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LA DIVISIONE ARTIMETICA TOUR di Gregor Ferretti

Un viaggio attraverso un magico mondo di poesia, canzone e immagini

di Loredana Lanzoni - 3 febbraio 2016
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Gregor Ferretti, romagnolo classe 1980, è un poeta, un cantautore della scuola di Mogol, uno sceneggiatore, ma è anche un mosaicista, un pittore, un cavaliere e un pescatore con la mosca.

Ne “La Divisione Aritmetica Tour”, Gregor, apre all’improvviso il calendoscopio e liberando i suoi talenti, le sue passioni, il suo percorso artistico, la sua terra, racconta attraverso l’Arte, la sua storia, amalgamando il tutto all’interno di un cilindro dal quale fuoriesce uno spettacolo magico, fatto di cuori rossi, di bolle di sapone, gabbie, proiezioni, luci lampeggianti, giocolieri e mangiafuoco. Un viaggio in “un mondo strambo e fantasioso” ispirato al circo, a Federico Fellini (così come ama definirlo lui) alla tradizione e all’Arte popolare, un cammino di denuncia sociale, un percorso onirico ma anche ironico attraverso la poesia, la canzone e le immagini.

Ho incontrato Gregor Ferretti prima del suo spettacolo presso il Bronson nella sua città natale: Ravenna e dopo avergli truccato gli occhi con la matita nera, mi ha preso “per mano” mi ha accompagnato e guidato sulla via de “La Divisione Aritmetica Tour”.

Prima di iniziare il cammino, buio in sala... e un monologo: dove tutto ha avuto origine.

Nel monologo iniziale, di circa un paio di minuti, racconto la mia infanzia, di mio padre, della prima volta che sono andato da lui e gli dissi “Babbo, ho scritto una poesia”, lui, serio, con quegli occhioni chiari e buoni, dal profondo del suo essere romagnolo, mi rispose: “A ma racmend, t’a ne dega con incion che a sen arvinè” (Mi raccomando, non dirlo con nessuno che siamo rovinati). La scrittura è iniziata quando avevo 10 anni o poco più. È arrivata come una febbre, che non se ne più andata. A quell'età, un giorno mi sentii così inquieto e non so perchè, ma scrissi per la prima volta un piccolo frammento di testo e proprio scrivendo sentii una sensazione di libertà, di serenità. Capii immediatamente che quello sarebbe stato il mio modo di vivere, di “salvarmi”, di essere felice e così è stato. Da quel momento è iniziata la poesia, le prime pubblicazioni inaspettate nelle riviste, nelle antologie dei giovani poeti, la prima raccolta di poesie “La torre e il sogno” (Ravenna, 1998), l’inclusione nel 2014 nell’antologia “I volti delle parole” insieme a importanti esponenti della poesia italiana quali Tonino Guerra, Mariangela Gualtieri, Ennio Cavalli dopo due pubblicazioni “Conflitti Postumi” (Faenza, Moby Dick Editore 2010) e “Alfabeto della terra e di altri canti” (Giuliano Ladolfi Editore 2014), con postfazione del celebre autore Alfredo Rapetti Mogol, in arte Cheope.

Successivamente è arrivata la canzone. “La Divisione Aritmetica Tour” è un grande viaggio attraverso la mia storia, un viaggio fatto inizialmente di parole, di concatenazione metrica di sillabe di poesia o canzone, come tanti piccoli frammenti compongono un andamento musivo, così tanti piccoli frammenti hanno composto la mia vita fatta di immagini, di canzoni e musiche dopo l’incontro con Mogol e Dalla. Le scenografie sono una mia idea, sono parte delle immagini, che molto spesso arrivano insieme alle canzoni. Vasco dice “le mie canzoni nascono da sole, vengono fuori già con le parole”, per me le immagini arrivano insieme ai testi e alle musiche, anche se non sono di certo Vasco (sorride, si prende in giro).


Il ritratto (di me): fumo, e un giro faro si accende…il viaggio ha inizio.

Con questa canzone, Il ritratto (di me), mi metto difronte allo specchio, guardo il mio ritratto, guardo dentro di me. Comincio con questo grande monologo musicato, metto il pubblico davanti allo specchio del mio ritratto: questo sono io. Un pretesto ed un invito per il pubblico a mettersi difronte ad uno specchio e guardare dentro se stessi.


