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Il Museo Civico Archeologico “A.C. Simonini”di Castelfranco Emilia

L’attività museale, iniziative e progetti futuri

di Matteo Franzoni - 9 luglio 2015
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Il Museo Civico Archeologico A.C. Simonini di Castelfranco Emilia, ridente comune a cavallo tra le provincie di Modena e Bologna, è una eccellenza del territorio emiliano in quanto si è distinto sia a livello locale che nazionale per l’importanza dei reperti archeologici in esso conservati grazie all’ottima sinergia tra il Museo, il Comune e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna.
L’idea museale è nata nei primi anni 90 ma il museo vero e proprio è stato istituito nel 1999 e da allora viene continuamente rilanciato grazie a mostre archeologiche a tema per mantenere alto l’interesse dei visitatori, tenerli ancorati alle radici per poter da lì costruire il futuro. Il museo è composto da due parti, una mostra fissa permanente e una che viene allestita di volta in volta a seconda delle tematiche che si vogliono presentare, rendendolo così sempre innovativo e attraente.
L’assessore alla cultura Mazzoli spiega l’importanza che il Museo Archeologico può avere per il futuro, grazie al duplice aspetto fondamentale delle visite guidate per adulti, ma soprattutto delle visite realizzate appositamente per i bimbi, perché alla cultura bisogna approcciarsi fin dai primi anni dell’infanzia, realizzando percorsi ad hoc, creando un’affezione e l’abitudine a scoprire chi eravamo per poter sapere chi siamo e come saremo in futuro.
La risposta del pubblico è altissima, in modo particolare sul nostro territorio ma non solo, in quanto l’archeologia sta riscuotendo un ampio apprezzamento grazie ad azioni sinergiche studiate appositamente per incentivare la conoscenza di una materia in apparenza di nicchia.
Samantha Mazzoli non dimentica di citare l’associazione culturale Forum Gallorum, composta da volontari appassionati di archeologia e di storia, che aiuta il museo negli allestimenti (ogni nuova mostra richiede un allestimento specifico) e non solo.
Con orgoglio l’assessore rammenta la rassegna appena terminata, “Donne dell’Etruria padana dall’VIII al VII secolo a. C.” aperta in occasione della festa della donna, un itinerario artistico riguardante il mondo femminile che ha coinvolto tutte le associazioni culturali presenti sul territorio comunale tramite la fotografia, la scultura, la pittura e il museo archeologico che ha allestito la mostra con reperti attinenti al mondo femminile.
In chiusura un’anteprima dell’assessore che svela la futura collaborazione tra il museo e il FAI sezione Giovani di Modena e Bologna, che coordinati dalla Dott.ssa Neri allestiranno un’esposizione molto interessante sulle attività produttive e il cibo a fine 2015. 

