecipazione di insegnanti preparati e aggiornati».

 


L'autore

Silvia Valenti

Silvia Valenti è nata a Bergamo nel 1984.
Laureata in Comunicazione Politica e Sociale presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, è giornalista professionista dal 2012.
E’ corrispondente per Repubblica TV, coordinatrice di Benessere.com Tv e direttrice della rivista BMag Bergamo Magazine e del giornale online Fratelli d'Arte Magazine.
Nel 2013 ha collaborato all'organizzazione del “Concerto di Primavera”, evento musicale di beneficenza con 10 grandi interpreti della canzone italiana, che ha visto al Teatro Donizetti di Bergamo il gemellaggio tra la banda dell’Accademia della Guardia di Finanza e la Sanremo Festival Orchestra.
Dal 2010 al 2012 è stata giornalista, reporter e conduttrice presso l’emittente televisiva locale Videobergamo.
Dal 2011 al 2012 ha collaborato come freelance per il mensile economico finanziario Credit Magazine.
Nel 2010 ha lavorato come addetta stampa e organizzatrice di eventi per Legambiente Bergamo Onlus.
Dal 2007 al 2010 ha collaborato con la rivista di approfondimento culturale Dedalus.
E’ appassionata di fotografia, letteratura e nuove tecnologie.
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