Oggi è ...

Calabria, mediterraneo da scoprire e responsabilizzare

Pensando ad alta voce dopo 48 ore di pioggia...

di Nadia Macrì - 2 novembre 2015
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E’ vero, questo è un giornale d’arte, non trattiamo fatti di cronaca locale. Noi proviamo a raccontare l’arte, a riscoprire diverse forme di arte, ma forse è giusto riportare anche la bellezza infranta, sbriciolata, frantumata.
Sono bastate poco più di 48 ore di pioggia senza tregua, per ridurre in frantumi la bellezza di un territorio troppo spesso trascurato. Calabria, mediterraneo da scoprire… Così dice uno spot pubblicitario, ma poi sembra che nessuno voglia in realtà scoprire lo splendore di questa terra. Punta dello stivale, saremmo un po’ come le dita di questa Italia che farebbe a meno anche di falangi, falangine e falangette.

Ci sono state oltre 48 di pioggia intensa, perché non ha bisogno di respirare il cielo. Non ha bisogno delle nostre ipotesi e previsioni, quando poi siamo noi che ci dimentichiamo per decenni di salvaguardare il territorio. 

Piove e resta una Calabria isolata. Una Calabra sola. 

Serve il siciliano Roy Paci per far girare in rete le immagini di quel che rimane di questa meravigliosa terra. Lui, grandissimo musicista dall’animo bello, sempre molto vicino al fratello che ingiustamente soffre, condividendo sui social l’appello di Ruggero Brizzi, interpella il silenzio di molti.

Scrive su Facebook: “Condivido l'appello accorato di Ruggero, sincero amico e grande difensore della calabresità, ovvero l'orgoglio di esternare senza pietismi l'appartenenza ad una terra troppo spesso martoriata e bistrattata dai media. Vicino alle sorelle e ai fratelli calabresi”.

Le immagini parlano da sole. Nella Locride, il torrente Ferruzzano ha esondato spazzando via la Statale 106 Ionica sprofondata in diversi punti, ci sono danni ingenti al lungomare di Siderno e Caulonia, a Bovalino è crollato il tetto di una Chiesa, a Taurianova un padre di famiglia ha perso la vita, sulla fascia jonica reggina un tratto ferroviario è rimasto appeso nell’aria. Appeso, come il filo della speranza.

Sì, siamo arrabbiati noi calabresi e diamo la colpa ai giornali nazionali che non informano adeguatamente e con la stessa misura, però la Calabria isolata è un fallimento prima di tutto della Calabria stessa. Inutili i comunicati stampa con le dichiarazioni del politico di turno che colpevolizza l’assenza dello Stato, qui si fa a gara per dare la colpa all’altro. Certo a Roma dovrebbero avere un’attenzione particolare alle richieste di intervento di tutto il territorio nazionale, ma se dai vertici altissimi sono sordi, c’è la stessa sordità in quell’atteggiamento vergognoso di chi dà una mano solo per puntare il dito.

A Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, dove purtroppo un torrente ha trascinato via la vita di un giovane padre di 43 anni, siamo in piena campagna elettorale e siamo però anche in pieno silenzio. Certo, il rispetto per la famiglia colpita dalla tragedia è fondamentale, ma non abbiamo letto nemmeno un messaggio ufficiale di cordoglio dei candidati a sindaco… perché dovremmo quindi aspettarci la corona di fiori delle più alte cariche istituzionali?

Sì, la Calabria è brutta. E’ brutta dentro quando non sa fare squadra, quando non ha la capacità di difendersi, quando rimbalzano responsabilità e competenze, quando la comodità delle poltrone non scuote le coscienze.

E poi c’è quella Calabria bella, fatta di eroi anonimi, di gente con le mani spaccate dal lavoro della terra, di uomini e donne che profumano di mare, di olio, di studi seri e concreti. Anche di musica, di tamburelli, organetti e zampogne.
C’è la Calabria bella fatta di passanti che salvano la vita di Morena, figlia del carrozziere morto a Taurianova, con lui nell’automobile travolta dal torrente.
C’è la Calabria bella, quella che si rimbocca le maniche, quella che nel proprio piccolo ci mette il cuore e chiudendo gli occhi oggi più che mai, il suo battito diventa vita che non conosce confini, che non conosce distanze, che non conosce morte. 

Tirullaleru, lalleru, la là, sta calabrisella mururi mi fa.



L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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