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A tu per tu con Riccardo Ruiu, il batterista dei Dear Jack

"La parola successo non rientra molto nel mio vocabolario, sicuramente è aumentata la mia visibilità, ma non è cambiato il mio concetto del vivere quotidiano".

di Nadia Macrì - 10 agosto 2015
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Dopo aver intervistato Alessandro Presti, Fratelli d’Arte ha il piacere di incontrare un altro componente della band più amata dai giovanissimi. Siamo con Riccardo Ruiu, il batterista dei Dear Jack, la band che fa impazzire tanti... tante soprattutto!
Da luglio, dopo il successo sanremese e il lunghissimo instore, sono sui più grandi palchi italiani fra ospitate a Festival e con il loro Domani è un altro film (seconda parte) - il tourQueste le prossime date: il 19 agosto a Torre del Lago (LU), il 23 agosto a Cittanova (RC), il 25 agosto a Taormina, il 29 agosto a Lignano (UD) e il 31 agosto gran finale a Verona. Ma leggete bene l'intervista perchè pare che queste date continueranno in autunno...
L'intervista con Riccardo Ruiu è fra battiti e parole. Tum ta tum ta ta. Poco importa se è un battito cardiaco o scandito con le bacchette. Riccardo è cosa del cuore! Per lui delle domande rileggendo la tracklist del loro ultimo cd e sono i titoli delle canzoni a guidarci... fino all'impossibile! Dear Jack Dear Jack Dear Jack!

Ciao come stai. Dopo Sanremo e l’uscita del nuovo album, avete percorso l’Italia con tantissimi instore e adesso la bella fatica del tour. Ciao, come stai?
Ciao a tutti! Grazie per il vostro interesse verso i Dear Jack e la mia persona. Sto molto bene, quando si parla di quello che si ama fare è sempre un piacere… magari un po' di stanchezza ma nulla di preoccupante.

Fino all’impossibile. Contatto. Avete autografato cd fino all’impossibile. Paradossalmente sono state tantissime le date degli instore rispetto ad un tour estivo invece con poche date, nonostante i grandi palchi che vi attendono e fra cui Verona. Quanto è importante il contatto con il tuo pubblico?
Possiamo dire che il contatto con il pubblico è una delle componenti del nostro “lavoro” che amiamo di più e con il passare del tempo ci siamo resi conto che ci piace condividere proprio tutto con chi ci segue, dal parere tecnico al semplice sapere “come stai?” Riguardo ai live abbiamo scelto accuratamente le location di quest’estate senza “appesantire” troppo la stagione e pensando anche all’autunno! (Sorride ndr.)

Le strade del mio tempo. Nel tuo percorso hai scelto la batteria quando eri ancora un bambino. Quella scelta poi si è rivelata preziosa per la tua vita. Ripercorrendo quella strada a distanza di tempo, a chi devi il grazie più grande per averti fatto incontrare uno strumento molto più grande di quanto lo fossi tu a 6 anni?
Sicuramente alla mia famiglia, ai miei vicini (non mi hanno mai denunciato) e ai miei insegnanti. Il ringraziamento più grande in assoluto va comunque al mio papà che mi portò con lui in sala prove all’età di 6 anni. Lui era un cantante/batterista. In quel periodo nacque la mia passione per questo strumento. Inoltre i miei genitori mi hanno sempre spronato a seguire la mia passione e di questo non me ne dimenticherò mai.

Ora o mai più. Voi siete nati artisticamente con una trasmissione televisiva, che non avete vinto, ma avete aperto la strada alle band (!). Se non ci fosse stato Amici nel vostro percorso artistico, dove saresti adesso? E hai vissuto quella trasmissione con la consapevolezza che fosse la vostra carta vincente?
Probabilmente sarei ancora a Pescara a fare l’usciere e suonare con la mia band metal, mi ero dato una scadenza, 30 anni. Riguardo all’esperienza di Amici, se penso che stavamo per uscire alla prima puntata proprio di carta vincente non parlerei ahah! A parte gli scherzi dopo le prime (comprensibili) fatiche iniziali è stata un’esperienza incredibile, indimenticabile, che nonostante tutto rifarei sicuramente. Ho capito che eravamo cresciuti tanto agli inizi delle puntate serali… esibirsi con quella carica e sicurezza di fronte a milioni di persone non è da tutti ed è una cosa che ci contraddistingue anche adesso durante i nostri live.

