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Il Museo della Follia a Palazzo della Ragione a Mantova

Un inaspettato pomeriggio d’arte

di Matteo Franzoni - 5 novembre 2015
1789

In centro a Mantova è esposto il Museo della Follia all’interno di Palazzo della Ragione, a fianco del Battistero della città. La lunga scalinata incuriosisce fin dall’inizio con un’installazione di carta rappresentante i pensieri di folli artisti. All’interno la fanno da padrone i quadri di Antonio Ligabue, noto al grande pubblico anche grazie alla televisione che nel 1977 fece uno sceneggiato a lui dedicato diretto da Salvatore Nocita che ha aumentato la voglia e la curiosità di osservare dal vero le sue opere. Mario Alessandro Fiori, direttore del centro studi e archivio Antonio Ligabue di Parma si mette a disposizione dei visitatori per far comprendere meglio l'opera di Ligabue.

La visita guidata si dimostra da subito estremamente interessante, il pittore viene descritto in ogni risvolto, sia personale che artistico. Fiori guida i visitatori in modo magistrale attraverso le opere, illustrando i pensieri e le vicissitudini che hanno portato l’artista ad esprimersi in un determinato modo piuttosto che in un altro e dopo la spiegazione lascia ad ogni presente la possibilità di osservare le opere facendo proprie le nozioni appena ricevute. Ligabue è un artista di getto che non compie mai disegni preparatori ma che si butta a capofitto sull’ardesia o tela, senza possibilità d’errore. Negli innumerevoli autoritratti presenti capita che l’artista si raffiguri con del sangue sulla tempia, Fiori spiega che quando Ligabue non era soddisfatto del risultato del quadro si puniva ferendosi con un sasso alla tempia. Per l’artista autoritrarsi era sinonimo di scattarsi una fotografia e dai colori con i quali vestiva e dalle sue espressioni si capiva benissimo di che umore fosse in quel giorno. Altra sezione fondamentale dell’opera di Ligabue sono le rappresentazioni dei felini, presenti frequentemente nei suoi quadri. Ne rimane affascinato da piccolo in quanto la matrigna, figura contrastante ma fondamentale nella sua vita, lo porta spesso allo zoo di Zurigo.

Ligabue è un pittore autodidatta, non ha mai preso lezioni e non avendo nessuna nozione di anatomia e profondità le proporzioni non sono sempre perfette, ma la sua innata maestria gli permette di risolvere a livello comunicativo quello che più gli interessa trasmettere. Realizza dipinti di intensa forza emotiva mettendo al centro delle sue opere i soggetti che intende raffigurare e ai quali vuole dare importanza, tutto quello che compare dietro sono solo comparse. Oltre alla sezione degli autoritratti e dei felini è presente in mostra anche l’altra grande tematica di Ligabue riguardante la campagna, che il pittore riprende mettendo spesso di spalle i contadini che la lavorano e lasciando la terra come soggetto principale. Le sale si susseguono e affascinano sempre più grazie all’arte di questo grande protagonista dell’espressionismo italiano nonostante una vita ricca di vicissitudini, dagli anni del manicomio nei quali comincia a vendere le sue opere agli anni successivi in cui raggiunge la fama in tutto il paese e comincia a guadagnare davvero tanto. Il denaro però per Ligabue non avrà mai particolare valore e quanto guadagna, quanto spende. Si compra 9 motociclette identiche e ne userà una sola nonostante inizialmente non fosse in possesso della patente di guida. Pochi i ritratti presenti in mostra per un unico motivo, per Ligabue infatti solo poche persone hanno una grande importanza nella sua vita, quindi solo in pochi avranno il beneficio di essere ritratti. Tra questi il grande amore della sua vita, la Cesarina, cameriera della trattoria dove egli era solito cenare. Presente in mostra anche una delle sue ultime opere, non completata a causa della malattia che man mano lo ha costretto all’inattività. Dapprima infatti la paralisi del braccio destro era stata superata con l’aiuto del braccio sinistro, che guidava il destro affinchè l’opera venisse conclusa. Poi il dolore e l’impossibilità ad usare il braccio ha costretto l’artista a interrompere bruscamente l’attività e negli ultimi anni di vita ha obbligato chiunque lo andasse a trovare a evitare di parlare di arte, al punto da non sapere mai che Guastalla, città dove ha vissuto, dopo averlo inizialmente osteggiato, nel 1962 gli dedica una grande mostra antologica. La visita guidata si chiude con tante domande dei presenti a dimostrazione di quanto l’accompagnamento del direttore Mario Alessandro Fiori sia stato fondamentale per la comprensione del pensiero artistico di Ligabue.

Gli ultimi minuti di questo piacevolissimo pomeriggio artistico sono dedicati alla conoscenza di Pietro Ghizzardi, altro pittore padano del novecento italiano, importante esponente della pittura naif, scoperto anch’esso da Renato Marino Mazzacurati, presente nell’antologica di Mantova con 37 opere mai esposte in precedenza tra cui Claudia Cardinale del 1960, Marilin del 1968 e Mina del 1970.

 


L'autore

Matteo Franzoni

Matteo nasce nel settembre del 1970. Sin dai primi anni di vita dimostra un forte interesse per l’arte e la comunicazione. 
Grazie a questa passione si iscrive alla scuola di grafica e arti visive di Bologna, dove sviluppa e affina le sue qualità artistiche. Diplomato nel 1992 si getta anima e corpo nel mondo della grafica, lavorando per varie aziende della provincia bolognese.
Nel 2000 si trasferisce a Fiorano e nel modenese conosce la differenza tra la grafica pubblicitaria e la grafica ceramica, data la specializzazione nel settore ceramico dell’intero distretto.
Negli anni a venire approfondisce la sua passione per la fotografia, facendola diventare parte integrante del suo mestiere. Spazia dai reportage di matrimonio alle foto di eventi e concerti.
Nell'ultimo anno amplia le sue competenze e grazie all'esperienza accumulata negli anni a livello comunicativo decide di intraprendere, unitamente a grafica e fotografia, anche la la professione di giornalista. Scrive e collabora con varie riviste on line come Omnibus e Giornalisti On Line.
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