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Da pala perduta a dipinto ritrovato

La Madonna col Bambino di Jean Boulanger

di Matteo Franzoni - 24 ottobre 2015
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Sabato 17 ottobre si è tenuta al Palazzo Ducale di Sassuolo la presentazione del restauro del dipinto di Jean Boulanger, la Madonna col Bambino. Presenti oltre alle istituzioni tanti appassionati d’arte e di storia locale che hanno atteso lo svelamento dell’opera, il cui restauro è stato eseguito grazie al contributo del Rotary Club Sassuolo, che gli ha ridato vita.

Prende la parola ad inizio conferenza Mario Mirabelli, presidente del Rotary Club Sassuolo, il quale sottolinea con piacere che questa non è la prima collaborazione tra il Rotary e le istituzioni. Aiutare e incentivare l’arte grazie alle donazioni e al restauro è un passaggio di conoscenza fondamentale per la società.

La presentazione dell’opera avviene grazie a Luca Silingardi, storico d’arte e giornalista pubblicista, oltre che curatore delle Raccolte Civiche d’Arte di Sassuolo, mentre la collocazione storica del dipinto viene illustrata da Simone Sirocchi, storico dell’arte.

Durante i lavori di restauro della Galleria Estense di Modena, nell’ambito della conservazione, studio e promozione del patrimonio culturale è stato possibile studiare più attentamente opere che dapprima erano visibili solo agli addetti ai lavori. Un’opera in particolare ha colpito Luca Silingardi, la Madonna col Bambino, sin ad ora piuttosto trascurata e conservata nei depositi della Galleria Estense.

Il dipinto era stato erroneamente attribuito a Francesco Stringa, ma in Silingardi è scattato un meccanismo difficile da spiegare, forse dovuto al percorso di studi e all’esperienza, che gli hanno permesso di notare che il bimbo poteva essere stato dipinto da Jean Boulanger, autore di gran parte degli affreschi del Palazzo Ducale di Sassuolo ma del quale sono rare le tele.

Silingardi conosce bene il Boulanger perché lavora nella residenza degli Estensi dal 1997.

Inizia così un percorso di analisi e comparazione che comprende l’osservazione dei lineamenti del putto nella galleria di Bacco del Palazzo Ducale di Sassuolo. Prima di divulgare il ritrovamento della tela del Boulanger si confronta con stimati esponenti di storia dell’arte come Daniele Benati dell’Università di Bologna e Angelo Mazza, i quali confermano lo stile del pittore francese per quanto riguarda il bambino. Rimane qualche dubbio sulla Madonna ma dopo accurati studi supplementari i dubbi vengono fugati e si può certamente attribuire l’intero dipinto al Boulanger. L’opera viene immediatamente spedita alla sovraintendenza permettendo le analisi di rito. Con la rimozione dalle pareti della Galleria Estense, quella che prima poteva essere una presupposizione si dimostra una realtà. Osservando il retro dell’opera si capisce immediatamente che il dipinto era una parte di una pala che fu tagliata. A conferma di questa affermazione il fatto che ai bordi del retro del telaio sono presenti tracce di pigmento del dipinto stesso.

Sempre nel retro è visibile un cartiglio che colloca il dipinto all’interno dell’inventario generale del Palazzo Reale di Modena del 1802 e cartiglio analogo ma meglio conservato lo si trova sullo schienale delle sedie del Palazzo Ducale di Sassuolo.

A questo punto Silingardi nel 2015 propone al Rotary Club di prendersi cura in senso economico del restauro ed è così che il compito viene affidato a Giorgia Ferrari.

Il restauro si rileva una rinascita, subito sono stati svelati colori brillanti bellissimi: il manto blu composto di lapislazzuli e la veste da giallastra in realtà si rivela rosa, di una stesura pittorica molto fluida tipica di Boulanger ma soprattutto di una preziosità di scala cromatica tipica per la pittura di corte. Nella parte superiore, in entrambi i lati, il restauro ha consolidato il fatto che in principio il dipinto doveva essere molto più grande. Dopo il delicato intervento di Giorgia Ferrari l’olio ha mostrato danni a causa di un incendio, probabilmente quello del 1851 al Palazzo Reale di Modena. La conferma che l’opera fosse attribuibile a Boulanger l’hanno data i confronti con altri dipinti del pittore stesso, ad esempio la Madonna del Popolo, presente nella raccolta della Galleria Civica d’Arte di Sassuolo, che presenta lo stesso lineamento del naso e del mento quasi sfuggente come del resto è quello del bimbo. Entrambe le opere presentano tratti quasi scultorei e anche le arcate sopraciliari sono molto simili e classiche. I dipinti sono stati perfino speculati per poter osservare meglio le assonanze.