La Divisione Aritmetica: bolle di sapone, nasi rossi da Clown, giocolieri e mangiafuoco.

È la canzone con le bolle di sapone, i nasi rossi dei Clown, dei giocolieri e dei mangiafuoco,  con il videoclip alle spalle. La Divisione Aritmetica  è ambientata sotto il telone del circo grande metafora dell'allontanamento tra le persone, ma anche metafora di un grande bisogno di amore. Un percorso di speranza, la speranza di ritrovare non solo noi stessi, ma anche l’Amore reciproco, quello con la A maiuscola, verso il prossimo, verso la vita, verso il Pianeta.


Poi scorre… Il Fiume:  un luogo dove si può volare con un bacio dato senza far rumore.

Forse è la mia canzone d’amore più bella, è ambientata e dedicata a Bologna. Una città dove puoi camminare per 36 km sotto i portici e incontrare chi ruba una bici, chi spaccia fumo, ma incontri anche chi invece si dà un bacio. Apri lentamente quella finestra nel muro e troverai il fiume dove anche io, lo confesso, ho dato quel “bacio senza far rumore dove si può volare senza fare l’amore”. Andate a vederlo.


Ma tu (Non sei) l’America: dove il tempo scorre, scioglie il ghiaccio nel bicchiere. 

La storia parla di un “ubriacone” che in realtà sono io (ride…). Stelle e strisce nel bicchiere, un cocktail americano con il ghiaccio che si scioglie nel palmo e i livelli che si alzano nel bicchiere, una grande metafora del tempo che scorre. Nel palmo della mano si consuma una notte di fronte a una donna meravigliosa, una donna dagli occhi blu nei quali si può naufragare, metafora della velocità della caducità della vita.


Cameriere: una tipica estate romagnola tra amore e gelosia

È una canzone ironica che parla della mia meravigliosa Romagna. Tratta i temi dell'amore, della gelosia, la realtà di un’estate romagnola chiuso dentro un hotel dove io facevo il cameriere.


Nella città del porto: nel il buio totale, solo la luce lampeggiante di un faro.

La canzone vuole essere un omaggio alla mia terra, a questa Romagna di sangue e oro come mi piace definirla. È una storia d’amore ne “la città del porto”, Ravenna, così come la chiamo io. Una città stritolata dall’abbraccio di questo porto industriale che in certi casi è occupazione, lavoro e benedizione, ma che in altri è tutt’altro, è dannazione, è inquinamento, è una malattia che attacca sia l’ambiente che la vita segnando le persone fuori e dentro.


Una mela: amare è respirare, è maturare insieme come due pezzi di una stessa mela.

Scherzando la definisco spesso durante i concerti “il nostro disco inferno”, una metafora d’amore. Un brano che nel ritornello afferma che amare è maturare insieme, maturare come due pezzi di una mela. Una canzone benevola che tratta della fine di un amore con una donna piuttosto vanesia, ma in realtà auspice, augura all’amore, la gioia per tutti, quello che più essere l’amore veramente.


Supersoniche le rondini:  1992 bombe a Sarajevo. Un duetto con Ivana Rakvin, la storia incredibile di una disabilità.

In questi anni ho lavorato con grande orgoglio e soprattutto con grande onore nella cooperazione sociale dove mi sono occupato, in qualità di artista/educatore, di “insegnare” ai disabili la musica, la pittura, il mosaico, le forme d’Arte a me più affini. Ho lavorato con la disabilità sia intellettiva che fisica, con l’autismo. Quella di Ivana è una storia straordinaria e vera: la storia di una bambina nata con un deficit e una patologia, probabilmente perché venuta alla luce prematura e a causa delle bombe è rimasta senza ossigeno in incubatrice, durante la guerra di Sarajevo del 1992, appunto. L’unico e importante duetto di questo album.


Un tempo piccolo - Califano, Il nostro Caro Angelo - Battisti, L'arcobaleno - Celentano, Se io fossi un angelo - Dalla: alcuni angeli incontrati durante il percorso.

Questi brani sono tributi a quelli che definisco i miei angeli. Franco Califano che ricordo con Un tempo piccolo una canzone perfetta per questo mondo circense, un po' naif e magico dove “mi truccai il viso come un pagliaccio”. Il nostro Caro Angelo di Lucio Battisti, L’arcobaleno un altro grande tributo, una storia straordinaria, una canzone esoterica. Non potevo non ricordare un altro angelo che mi ha ascoltato e consigliato: Lucio Dalla, con la canzone Se io fossi un Angelo. Per questo con me sul palco, oltre a Olindo l'elefante blu, magica mascotte di questo tour, ho voluto e portato molti oggetti, molti simboli che li ricordano, dalla gabbia con il girofaro, sinonimo e metafora del porto e della vita industriale, alla grande barca di carta con il simboli del pericolo, bianca con le strisce rosse, alle ali da angelo.


