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La luce e le ombre di Vincent Van Gogh

Un artista tormentato ma capace di creare un'arte piena di vita

di Giusy Stefani - 23 marzo 2014
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Vincent Van Gogh nacque a Groot Zundert ( Olanda ) il 30 marzo 1853 da una modesta famiglia, il padre era un rigido pastore protestante, da giovane pensò di diventare un predicatore come il padre, in seguito cambiò rotta e seguì qualche corso di anatomia e di disegno prospettico. All'Aja prese lezioni di pittura.

 


Iris
Dal disegno alla pittura
I primi disegni di Van Gogh hanno la funzione di sperimentazione di tecniche grafiche, ma la scelta dei soggetti rispecchia inevitabilmente lo stato d'animo dell'Artista: è il caso dello Studio di albero del 1882, dove un albero eseguito a matita nera, gessetto bianco e acquerello, stempera i pensieri contorti di chi si sente abbandonato e solo. C’è una certa affinità nell'essenzialità di un albero nodoso e senza foglie immerso in un paesaggio freddo e ostile, il tronco scoperto, quasi a dichiararci la sua fragilità. Con il tempo le sue tecniche diventano più affinate, come possiamo notare in Veduta di Arles con Iris in primo piano (1888).

Autoritratto con capello di feltro
Il primo capolavoro eseguito da Van Gogh ai tempi degli esordi olandesi fu I mangiatori di patate, eseguito nell'aprile del 1885. In una capanna scarna cinque contadini consumano il loro pasto di patate fumanti e caffè nero. Si nota la luce di una lampada a petrolio a rischiarare la scena, mette in risalto i loro volti affaticati e le mani che hanno vangato e seminato il terreno e raccolto le patate stesse. Qui Vincent ci mostra il suo lato compassionevole e disposto ad affrontare temi sociali che descrivono la vita dura e, come scrive in una lettera al Fratello Theo: “[...] se un quadro di contadini sa di pancetta, fumo e vapori che si levano dalle patate bollenti va bene, deve emergere dal quadro.”

 

Un artista dal temperamento impulsivo
Vincent, un uomo istintivo dai sentimenti forti e violenti che forse solo il fratello Theo seppe sempre capire e amare. Van Gogh si trasferisce a Parigi nel 1886 e qui incontra gli impressionisti e si apre al colore, inizia un mondo nuovo. Nell’87 abbiamo l'Autoritratto con cappello di feltro. Vincent era un artista impulsivo e impaziente: il suo spirito creativo era forte quasi vulcanico.


Cottage a Cordeville
Il periodo più felice della sua travagliata vicenda pittorica fu senz’altro quello trascorso ad Arles nel sole del mezzogiorno di Francia, dove la sua tavolozza diventa luminosa e quasi abbagliante, crea meraviglie e le riempie di giallo, colore che lui amava e diceva rispecchiasse l'essenza stessa del meridione. Sono del 1888 i dipinti La mietitura, Il seminatore, La terrazza del caffè sulla piazza del Forum, La strada, La casa gialla, dipinto che raffigura la casa affittata dall’artista per realizzare un antico sogno: creare una comunità di pittori. È in arrivo l'amico Gauguin e la casa viene sistemata per il suo soggiorno (sarà anche teatro di quella famosa lite tra i due, in seguito alla quale Vincent si taglierà l'orecchio e lo spedirà al fratello Theo). La convivenza con Gauguin si rivelerà tempestosa e l'amico fuggirà letteralmente da un Van Gogh in preda alle sue crisi maniacali. Per il dipinto La sedia di Gauguin Vincent scrive a un critico: “Qualche giorno prima di dividerci, all'orché la malattia mi ha costretto a ricoverarmi in una casa di cura, ho tentato di dipingere il suo posto vuoto.”

 

Il fascino per la notte e l'oscurità
Fin dall'aprile del 1888 Van Gogh era affascinato dall'idea di dipingere cieli notturni. Ad Arles esce di notte con in testa un cappello su cui ha fissato delle candele per fissare le luci delle stelle e della notte.


notte stellata sul Rodano
Nasce così Notte stellata sul Rodano. L'altra Notte stellata (1889) nasce invece da un maggior distacco dal reale, tutto raggiunge un alto livello di astrazione. Mentre il villaggio dorme in cielo si svolge un dramma cosmico: al centro un vortice dipinto con intensa espressività, la luna è gialla irreale e fantastica, il cipresso nero è un'ombra che inquieta chi la guarda e sembra unire la terra al cielo. È come se la mente del pittore si fosse scatenata in una battaglia tra l'immensa emozione difronte a questo incredibile spettacolo, e per questo motivo ne altera volutamente i colori e scardina le regole della pittura. Ci fa entrare, però, in una magnifica favola blu dove siamo avvolti dal mistero cosmico.

Campo di grano con volo di corvi
L'ultimo dipinto di Vincent è stato Campo di grano con volo di corvi: la strada interrotta, a significare la vita che non finisce, ma è interrotta volutamente dal cielo cupo, con nubi nere e minacciose e corvi premonitori di una catastrofe. È un’opera che Van Gogh dipinge poco prima di suicidarsi, è una dichiarazione di rabbia, disperazione e solitudine. Rappresenta la consapevolezza di essere incompreso, l'ansia di farsi capire e di capirsi, di trovare i modi con cui esprimere la propria interiorità. La ricerca di un ben definito ruolo umano e gli insuccessi, lo fecero piombare in una depressione profonda, che gli procurava profonde crisi, perdeva ogni contatto con la realtà, fino all’aggravarsi e al gesto estremo del suicidio, in un giorno di Luglio del 1890.

Tuttavia Vincent ha alternato a questi momenti anche periodi di esaltazione seppur in un equilibrio molto precario. Un pittore che amo molto, perché sprizza colore direttamente dall'anima e i suoi contorni ondulati sono un inestimabile contributo e anticipano l'Art Nouveau. Un Artista fuori dal coro, ma capace di comunicare una Musica per quegli eletti che sanno sentirla vibrare nelle corde di un violino, nel più suggestivo Notturno di tutti i tempi che Vincen ci ha regalato.


L'autore

Giusy Stefani

Giusy Stefani è nata a Bologna. È insegnante di Arte, pittrice e appassionata di musica. Scrive poesie da quando aveva 16 anni e ha pubblicato numerose opere su alcuni libri di vari editori in seguito a diversi concorsi. L'ultimo “I poeti contemporanei” - Il cigno.
Di se stessa dice: "Pensavo di volare, lo volevo con tutta me stessa. Avevo deciso di andare in alto, già alla fine delle medie, quando si impone una scelta, io sapevo che non avrei abitato la terra. Mi sono ritrovata all'Istituto d'Arte e all'Accademia di belle Arti. Ho scelto i colori. Subito sono sembrati un'alternativa al mio voler fare la hostess, poi mi sono accorta che da sempre ce li avevo incollati addosso. Cammino con un pennello in mano, un foglio e una matita e ogni giorno provo a mixare un pensiero e un colore e ciò che ne esce, voglio pensare che sia poesia. In un tempo passato ho mixato anche dischi di vinile. La musica l'ho cucita dentro. Mi sono accorta che per volare basta un paio d'ali e il mio cielo è davvero stupendo!"
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