Come ci ha raccontato l’Assessore Mazzoli il museo è stato fondato nel 1999 perché negli anni 90 ci sono state una serie di importanti scoperte mentre il Comune era già in possesso di una cospicua collezione archeologica, che veniva sporadicamente esposta nella vecchia sala della raccolta civica. Venne così decisa da Comune e Soprintendenza una forte azione di valorizzazione dei beni catalogati creando il museo, intitolato successivamente a Anton Celeste Simonini, archeologo emiliano per eliminare le sedi estemporanee e creare l’istituzione museale. L’esposizione principale è rimasta immutata negli anni, ma per mantenere vivo l’interesse dei visitatori vengono variati i reperti perché si è fortunatamente in possesso di importanti depositi che una volta catalogati e inventariati dallo Stato possono essere messi in mostra per il pubblico. Il Museo Simonini è piccolo ma possiede reperti di importanza nazionale, uno su tutti, il ripostiglio di “Aes Signatum”, rinvenuto a fine 800 e inizialmente consegnato al Museo di Bologna. Sono lingotti in bronzo che recano la figura del ramo secco. In tutto il Nord ci sono solo poche unità, a Castelfranco Emilia ce ne sono ben 99 pezzi. Il loro scopo è tuttora allo studio, chi presuppone avessero uno scopo votivo, secondo altri avevano un valore premonetario o servivano per la fusione. Il territorio emiliano è ricco per due importanti motivi, la centuriazione romana e la scoperta fortuita in campagna che mise in luce una necropoli, poi l’abitato villanoviano, considerato l’insediamento più importante ad occidente di Bologna insieme alle 44 tombe dell’VIII/VII secolo a.C. Grazie a queste fondamentali scoperte sono state allestite varie mostre a tema, spesso i reperti sono a carattere locale ma alle volte è necessario allestire mostre con reperti di musei e partner vicini per far meglio comprendere ai visitatori la vita del tempo. Per la mostra sulle donne nell’Etruria padana è stato fatto un grande lavoro di concertazione tra Castelfranco Emilia e Bologna per poter esporre più corredi funerari provenienti anche da Casalecchio per mostrare in modo ottimale il mondo femminile. La mostra comprendeva i reperti dei corredi funerari composti da monili, orecchini, fibule e bracciali oltre che vasellame e oggetti del banchetto. Proprio nel vasellame è visibile una grande differenza morfologica tra i primi materiali dell’VIII secolo e quelli del VII secolo a.C. mostrando quanto lavoro, studio e intelligenza ci siano stati nella loro produzione. Da qui si è dedotto il ruolo della donna, che travalicava il confine della famiglia. Questi oggetti, dapprima creati appositamente per uso personale e familiare, vengono successivamente prodotti anche per altre donne e famiglie, a testimonianza di un’attività “imprenditoriale” femminile. Alle donne era anche lasciato il compito della diffusione della scrittura, comprensibile dai resti lasciati nelle tombe.
In conclusione la Dott.ssa Neri sottolinea l’importanza delle visite guidate che aiutano la comprensione dei reperti oltre ad un’attività di calendarizzazione degli appuntamenti per rendere fruibili a tante persone le esposizioni che verranno, grazie anche all’apporto della Dott.ssa Giorgia Duina, un nuovo innesto nello staff, addetta a seguire la programmazione del 2015/2016 e soprattutto a seguire la didattica nelle scuole. Giorgia racconta con gioia e soddisfazione le prime lezioni tenute ai bambini delle elementari, che si sono dimostrati attenti e curiosi, dimostrando come una materia complicata come l’archeologia possa agli occhi di un bambino essere semplice e interessante. Nelle lezioni sulla centuriazione romana la Dott.ssa Duina ha portato a scuola una fedele ricostruzione di una groma, antico strumento che serviva a tracciare le centurie, non appena montato lo strumento i ragazzi si sono alzati in piedi incuriositi per vederlo da vicino e hanno chiesto se era ancora possibile utilizzarlo.
Il Museo Civico Archeologico di Castelfranco Emilia è davvero una bella scoperta e la dimostrazione che quando le istituzioni e i comuni collaborano possono creare realtà stimolanti per i cittadini.


L'autore

Matteo Franzoni

Matteo nasce nel settembre del 1970. Sin dai primi anni di vita dimostra un forte interesse per l’arte e la comunicazione. 
Grazie a questa passione si iscrive alla scuola di grafica e arti visive di Bologna, dove sviluppa e affina le sue qualità artistiche. Diplomato nel 1992 si getta anima e corpo nel mondo della grafica, lavorando per varie aziende della provincia bolognese.
Nel 2000 si trasferisce a Fiorano e nel modenese conosce la differenza tra la grafica pubblicitaria e la grafica ceramica, data la specializzazione nel settore ceramico dell’intero distretto.
Negli anni a venire approfondisce la sua passione per la fotografia, facendola diventare parte integrante del suo mestiere. Spazia dai reportage di matrimonio alle foto di eventi e concerti.
Nell'ultimo anno amplia le sue competenze e grazie all'esperienza accumulata negli anni a livello comunicativo decide di intraprendere, unitamente a grafica e fotografia, anche la la professione di giornalista. Scrive e collabora con varie riviste on line come Omnibus e Giornalisti On Line.
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