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Monet, la favola rosa

Il pittore che emoziona dando anima alla natura

di Giusy Stefani - 2 febbraio 2014
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Continua il nostro viaggio a puntate attraverso l'impressionismo con Claude Monet, il più impressionista del gruppo, molto vicino a Renoir.

 


La terrazza - Claude Monet
Le origini

Monet nasce in una famiglia molto modesta e trascorre l'infanzia a Le Havre. Frequenta una scuola d'Arte perché una zia molto ricca lo porta a Parigi, e rimane da subito affascinato dalla vita splendida di quel tempo. È il 1859 e nonostante rassicuri i suoi genitori, non si iscrive mai a corsi regolari accademici, ma preferisce rimanere vicino all'operato di Manet. 
Nel 1861 Monet si reca ad Algeri per il servizio militare ed è qui che subisce il fascino della luce e dei colori dell'Africa, ma anche della natura. Torna nel 1862 a Parigi, dove alla pittura accademica preferisce la pittura "en plein air".

 

Una pittura condizionata dalla sua depressione
Negli anni successisi per il lavoro durissimo e le poche soddisfazioni, Monet cade in una profonda depressione. Decide di trasferirsi ad Argenteuil a circa 30 km da Parigi per dipingere immerso nel silenzio della natura.


Impression soleil levant - Claude Monet
Dopo il 1880 il successo esplode e Monet sarà dichiarato indiscutibilmente l'uomo simbolo dell'impressionismo. Nel 1908 Monet arriva a Venezia e ne subisce il fascino: dipinge il palazzo Ducale.
Come possiamo vedere dal suo celebre opera Impression soleil levant realizzato nel 1872, Monet è affascinato dall'acqua. Osservando il quadro Monet dipinge direttamente col pennello sulla tela senza disegnare nulla prima, ci vuole trasmettere con tocchi brevi e veloci le sensazioni immediate che prova osservando l'aurora. Egli vuole cogliere la sensazione dell'attimo che non è quella di un attimo prima ne di quello successivo. La nebbia del mattino si dirada e lascia intravedere un sole inizialmente pallido, che con pochi tocchi di pennello si fa più intenso e riflette dal mare un arancio che regala a chi lo guarda la suggestione del dipinto.


Claude Monet - Campo di papaveri
C'è un passo di Benedetto Croce da Arte come intuizione pura che si ricollega perfettamente a Monet e non posso non citarlo: "La vita vissuta, il sentimento sentito, la volizione voluta è certamente irriproducibile, perché nessun fatto ha luogo più di una volta sola; e la situazione mia di questo momento non è quella di nessun altro essere, anzi è quella mia di un istante prima e non sarà quella mia di un istante dopo".
Monet dipinge la moglie e il figlioletto Jean nel 1873 (Musée d'Orsay) mentre camminano immersi nell'erba alta attorniati dai papaveri: delle piccole macchiette rosse sottolineano la felicità e il senso di allegria della scena e regalano una nota frizzante all'insieme.

 

L'acqua, il suo elemento prediletto
È l'acqua uno degli elementi che più affascinano Monet e l'acqua sarà la protagonista delle sue tele e delle sue meravigliose Ninfee, dipinte nel giardino della sua casa a Giverny.
 Le dipingerà dal 1899 fino alla morte.


Claude Monet - Lo stagno delle ninfee
Infiniti sono i dipinti che ritraggono il fiore d'acqua, le ninfee rosa, lo stagno delle ninfee, le ninfee azzurre... in alcuni dipinti si riflette la magia dei salici piangenti che crea una luce verdastra e una sensazione di calma a chi lo guarda (ne Lo stagno delle ninfee è presente il ponte giapponese tanto amato dall'Artista che si farà costruire dopo averlo visto su stampe giapponesi dell'epoca).
Guardando le ninfee rosa, ma anche altre, non si può non avere la sensazione di entrare a passo di danza in una fiaba, dove la realtà si perde e l'unica voce che si riesce a percepire sono le sensazioni ed emozioni dell'artista. Si sente la magia intorno, si avverte leggera e fluida se ci si lascia trasportare dalla "musica che gira intorno"(cit. Fossati) in fondo la musica e l'Arte sono frutto della stessa emozione come scrisse Kandinskij.
Camminiamo dunque in questa fiaba buttandoci alle spalle i mali del mondo, lasciamoci rapire da tanta bellezza che incanta, perché raggiunta attraverso i colori. E ascoltiamo questa musica, per chi vuole cogliere l'animo dell'Artista.

 


L'autore

Giusy Stefani

Giusy Stefani è nata a Bologna. È insegnante di Arte, pittrice e appassionata di musica. Scrive poesie da quando aveva 16 anni e ha pubblicato numerose opere su alcuni libri di vari editori in seguito a diversi concorsi. L'ultimo “I poeti contemporanei” - Il cigno.
Di se stessa dice: "Pensavo di volare, lo volevo con tutta me stessa. Avevo deciso di andare in alto, già alla fine delle medie, quando si impone una scelta, io sapevo che non avrei abitato la terra. Mi sono ritrovata all'Istituto d'Arte e all'Accademia di belle Arti. Ho scelto i colori. Subito sono sembrati un'alternativa al mio voler fare la hostess, poi mi sono accorta che da sempre ce li avevo incollati addosso. Cammino con un pennello in mano, un foglio e una matita e ogni giorno provo a mixare un pensiero e un colore e ciò che ne esce, voglio pensare che sia poesia. In un tempo passato ho mixato anche dischi di vinile. La musica l'ho cucita dentro. Mi sono accorta che per volare basta un paio d'ali e il mio cielo è davvero stupendo!"
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