Oggi è ...

Red Ronnie, sperimentare è la mia vocazione

"Amo l'Italia, amo il mio paese, ho scelto di restare qui perché credo nella nostra cultura"

di Silvia Valenti - 7 febbraio 2014
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Hai dato vita a programmi e format tra i più riusciti della televisione, vinto 5 telegatti (per Bandiera Gialla, Una Rotonda sul mare e Roxy bar), lanciato una rivista di grande successo, curato collane sulla storia della musica. Nella tua carriera quali sono state le lezioni più importanti che ha avuto dal mondo dello spettacolo?
Ne sto avendo tutt’ora. Immergendomi nel profondi dell’anima di molti artisti di svariati campi, apprendo in continuazione cosa nuove.

Quando mi chiedono qual è stata l'intervista che mi ha dato più soddisfazioni, si aspettano tutti risposte come Paul McCartney, Mick Jagger, Frank Zappa, io rispondo che è stato il pittore William Congdon, che è morto una settimana dopo che l’ho intervistato (nel 1998 ndr). È stato come se il suo spirito mi avesse aspettato prima di staccarsi dal corpo e mi ha dato tanto. A me e a chi l’ha vista. C’è stato Gianni Morandi che mi ha chiamato alle 3 del mattino per dirmi che l’aveva vista 4 volte, Ivan Cattaneo che mi disse che guardandola si era messo a piangere, Jovanotti a cui la feci vedere a Roxy Bar si commosse… Il giorno in cui tu credi di essere colto e di non aver più nulla da imparare sei finito.
La mia professione è essere un tramite, devo annullarmi il più possibile e lasciar passare il messaggio, l’energia o l’arte del personaggio con cui interagisco.

 

Qualità, questa, che dovrebbe essere la caratteristica di un buon giornalista in fondo, no
Certo! Peccato, però, che troppo spesso i giornalisti mirino a fare i protagonisti. Sbagliando, perché non è così che si fa bene questo mestiere. Il giornalista deve avere l’umiltà di annullarsi.

 

C'è stato qualche evento che professionalmente ha segnato una svolta?
Quando dissi di no a Berlusconi. Nel 1990 rifiutai i progetti che Berlusconi aveva, che non erano quelli di fare Be Bop A Lula ma continuare con il successo che aveva avuto Una rotonda sul mare e quindi, per me, di diventare un bravo presentatore. Ma io non sono tagliato per fare il bravo presentatore e lo sapevo. Questa è stata la svolta che poi mi ha portato a fare Roxy Bar su Videomusic.  Una scelta importante, perché quando dici di no a Berlusconi, dici di no ad un intero mondo televisivo, soprattutto all’epoca.
Un’altra svolta importante è recente, quando ho incontrato Gianni Armetta di Streamit che mi ha prospettato la possibilità di fare un canale mio. E così è nata Roxy Bar Tv. http://roxybar.twww.tv/?onair

 

Parliamo appunto di Roxy Bar. Nasce nel 1992 e fin da subito è destinato a diventare un programma di culto, molto innovativo sia nel format che nel linguaggio comunicativo. E oggi si è scelto il web. Perché?
Tutto ormai passa attraverso il web. Pensiamo a quanti oggetti servivano un tempo nella nostra giornata per lavorare e comunicare, oggi sono quasi del tutto spariti perché ci sono internet e il cellulare. Una volta ascoltavamo la radio, ora c’è il telefonino; consultavamo la mappa per viaggiare, oggi c’è il navigatore sul telefonino; mandavamo le lettere, oggi abbiamo l’e-mail sul telefonino; avevamo l’agendina dei contatti per i numeri e gli indirizzi, oggi è tutto sul telefonino; scrivevamo sul blocco appunti, oggi abbiamo le note su telefonino; sfogliavamo l’enciclopedia, oggi abbiamo wikipedia su internet attraverso il telefonino. E poi ancora la pila, la macchina fotografica, la videocamera, la bussola… tutto condensato in questo piccolo oggetto, inevitabilmente anche la tv. Poi c’è da sottolineare che il televisore è un oggetto obsoleto e ingombrante, anche i più moderni.