Portuale: le luci si spengono e le parole nascono in una balena poco allegra che si arena nel porto.

La mia canzone, al momento, più celebre. Tratta la storia di Luca Vertullo che morì nella sua prima ora di lavoro a poco più di vent’anni nel porto di Ravenna nel 2006. In quel periodo ero un portuale, lo ero veramente,  lavoravo nelle stive. Scrissi questo brano di getto,  subito dopo la sua morte, sulla pancia di questa grande nave, di questa balena poco allegra come la definisco nella canzone . Tolsi i guanti nella stiva e le mani erano azzurre, forse molti non lo crederanno, ma era veramente così. Tornai a casa e avevo già la maggior parte della canzone, l’avevo scritta un po' su un pezzo di cartone dove facevamo il cambio d’olio del mezzo meccanico, il muletto, con il quale lavoravamo all’interno della stiva, in profondità e un  po' sul costato della nave con un gesso a cera per la spunta, lì dentro…sul costato di quella “balena poco allegra” all’interno della quale Luca era morto. Incisi anche il suo nome, la sua data e una croce. Incisi il tutto con la spranga di acciaio che utilizzavamo per tirare le catene con le quali ancoravo i camion al paiolo nel fondo della nave.


Malarazza - Modugno: tu ti lamenti, ma che ti lamenti?

Ci lamentiamo sempre tutti, ma non facciamo mai abbastanza. Un tributo a Mimmo durante l’uscita prima di rientrare per il bis. Un modo per pensare, per cambiare...


La strada delle more: galoppando…

Sarà la prima volta che eseguiamo questa canzone arrangiata dal maestro Lucio Fabbri, arrangiatore di X-Fattor e di PFM e farà parte del mio prossimo album.  Anche in questo caso le parole e la musica sono accompagnate da un videoclip. In questo grande contenitore di storie vere, con La strada della more, parlo della mia terra e di una mia grande passione, l'equitazione. Nel videoclip omaggiamo ancora una volta questa straordinaria terra che affonda con la subsidenza, all’interno della vita, di una storia d’amore bucolica, ma quanto mai vera, in sella, galoppando come un Cowboy.


Bambola: devota a questo mondo di plastica. 

È una canzone pop,  che racconta il cambiamento di una ragazza, una bambina con la quale sono cresciuto nelle campagne romagnole e che avevo perso di vista. L’ho ritrovata in un locale per caso, senza riconoscerla: si era trasformata in una bambola siliconata, in una “preda devota a questo mondo di plastica, che sia specchi nelle unghie in plexiglass”, preda nella mondanità.


Il fanale: uno spaccato dell’Italia di oggi.

Un altro inedito in anteprima per la serata al Bronson e per la mia città, un estratto dal prossimo album…una canzone quanto mai attuale che descrive l’Italia di oggi, la disoccupazione, il caro vita, e dove nel ritornello “chiudo gli occhi e mi manchi tu, Alberto Sordi in bianco nero alla tv”, dove ricordo mio nonno che non fa più il suo orto e omaggio l’Alberto Sordi nazionale, simbolo, almeno per me, di quell’Italia che oggi non c'è più, che con questo spettacolo mi piace ricordare attraverso i valori legati all’Arte popolare, alla tradizione e alla musica e tutto il resto.


La Divisione Aritmetica: il bis e il viaggio giunge al termine.

 Un percorso che consiglio vivamente a tutti i lettori. Per conoscere le prossime date del tour visitate il sito www.gregorferretti.it. Inoltre Gregor Ferretti aprirà i concerti di una delle più grandi e storiche formazioni musicali italiane… il 10 marzo 2016 a Bologna e il 19 marzo 2016 a Legnano (MI), volete sapere qual è? Seguitelo!

 

[Galleria fotografica a cura di Andrea Brusa]

 

Gregor Ferretti, romagnolo classe 1980, è un poeta, un cantautore della scuola di Mogol, uno sceneggiatore, ma è anche un mosaicista, un pittore, un cavaliere e un pescatore con la mosca.