Vi sono tratti che confermano la paternità confrontando anche la pala Madonna col Bambino e santi nella Collegiata di San Giorgio a Sassuolo dove si notano gli stessi colori blu delle vesti della Madonna, il velo ocra che svolazza come sollevato da una brezza e le teste dei santi che si appoggiano sulle nubi sono le medesime.

Ulteriore confronto è stato realizzato con la pala del Duomo di Pergola in provincia di Pesaro e Urbino, la Madonna della Ghiara e San Giorgio presenta i colori tipici blu, rosa e ocra delle vesti e anche il volto e le mani mostrano particolari similitudini.

Senza andare molto lontano Luca Silingardi nota dentro a Palazzo Ducale, nella Camera di Giove, un affresco di Cerere nel quale c’è una somiglianza sconcertante del volto del dipinto, stesso tipo di naso e stesso sguardo, in questo caso addirittura orientato come nella tela verso il basso.

Il bimbo che fin da subito è stato attribuito a Boulanger presenta caratteristiche riscontrabili negli amorini di Palazzo Ducale, nella Galleria di Bacco: un viso storto e quasi mal concepito dal pittore in realtà rende realistico il bimbo anche andando fuori dagli schemi dell’epoca avendo cura di dipingere la carne morbida che si piega quando il bimbo si volta in quella maniera, conferendo così una resa naturale al dipinto. Altra somiglianza del bimbo la si trova nel dipinto conservato a Salisburgo, il Sogno di Nausicaa, dove l’attento Silingardi ha ritrovato due putti che sembrano l’esatta copia del dipinto della Madonna col Bambino.

Le prime tracce del dipinto risalgono al convento di San Marco a Modena che venne soppresso nel 1785, trasformato dapprima in fabbrica e successivamente in abitazione, del quale resta solo un’epigrafe. Vi sono scritti che testimoniano la presenza della pala completa nella cappella di destra di San Marco, anche Gian Filiberto Pagani in Le pitture e sculture di Modena del 1770 ne cita la medesima posizione. Grazie alle ricerche nell’Archivio di Stato di Modena si è risaliti al proprietario della pala, che era il reverendo Marco Sandonati e ai personaggi rappresentati oltre alla Madonna col Bimbo, i santi in adorazione Casimiro ed Ermenegildo. Questo è comprovato da un quadro del Guercino che era presente nella stessa chiesa di San Marco dal quale Boulanger poteva aver preso spunto.

Nel 1785 entrò nella collezione degli Estensi e qui subì il taglio per renderla più adatta al palazzo piuttosto che ad una chiesa.

Il dipinto riaffiora nel 1802 in un inventario dei dipinti presenti all’Accademia delle Belle Arti di Modena e appare, nel 1854, all’apertura della Galleria Estense.

La composizione, quella della Madonna col Bambino, richiama la pala di Guido Reni, la Madonna con Bambino in gloria e i santi Tommaso e Girolamo presente alla Pinacoteca Vaticana. L’idea di inclinare le teste Boulanger la prende invece della pala del Guercino, Vestizione di San Guglielmo presente alla Pinacoteca di Bologna, che l’artista francese ha certamente visto nella Chiesa di San Gregorio durante il suo apprendistato. Completando formalmente l’opera, al fianco della Madonna col Bambino erano presenti due angeli, sotto a destra San Casimiro e dall’altra parte San Ermenegildo e la loro presenza giustifica lo sguardo rivolto verso il basso. Altro modello compositivo del dipinto viene dalla Madonna col Bambino in gloria e i Santi del Perugino, custodita alla Pinacoteca di Bologna che presenta la Madonna e il Bimbo con il volto divergente, cosa non semplice da trovare all’epoca. Altro esempio fondamentale di composizione è la Madonna di Foligno del Raffaello, conservata alla Pinacoteca Vaticana.


L'autore

Matteo Franzoni

Matteo nasce nel settembre del 1970. Sin dai primi anni di vita dimostra un forte interesse per l’arte e la comunicazione. 
Grazie a questa passione si iscrive alla scuola di grafica e arti visive di Bologna, dove sviluppa e affina le sue qualità artistiche. Diplomato nel 1992 si getta anima e corpo nel mondo della grafica, lavorando per varie aziende della provincia bolognese.
Nel 2000 si trasferisce a Fiorano e nel modenese conosce la differenza tra la grafica pubblicitaria e la grafica ceramica, data la specializzazione nel settore ceramico dell’intero distretto.
Negli anni a venire approfondisce la sua passione per la fotografia, facendola diventare parte integrante del suo mestiere. Spazia dai reportage di matrimonio alle foto di eventi e concerti.
Nell'ultimo anno amplia le sue competenze e grazie all'esperienza accumulata negli anni a livello comunicativo decide di intraprendere, unitamente a grafica e fotografia, anche la la professione di giornalista. Scrive e collabora con varie riviste on line come Omnibus e Giornalisti On Line.
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