Quella di sempre. La tua vita, come quella di tutti gli altri componenti del gruppo è cambiata radicalmente in pochissimo tempo. La speranza più grande per il batterista di una delle band più amate è quella di sempre, o è cambiata col successo?
La mia speranza più grande è “quella di sempre” ovvero di poter vivere di musica e pensando al mio lavoro come ciò che amo fare e del quale non mi stancherei mai. La parola successo non rientra molto nel mio vocabolario, sicuramente è aumentata la mia visibilità, ma non è cambiato il mio concetto del vivere quotidiano.

Il mondo esplode (tranne noi). A Sanremo avete fatto esplodere tanti calcoli. Dopo diversi mesi dal Festival tu hai capito perché non siete piaciuti alla giuria che vi penalizzato rispetto al televoto che vi voleva sul podio?
Sapere che saremo dovuti essere sul podio mi rende orgoglioso di quello che abbiamo fatto e di come lo abbiamo fatto. Sinceramente quella della giuria è stata una mossa che non ci aspettavamo, ma abbiamo guardato subito avanti senza crearci problemi a paranoie inutili anche perché Domani è un altro film Seconda Parte è stato il secondo album più venduto di Sanremo.

Sempre al tuo fianco. Attualmente siete in tour e siete in giro da sempre, cosa non può mancare nella tua valigia?
Un paio di bacchette con pad per esercitarmi (mi aiuta a tenermi in allenamento e rilassarmi), caricatori vari (lo ammetto sono un Nerd e vado in panico se penso di rimanere senza telefono o tablet), collirio, shampoo, cuffie e altoparlanti bluetooth.

Ormai. E c’è qualcosa che hai perso o che ti manca di quando eri semplicemente Riccardo , ormai che sei il batterista dei Dear Jack?
Sembra brutto da dire ma purtroppo qualche rapporto di amicizia è terminato o comunque andato scemando, per il resto sono contentissimo di quello che ho e che mi sta regalando questa esperienza.

Non importa di noi. Esiste secondo te una canzone nella storia musicale che va oltre gli artisti che l’hanno interpretata e non sia strettamente legata ad essi? E fra i vostri brani, a quale secondo te non importa di voi e vivrebbe benissimo anche interpretato da altri?
Bellissima domanda! Penso che One degli U2 possa essere definito un brano universale… a tal proposito, avete mai ascoltato Imagine reinterpretata dagli A Perfect Circle? Tornando a noi credo che sia Non Importa di Noi che Domani è un altro Film abbiano questo “potere” :)

Io che amo solo te. Solo per aver fatto conoscere la musica di Sergio Endrigo ai giovani, rendendola fresca, meritate tanto! Tornando al titolo come vivete fra voi del gruppo la popolarità personale? I fans vi adorano come band, eppure spesso poi hanno un preferito fra i 5, che non sempre è il cantante!
Siamo 5 persone molto differenti quindi è normale che chi ci segue abbia un suo “preferito”. Questo per noi non è assolutamente un problema, anzi, ci ridiamo spesso su. Per vivere al meglio questa situazione basta rimanere se stessi con un pizzico di concentrazione in più.

Ti lascerei così. Io concludo sempre le mie interviste con la stessa domanda semi-seria: qual è la tua nota musicale preferita e perché. E ti lascerei proprio così!
Ahahaha bella questa! Dico il DO solo perché sono dotato di orecchio relativo, quindi sono in grado di riconoscere una nota e par farlo personalmente parto sempre dal DO. Grazie ancora per il tempo concessomi, alla prossima!


Dear Jack - Non Importa Di Noi
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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