Ne “La Divisione Aritmetica Tour”, Gregor, apre all’improvviso il calendoscopio e liberando i suoi talenti, le sue passioni, il suo percorso artistico, la sua terra, racconta attraverso l’Arte, la sua storia, amalgamando il tutto all’interno di un cilindro dal quale fuoriesce uno spettacolo magico, fatto di cuori rossi, di bolle di sapone, gabbie, proiezioni, luci lampeggianti, giocolieri e mangiafuoco. Un viaggio in “un mondo strambo e fantasioso” ispirato al circo, a Federico Fellini (così come ama definirlo lui) alla tradizione e all’Arte popolare, un cammino di denuncia sociale, un percorso onirico ma anche ironico attraverso la poesia, la canzone e le immagini.

 

Ho incontrato Gregor Ferretti prima del suo spettacolo presso il Bronson nella sua città natale: Ravenna e dopo avergli truccato gli occhi con la matita nera, mi ha preso “per mano” mi ha accompagnato e guidato sulla via de “La Divisione Aritmetica Tour”.

 

Prima di iniziare il cammino, buio in sala...e un monologo: dove tutto ha avuto origine.

 Nel monologo iniziale, di circa un paio di minuti, racconto la mia infanzia, di mio padre, della prima volta che sono andato da lui e gli dissi “Babbo, ho scritto una poesia”, lui, serio, con quegli occhioni chiari e buoni, dal profondo del suo essere romagnolo, mi rispose: “A ma racmend, t’a ne dega con incion che a sen arvinè” (Mi raccomando, non dirlo con nessuno che siamo rovinati). La scrittura è iniziata quando avevo 10 anni o poco più. È arrivata come una febbre, che non se ne più andata. A quell'età, un giorno mi sentii così inquieto e non so perchè, ma scrissi per la prima volta un piccolo frammento di testo e proprio scrivendo sentii una sensazione di libertà, di serenità. Capii immediatamente che quello sarebbe stato il mio modo di vivere, di “salvarmi”, di essere felice e così è stato. Da quel momento è iniziata la poesia, le prime pubblicazioni inaspettate nelle riviste, nelle antologie dei giovani poeti, la prima raccolta di poesie “La torre e il sogno” (Ravenna, 1998), l’inclusione nel 2014 nell’antologia “I volti delle parole” insieme a importanti esponenti della poesia italiana quali Tonino Guerra, Mariangela Gualtieri, Ennio Cavalli dopo due pubblicazioni “Conflitti Postumi” (Faenza, Moby Dick Editore 2010) e “Alfabeto della terra e di altri canti” (Giuliano Ladolfi Editore 2014), con postfazione del celebre autore Alfredo Rapetti Mogol, in arte Cheope.

Successivamente è arrivata la canzone. “La Divisione Aritmetica Tour” è un grande viaggio attraverso la mia storia, un viaggio fatto inizialmente di parole, di concatenazione metrica di sillabe di poesia o canzone, come tanti piccoli frammenti compongono un andamento musivo, così tanti piccoli frammenti hanno composto la mia vita fatta di immagini, di canzoni e musiche dopo l’incontro con Mogol e Dalla. Le scenografie sono una mia idea, sono parte delle immagini, che molto spesso arrivano insieme alle canzoni. Vasco dice “le mie canzoni nascono da sole, vengono fuori già con le parole”, per me le immagini arrivano insieme ai testi e alle musiche, anche se non sono di certo Vasco (sorride, si prende in giro).

 

Il ritratto (di me): fumo, e un giro faro si accende…il viaggio ha inizio.

Con questa canzone, Il ritratto (di me),  mi metto difronte allo specchio, guardo il mio ritratto, guardo dentro di me. Comincio con questo grande monologo musicato, metto il pubblico davanti allo specchio del mio ritratto: questo sono io. Un pretesto ed un invito per il pubblico a mettersi difronte ad uno specchio e guardare dentro se stessi.

 

La Divisione Aritmetica: bolle di sapone, nasi rossi da Clown, giocolieri e mangiafuoco.

È la canzone con le bolle di sapone, i nasi rossi dei Clown, dei giocolieri e dei mangiafuoco,  con il videoclip alle spalle. La Divisione Aritmetica  è ambientata sotto il telone del circo grande metafora dell'allontanamento tra le persone, ma anche metafora di un grande bisogno di amore. Un percorso di speranza, la speranza di ritrovare non solo noi stessi, ma anche l’Amore reciproco, quello con la A maiuscola, verso il prossimo, verso la vita, verso il Pianeta.