La webtv, invece, è vicino a te: quando la guardi sul computer o ancora meglio sullo smartphone o sul tablet, la porti con te, la vivi. Un’enorme rivoluzione.
Inoltre c’è un altro aspetto importante: quando passai da Canale 5 a Videomusic, mi trasferii da una televisione nazionale ad un canale che aveva la copertura di circa il 50% del territorio italiano. Oggi con la webtv porto Roxy Bar in tutto il mondo.
Il mio sogno è sempre stato quello di fare le cose che mi piacciono per condividerle. Non sopporto il telegiornale dove per 25 minuti sono obbligato a sorbirmi quello che ha detto il tal politico, quello che ha risposto quell’altro e solo gli ultimi 5 minuti mi interessano. Voglio fare il mio palinsesto e Roxy Bar Tv me lo permette. Tu vai sul canale, c’è lo strumento di ricerca, digiti il nome di cosa ti interessa e ti escono tutti i programmi con quel contenuto. Automaticamente te lo vedi, come e quando vuoi, puoi anche andare avanti e indietro, mettere in pausa, come se quel video lo avessi sul tuo computer.
Però siamo in Italia, dove abbiamo un politico che ha tutto l’interesse a mantenere viva la televisione e quindi anche i centri media e di pubblicità e non far sviluppare la banda larga per diffondere internet. Ma il futuro è questo: all’estero ormai viaggia tutto attraverso internet, anche gli investimenti pubblicitari sono tutti rivolti verso la rete.
Certo, se mi arrivasse qualche proposta interessante da un canale televisivo non dico che non valuterei l’offerta: ci sono ancora molti ragazzi che mi scrivono chiedendomi quando torno in tv. Mentre mi stanno guardando su internet! Ti rendi conto della contraddizione? In realtà non sto facendo la televisione come siamo abituati ad intenderla, sto facendo programmi con un uso diverso degli strumenti comunicativi, un utilizzo di ritmo, tempi e inquadrature diverso, uso moltissimo il piano sequenza, faccio esperimenti, mi piace far vedere la realtà. A questo proposito ho appena realizzato un programma uncut che racconta l’esperienza di Noemi a Londra, siamo a casa sua ascoltiamo brani del suo nuovo disco, poi dopo usciamo in strada, prendiamo la metropolitana, andiamo in un ristorante ed è tutto in piano sequenza, senza tagli. Quindi io, che sono dietro la telecamera, ti porto a Londra con Noemi e tu, spettatore, è come se fossi lì con lei e parlassi con lei.

 

Sei un innovatore sul piano della comunicazione…
Per me la comunicazione è tutto. Non credo di essere un innovatore, sono uno a cui piace sperimentare. La noia mi massacra, devo sempre fare due o tre cose contemporaneamente. Non mi pongo la domanda se sto innovando o meno, faccio ciò che mi viene naturale fare.

 

Da profondo conoscitore della musica cosa ne pensi dei talent show e degli artisti, spesso meteore, che emergono da questi programmi televisivi?
Non sono un critico, ma da quello che faccio nei miei programmi, il fatto che faccio esibire giovani emergenti con brani propri, già si può capire cosa ne penso: non sono d’accordo. Le controindicazioni dei talent sono enormi. Io sostengo che se i più grandi artisti della musica italiana si presentassero da sconosciuti ad un talent show sarebbero scartati. Luigi Tenco, Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla, Jovanotti, Vasco Rossi… c’è anche un video che gira in rete su questo dove ci sono Battisti e Vasco Rossi che si presentano a The Voice e non si gira nessuno dei giurati. È quello che sarebbe successo davvero, paradossalmente.

 

Cosa ne pensi della qualità della musica italiana oggi. C’è ancora sperimentazione, c’è ancora ricerca?
La ricerca c’è, purtroppo non ha sbocchi, perché i talent fanno fare soltanto canzoni del passato, nei locali fanno esibire solo le cover band, le radio non passano artisti emergenti italiani. Prima si confrontavano tra di loro gli artisti, oggi le case discografiche sono le emanazioni dei talent, hanno demandato agli show la funzione dello scouting. La musica c’è ma non cresce, un artista va fatto crescere.

 

Parliamo di Cuba, isola che ha ospitato diverse edizioni di Roxy bar e dove hai intervistato Fidel castro. Hai un legame speciale con l’isola e la sua cultura?
Poco fa ho sentito Pepe Lopez che è appena tornato da Cuba dove hanno mostrato il programma televisivo che ho preparato per la televisione cubana, sono tutti entusiasti, mi stanno aspettando, vogliono avviare dei progetti, ci sono diversi artisti che vogliono andare a Cuba… Quindi credo che molto presto ci tornerò. Come già ho fatto in passato, la mia idea è di unire artisti italiani a artisti cubani.

 

Il mondo dell'arte e della cultura è in profonda crisi. Quale a tuo avviso dovrebbe essere il ruolo della politica per salvaguardare questo settore importante per l'economia italiana e universalmente riconosciuto come d'eccellenza?
Non credo che la politica possa avere un ruolo, perché per avere un ruolo nella cultura bisogna essere colti e io non conosco politici che amino la cultura.

I politici amano solo il loro interesse, vanno in televisione costantemente a parlare di se stessi invece che occuparsi del paese. Non ho assolutamente fiducia nei politici. Anche quando c’era Veltroni, ricordo una volta che erano stati convocati in Parlamento una delegazione di vari artisti, lo hanno fatto solo per farsi fare le foto e far vedere in televisione che si occupano di cultura. Lo stesso Veltroni fece si che Videomusic, che era diventata TMC2, fosse svenduta per favorire MTV. E non è questione di destra o sinistra. Se i politici sono i nostri rappresentanti, però, è perché ce li siamo scelti.
L’Italia è un paese che potrebbe vivere di cultura, cibo e paesaggi. E invece siamo ancora qui a parlare di industrie e miniere e produttività, mentre lasciamo cadere a pezzi Pompei, abbiamo i monumento in rovina, mettiamo i bastoni fra le ruote a chi si propone di restaurare il Colosseo… è una realtà drammatica.

