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Lella Costa: "Un paese che non investe in cultura, non è credibile quando parla di futuro"

Intervista all'attrice di teatro

di Silvia Valenti - 30 dicembre 2013
2007

1) Attrice, scrittrice, doppiatrice, autrice: un'artista poliedrica. La sua carriera spazia da cinema a teatro, da cabaret a televisione. A quale settore si sente più legata?

Sicuramente il teatro e comunque tutto quello che è comunicazione dal vivo. E credo, spero, sia il mestiere che ho imparato a fare veramente. Tutto la mia relazione con la scrittura nasce dal fatto che ho cominciato a scrivere i miei testi, anche se non mi considero una scrittrice nel senso completo. Credo che quello che scrivo sia legato necessariamente alla voce narrante, che poi è la mia e al fatto di essere scritto per la narrazione orale, anche se poi viene fissato sulla pagina. L’aspetto che più amo del teatro e che più mi appassiona è il rapporto diretto con il pubblico.

 

2) Nella sua carriera quali sono state le lezioni più importanti che ha avuto dal mondo dello spettacolo? C'è stato qualche evento che professionalmente ha segnato una svolta?

In realtà io il mondo dello spettacolo lo vivo poco: le mie relazioni più autentiche e profonde, anche di lavoro, non sono con persone che hanno una particolare visibilità o notorietà. Credo che uno dei rischi maggiori facendo questo mestiere sia quello dell’autoreferenzialità, cioè di chiudersi in un mondo che parla sempre a sé stesso e di sé stesso. È uno dei limiti della televisione per esempio, quello di essere totalmente autoreferenziale. Ho avuto ad un certo punto la fortuna di capire che avrei forse potuto provare a percorrere questa strada e l’ho intrapresa. Fortuna ulteriore è stato il fatto che non ci sono arrivata troppo presto, prima nella vita ho fatto altro: liceo, università, avevo delle passioni che esulavano dal teatro e credo che questo sia stato un bel modo per non confondere le vere priorità e non farsi obnubilare da false sirene.

 

3) Ai giovani che vogliono intraprendere questa strada oggi quali consigli si sente di dare?

Riuscire a riconoscere una propria vocazione, un proprio talento, è un grande dono della vita. Quando questo avviene, è giusto non ignorarlo. Purtroppo nel nostro paese non sempre i talenti vengono riconosciuti. Però io mi permetto di consigliare di seguire la propria passione, ma darsi delle scadenze, senza incaponirsi a voler proseguire un progetto se poi non ci sono riscontri. Con la consolazione, seppur parziale però, che il fatto di non riuscire a realizzarsi in una carriera non significa sempre che non se ne hanno i numeri. Quindi è giusto provarci, Anche perché viviamo in un mondo dove nessuna professione oggi dà certezze: una volta le famiglie si opponevano ai mestieri come il teatro perché era precario, oggi garanzie non ce ne sono più, quindi tanto vale seguire le proprie vocazioni.

 

4) Il mondo dell'arte e della cultura è in profonda crisi. Quale a suo avviso dovrebbe essere il ruolo della politica per salvaguardare questo settore importante per l'economia italiana e universalmente riconosciuto come d'eccellenza?

Ha perfettamente ragione. La politica dovrebbe innanzitutto credere a quello che dice, spesso per pura formalità. Il non investire in cultura nel nostro Paese è una questione che si trascina da anni ed è una mossa totalmente incomprensibile, autolesionista e antistorica.  Abbiamo Paesi confinati con il nostro che dimostrano come l’investimento nella cultura si rifletta in numeri di PIL. Credo ci sia una sorta di ipocrisia, di convinzione profonda che tutto questo non conti. Un paese che non investe nella scuola, nell’università, nella ricerca e nella cultura, avendo il patrimonio artistico più vasto e parecchi talenti viventi a disposizione, vuol dire che non è credibile e affidabile quando parla di futuro. Dovremmo ribellarci a questa incapacità di progetto, mentre molto spesso le persone, soprattutto i giovani, di progetti ne avrebbero e avrebbero le competenze per realizzarli. Basta con l’ipocrisia di dire “largo ai giovani”, che si faccia davvero largo ai giovani chiedendo loro su cosa vorrebbero investire e dandone loro la possibilità

 

5) Quali progetti imminenti?

Partirò a ottobre con la tournée teatrale di Ferite a morte, uno spettacolo contro il femminicidio scritto da Serena Dandini e poi da gennaio sarò protagonista di un bellissimo spettacolo scritto da Lidia Ravera dal titolo Nuda proprietà e sarò in tournée fino a primavera inoltrata.


Guarda l'intervista a Lella Costa
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L'autore

Silvia Valenti

Silvia Valenti è nata a Bergamo nel 1984.
Laureata in Comunicazione Politica e Sociale presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, è giornalista professionista dal 2012.
E’ corrispondente per Repubblica TV, coordinatrice di Benessere.com Tv e direttrice della rivista BMag Bergamo Magazine e del giornale online Fratelli d'Arte Magazine.
Nel 2013 ha collaborato all'organizzazione del “Concerto di Primavera”, evento musicale di beneficenza con 10 grandi interpreti della canzone italiana, che ha visto al Teatro Donizetti di Bergamo il gemellaggio tra la banda dell’Accademia della Guardia di Finanza e la Sanremo Festival Orchestra.
Dal 2010 al 2012 è stata giornalista, reporter e conduttrice presso l’emittente televisiva locale Videobergamo.
Dal 2011 al 2012 ha collaborato come freelance per il mensile economico finanziario Credit Magazine.
Nel 2010 ha lavorato come addetta stampa e organizzatrice di eventi per Legambiente Bergamo Onlus.
Dal 2007 al 2010 ha collaborato con la rivista di approfondimento culturale Dedalus.
E’ appassionata di fotografia, letteratura e nuove tecnologie.
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