 

Poi scorre… Il Fiume:  un luogo dove si può volare con un bacio dato senza far rumore.

Forse è la mia canzone d’amore più bella, è ambientata e dedicata a Bologna. Una città dove puoi camminare per 36 km sotto i portici e incontrare chi ruba una bici, chi spaccia fumo, ma incontri anche chi invece si dà un bacio. Apri lentamente quella finestra nel muro e troverai il fiume dove anche io, lo confesso, ho dato quel “bacio senza far rumore dove si può volare senza fare l’amore”. Andate a vederlo.

 

Ma tu (Non sei) l’America: dove il tempo scorre, scioglie il ghiaccio nel bicchiere. 

La storia parla di un “ubriacone” che in realtà sono io (ride…). Stelle e strisce nel bicchiere, un cocktail americano con il ghiaccio che si scioglie nel palmo e i livelli che si alzano nel bicchiere, una grande metafora del tempo che scorre. Nel palmo della mano si consuma una notte di fronte a una donna meravigliosa, una donna dagli occhi blu nei quali si può naufragare, metafora della velocità della caducità della vita.

 

Cameriere: una tipica estate romagnola tra amore e gelosia

È una canzone ironica che parla della mia meravigliosa Romagna. Tratta i temi dell'amore, della gelosia, la realtà di un’estate romagnola chiuso dentro un hotel dove io facevo il cameriere.

 

Nella città del porto: nel il buio totale, solo la luce lampeggiante di un faro.

La canzone vuole essere un omaggio alla mia terra, a questa Romagna di sangue e oro come mi piace definirla. È una storia d’amore ne “la città del porto”, Ravenna, così come la chiamo io. Una città stritolata dall’abbraccio di questo porto industriale che in certi casi è occupazione, lavoro e benedizione, ma che in altri è tutt’altro, è dannazione, è inquinamento, è una malattia che attacca sia l’ambiente che la vita segnando le persone fuori e dentro.

 

Una mela: amare è respirare, è maturare insieme come due pezzi di una stessa mela.

Scherzando la definisco spesso durante i concerti “il nostro disco inferno”, una metafora d’amore. Un brano che nel ritornello afferma che amare è maturare insieme, maturare come due pezzi di una mela. Una canzone benevola che tratta della fine di un amore con una donna piuttosto vanesia, ma in realtà auspice, augura all’amore, la gioia per tutti, quello che più essere l’amore veramente.

 

Supersoniche le rondini:  1992 bombe a Sarajevo. Un duetto con Ivana Rakvin, la storia incredibile di una disabilità.

In questi anni ho lavorato con grande orgoglio e soprattutto con grande onore nella cooperazione sociale dove mi sono occupato, in qualità di artista/educatore, di “insegnare” ai disabili la musica, la pittura, il mosaico, le forme d’Arte a me più affini. Ho lavorato con la disabilità sia intellettiva che fisica, con l’autismo. Quella di Ivana è una storia straordinaria e vera: la storia di una bambina nata con un deficit e una patologia, probabilmente perché venuta alla luce prematura e a causa delle bombe è rimasta senza ossigeno in incubatrice, durante la guerra di Sarajevo del 1992, appunto. L’unico e importante duetto di questo album.

 

Un tempo piccolo - Califano, Il nostro Caro Angelo - Battisti, L'arcobaleno - Celentano, Se io fossi un angelo - Dalla: alcuni angeli incontrati durante il percorso.

Questi brani sono tributi a quelli che definisco i miei angeli. Franco Califano che ricordo con Un tempo piccolo una canzone perfetta per questo mondo circense, un po' naif e magico dove “mi truccai il viso come un pagliaccio”. Il nostro Caro Angelo di Lucio Battisti, L’arcobaleno un altro grande tributo, una storia straordinaria, una canzone esoterica. Non potevo non ricordare un altro angelo che mi ha ascoltato e consigliato: Lucio Dalla, con la canzone Se io fossi un Angelo. Per questo con me sul palco, oltre a Olindo l'elefante blu, magica mascotte di questo tour, ho voluto e portato molti oggetti, molti simboli che li ricordano, dalla gabbia con il girofaro, sinonimo e metafora del porto e della vita industriale, alla grande barca di carta con il simboli del pericolo, bianca con le strisce rosse, alle ali da angelo.