 

Una visione pessimistica del nostro futuro?
Non è pessimistica, è realistica. Di fronte ad una situazione così mi viene da dire: l’ultimo che abbandona l’Italia spenga la luce!

 

Chiedere a una persona vulcanica e piena di idee come te se ha progetti futuri può essere un’arma a doppio taglio, potremmo dover aprire una rubrica solo su quello. Ma lo facciamo lo stesso: progetti per il futuro?
Spesso dicono che io sono già il futuro. Ma non penso mai al futuro, è troppo effimero. Ho radici ben piantate nel passato e vivo il presente d’istinto. Non ho mai fatto strategie per il futuro. L’unica cosa che cerco di evitare è di cadere nella trappola in cui la società di oggi vuole condurci, quella dell’avere paura. Si basa sulla paura per tenerci soggiogati. Nel tempo le paure a cui ci spingono cambiano: c’è la paura del terrorismo, dell’AIDS, c’è la paura delle stragi del sabato sera, della droga, ora c’è la paura della povertà. L’importante è che abbiamo paura. Bene allora io dico: non abbiate paura! Andate avanti!

 

Un bellissimo messaggio, soprattutto per i giovani. Sei un personaggio che ha avuto tanto successo internazionale e hai lavorato molto anche all’estero, cosa ti ha spinto a non andartene in Italia, a continuare a investire la tua professionalità qui?
Dicono che sia il mio ascendente: cancro. Io non me ne intendo di astrologia, ma mi hanno detto più volte che sono sagittario ascendente cancro e mentre il sagittario ama l’avventura, il viaggio, il cancro ama il nido, la tana. Anche quando ebbi i primi successi in televisione con Canale 5 mi dicevano che dovevo assolutamente vivere a Milano o Roma, che non avrei avuto possibilità rimanendo nella provincia bolognese, a Pieve di Cento. Invece io sono ancora qui. Sono nato qui e intendo restarci. Amo il mio paese, amo la mia zona, per questo ho addirittura deciso di mantenere gli studi di Roxy Bar inattivi per 12 anni nella speranza di riuscire a rifarlo, pagando e svenandomi, perché credo in un polo bolognese della cultura. Certo, avrei fatto grandi affari se fossi andato all’estero. Quando sono venuti grandi artisti americani come Tori Amos, Costello, e altri e mi dicevano: “vieni in America! Un programma come il tuo non c’è in America”. Un’amica fotografa si è trasferita a Los Angeles e mi dice sempre: “smettila con l’Italia, trasferisciti qui, ti farebbero ponti d’oro”. Ma io sono italiano, sono legato alla mia terra, rimango nella mia terra, anche se abbiamo politici corrotti, Equitalia con il fiato sul collo, l’economia in sfacelo.

 

Un incoraggiamento ai giovani italiani che pensano sempre di più di andarsene dal paese…
Se quello che sta succedendo oggi fosse successo quando ero ragazzo, io non me ne sarei rimasto con le mani in mano, sarei sceso in piazza. Ai giovani d’oggi manca la capacità di indignarsi. Un esempio: qualche giorno fa ero in diretta su Roxy Bar tv a denunciare dell’embargo che la Feltrunelli ha posto su Valerio Scanu. Mi sono indignato: la Feltrinelli, nel nome della cultura, ha impedito a Scanu di presentare il suo album, perché ha deciso che Valerio Scanu non è cultura. Il mio gesto è quello di un uomo di 62 anni, però continuo ad indignarmi e a non aver paura di farlo.

 

A tal proposito vi postiamo qui sotto un estratto video della puntata.


Feltrinelli VS Valerio Scanu su Roxy Bar Tv
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L'autore

Silvia Valenti

Silvia Valenti è nata a Bergamo nel 1984.
Laureata in Comunicazione Politica e Sociale presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, è giornalista professionista dal 2012.
E’ corrispondente per Repubblica TV, coordinatrice di Benessere.com Tv e direttrice della rivista BMag Bergamo Magazine e del giornale online Fratelli d'Arte Magazine.
Nel 2013 ha collaborato all'organizzazione del “Concerto di Primavera”, evento musicale di beneficenza con 10 grandi interpreti della canzone italiana, che ha visto al Teatro Donizetti di Bergamo il gemellaggio tra la banda dell’Accademia della Guardia di Finanza e la Sanremo Festival Orchestra.
Dal 2010 al 2012 è stata giornalista, reporter e conduttrice presso l’emittente televisiva locale Videobergamo.
Dal 2011 al 2012 ha collaborato come freelance per il mensile economico finanziario Credit Magazine.
Nel 2010 ha lavorato come addetta stampa e organizzatrice di eventi per Legambiente Bergamo Onlus.
Dal 2007 al 2010 ha collaborato con la rivista di approfondimento culturale Dedalus.
E’ appassionata di fotografia, letteratura e nuove tecnologie.
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