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La Risurrezione è nel nostro cuore, è il nostro cuore

La cronaca ed il Vangelo a confronto: volevano vedere che effetto fa

di Nadia Macrì - 23 marzo 2016
1898

Volevano vedere che effetto fa. Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi (Gv 19, 1-3). Volevano vedere che effetto fa seviziare un giovane, martellarlo, trafiggergli il cuore. Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l'uomo!». Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!» (Gv 19, 4-6).Volevano vedere che effetto fa. Morire. Uccidere un ragazzo. Crocifiggere un innocente.

La cronaca dei giorni scorsi ci ha portato alla mente un ritornello di Janacci che spesso di nascosto abbiamo fatto nostro, ma la crudeltà della cronaca ci ha fatto tremare pensando a quelle parole. E’ un legno pesante quello della croce di questi giorni che ci interroga e ci sprona a non rimanere indifferenti: il momento è ora. «Si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio» (Mc 15,33). Gesù muore con noi, muore anche per le nostre paure, per le nostre sofferenze, per quei dubbi o false certezze, che non ci fanno fidare di Lui. Muore con noi quando rimaniamo nel buio del sepolcro, leggendo i titoli dei giornali come notizie che non ci riguardano mai. Muore quando non ci preoccupiamo nemmeno di seppellire i morti, perché non ce la sentiamo di capire che effetto fa. E dal dolore degli altri fuggiamo come gli apostoli. Muore in Spagna, muore a Bruxelles, muore in Italia come in Siria. Muore in mare, fra le onde dell'indifferente e del potere.

Gesù muore. Lui muore e anche se lo abbiamo lasciato solo sotto la croce, si fa carico del nostro dolore per  risorgere con noi. Lui muore e risorge per noi. Per noi, perché  ogni  vita  è vuota senza Lui. E Lui lo sa, ed è lì che ci aspetta a braccia aperte. Lì nel nostro cuore, perché la risurrezione è nel nostro cuore, è il nostro cuore. La Pasqua è conferma  di  salvezza.  È la sorpresa della conversione, quella conversione che nasce dalla Misericordia di Dio. E forse non serve nemmeno essere cristiani convinti per lasciarsi accarezzare dalla Misericordia. Basta però sapersi ancora stupire. "Basta, basta. Basta farlo" (come canta una canzone di una giovane band).

Oh Signore rendici miseri di cuore, per poter donare a Te, alla Tua Misericordia il nostro cuore. Perché Tu non ci condanni, ma ci dai un ordine che spesso ci fa comodo dimenticare, ricordando solo quello che più ci conviene per vivacchiare da spettatori senza tanti sensi di colpa: «Neanch'io ti condannova' e d'ora in poi non peccare più» (Gv 8,11).

Il “non peccare più” è quello che bisogna fare. Quel non rubare, non uccidere, onora tuo padre e tua madre... valgono per tutti. Sia per i cristiani tutto d'un pezzo, che per quelli che non mettono mai un piede in Chiesa. È  questa la conversione che il Signore ci chiede, e senza la conversione non c’è Pasqua. Senza la conversione non c’è novità di vita. Noi siamo un popolo che sperimenta maternità surrogate e chiede diritti a nome di altri, spesso anche a nome del proprio egoismo. Ci lamentiamo giustamente per gli orfanotrofi pieni, ma ci vanno bene le case per anziani affollate. Vogliamo adottare figli e non andiamo nemmeno a trovare i nonni.

Nonostante sia già notte, non c’è tempo da perdere, mettiamo a frutto tutte le nostre potenzialità di bene… per vedere illuminati l’effetto che fa. Chiediamo a Dio questa sorpresa. Chiediamola insieme, perché Lui muore e risorge per noi. Buona Pasqua a tutti.


[Photo copertina Massimiliano Natale]


L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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