 

Portuale: le luci si spengono e le parole nascono in una balena poco allegra che si arena nel porto.

La mia canzone, al momento, più celebre. Tratta la storia di Luca Vertullo che morì nella sua prima ora di lavoro a poco più di vent’anni nel porto di Ravenna nel 2006. In quel periodo ero un portuale, lo ero veramente,  lavoravo nelle stive. Scrissi questo brano di getto,  subito dopo la sua morte, sulla pancia di questa grande nave, di questa balena poco allegra come la definisco nella canzone . Tolsi i guanti nella stiva e le mani erano azzurre, forse molti non lo crederanno, ma era veramente così. Tornai a casa e avevo già la maggior parte della canzone, l’avevo scritta un po' su un pezzo di cartone dove facevamo il cambio d’olio del mezzo meccanico, il muletto, con il quale lavoravamo all’interno della stiva, in profondità e un  po' sul costato della nave con un gesso a cera per la spunta, lì dentro…sul costato di quella “balena poco allegra” all’interno della quale Luca era morto. Incisi anche il suo nome, la sua data e una croce. Incisi il tutto con la spranga di acciaio che utilizzavamo per tirare le catene con le quali ancoravo i camion al paiolo nel fondo della nave.

 

Malarazza - Modugno: tu ti lamenti, ma che ti lamenti?

Ci lamentiamo sempre tutti, ma non facciamo mai abbastanza. Un tributo a Mimmo durante l’uscita prima di rientrare per il bis. Un modo per pensare, per cambiare…

 

La strada delle more: galoppando…

Sarà la prima volta che eseguiamo questa canzone arrangiata dal maestro Lucio Fabbri, arrangiatore di X-Fattor e di PFM e farà parte del mio prossimo album.  Anche in questo caso le parole e la musica sono accompagnate da un videoclip. In questo grande contenitore di storie vere, con La strada della more, parlo della mia terra e di una mia grande passione, l'equitazione. Nel videoclip omaggiamo ancora una volta questa straordinaria terra che affonda con la subsidenza, all’interno della vita, di una storia d’amore bucolica, ma quanto mai vera, in sella, galoppando come un Cowboy.

 

Bambola: devota a questo mondo di plastica. 

È una canzone pop,  che racconta il cambiamento di una ragazza, una bambina con la quale sono cresciuto nelle campagne romagnole e che avevo perso di vista. L’ho ritrovata in un locale per caso, senza riconoscerla: si era trasformata in una bambola siliconata, in una “preda devota a questo mondo di plastica, che sia specchi nelle unghie in plexiglass”, preda nella mondanità.

 

Il fanale: uno spaccato dell’Italia di oggi.

Un altro inedito in anteprima per la serata al Bronson e per la mia città, un estratto dal prossimo album…una canzone quanto mai attuale che descrive l’Italia di oggi, la disoccupazione, il caro vita, e dove nel ritornello “chiudo gli occhi e mi manchi tu, Alberto Sordi in bianco nero alla tv”, dove ricordo mio nonno che non fa più il suo orto e omaggio l’Alberto Sordi nazionale, simbolo, almeno per me, di quell’Italia che oggi non c'è più, che con questo spettacolo mi piace ricordare attraverso i valori legati all’Arte popolare, alla tradizione e alla musica e tutto il resto.

 

La Divisione Aritmetica: il bis e il viaggio giunge al termine.

 

Un percorso che consiglio vivamente a tutti i lettori. Per conoscere le prossime date del tour visitate il sito www.gregorferretti.it. Inoltre Gregor Ferretti aprirà i concerti di una delle più grandi e storiche formazioni musicali italiane… il 10 marzo 2016 a Bologna e il 19 marzo 2016 a Legnano (MI), volete sapere qual è? Seguitelo! 

 

Galleria fotografica a cura di Andrea Brusa.


Gregor Ferretti - La Divisione Aritmetica
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L'autore

Loredana Lanzoni

Nasce a S. Benedetto Val di Sambro (BO) nel 1972. Nel 2011 consegue la Laurea Magistrale in Economia e Management delle Imprese Cooperative e delle ONP.
Ha sempre lavorato in ambito amministrativo-contabile ma fin da piccola nutre la passione per lettura e la scrittura. Le piace ascoltare musica soprattutto italiana.
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