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Roberto Drovandi con il basso nell'armadio

Il bassista degli Stadio... prima di partire per un lungo viaggio

di Nadia Macrì - 2 febbraio 2016
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Roberto Drovandi, bassista, musicista, produttore, artista a tutto tondo. Una lunga carriera di 35 anni: session man a fianco dei più grandi artisti: Paolo Conte, Luca Carboni, Eugenio Finardi, 883, Patty Pravo, Gerardina Trovato, Bruno Lauzi. Dal 1991 fa parte degli Stadio con i quali ha registrato decine di dischi ed effettuato centinaia di concerti. Poi, oltre al nuovo album della band, che uscirà durante la settimana della 66ª edizione del Festival di Sanremo che vedrà la band in gara con il brano Un giorno mi dirai, Roberto Drovandi si svela con un progetto da solista nella sua vena creativa più funk rock con un tocco di influenza jazz fusion, lasciando finalmente spazio a ciò che si è accumulato nella sua anima di musicista in tanti anni di esperienza.

Due i singoli già disponibili, tra cui Shake Up, il nuovo singolo di Roberto Drovandi che non è solo una traccia musicale… lo raggiungiamo fra le prove sanremesi per saperne di più.

Il bassista degli Stadio, uno fra i gruppi musicali italiani più importanti per anni di carriera e successi, perché sente l’esigenza di iniziare un’attività da solista?
Perché a 50 anni me lo posso permettere! Dopo 35 anni di carriera - perché sono 35 anni che lavoro, ho iniziato a 16 anni a fare il professionista con Paolo Conte – adesso mi trovo ad aver accumulato una certa dimestichezza, dopo tutti questi anni nella musica. Non voglio passare dall’altra parte per dire che ho capito tutto, ma che riesco a creare e a lavorare con della musica che compongo già da diverso tempo. Ho messo da parte un sacco di brani, un sacco di musica di vario genere perché a me piace un po’ tutto, dal rock al pop al jazz-funk e così ho voluto dire la mia… mi sembrava il momento giusto.

Abbiamo ascoltato due singoli Denso e Shake Up, ma ci sarà un album?
Ci sarà un album che è in lavorazione e sicuramente nel 2016 uscirà il mio primo album da solista e magari anche col vinile, per ritornare ad assaporare la musica in una certa maniera, perché la musica è arte.

E nel video dei primi due singoli, il tuo ufficio stampa mi ha fatto notare la tecnica v4b che permette ai non vedenti di leggere il video, che io non conoscevo, ma ho cercato di capirne di più perché è un’attenzione molto bella: tu perché hai avuto questa sensibilità particolare?
Neanche io ne ero a conoscenza, ma Vainer il mio addetto stampa, che è un non vedente, mi ha suggerito di fare una semplice descrizione del video per dare la possibilità ai non vedenti di essere coinvolti anche se non vedono le immagini.  Fondamentalmente costa poco perché basta mettere un sigletta, un tag e una descrizione, quindi mi è sembrata una bella idea e continuerò con questa tecnica, che poi la descrizione non è detto che dev’essere usata da un non vedente, la descrizione è utile anche per raccontare il video.

E in effetti spesso siamo noi che non vediamo, i non vedenti vedono molto di più di noi.
Sì! Mi ha stupito quanto riescono a vedere più di me!

E speriamo allora che anche gli Stadio possano adottare questa tecnica v4b.
Io magari lo propongo, penso sia una bella idea, perché no. Non toglie niente, anzi aggiunge.

E sempre sul filone della sensibilità ho letto che la settimana scorsa gli Stadio sono stati all’Ospedale Rizzoli di Bologna.
Sì, è andato Gaetano con Vasco. E’ bello portare un po’ di gioia in luoghi di sofferenza.

Tornando alla tua attività, come è nata la voglia di aprire anche un’etichetta?
Io penso che ci siano tanti musicisti che purtroppo per motivi di business non riescono ad arrivare al grande pubblico, non è che attraverso di me riescano ad arrivare ad un pubblico così vasto, però sicuramente ho cercato di dare una mano ad artisti che non sapevano proprio dove sbattere la testa. Le major non gli aprono la porta neanche se suonano il campanello ripetutamente, le etichetta indipendenti, anche quelle avviate fanno poi fatica lo stesso, io sono un musicista, faccio parte di un gruppo che è conosciuto e perciò mi son detto: “quando incontro un artista bravo che fa un disco io cerco di promuoverlo”! Ovviamente faccio una scelta, ma aiuto quelli che secondo me sono validi anche già con la promozione attraverso i miei social, il mio sito.

 Ma qual è lo stato della musica italiana al momento?
Secondo me al momento c’è un grande fermento, anche grazie a questa possibilità di esprimersi con i mezzi che ci sono a disposizione, ed io ci credo tanto alla rete e infatti sto facendo anch’io lo stesso tipo di percorso: mi butto sui social su youtube per far vedere alla gente il mio lavoro e credo che tra gli emergenti ci sia questa voglia di esprimersi molto forte. Tornando al discorso di prima c’è un po’ di cecità tra le major. Si guarda sempre allo stesso cliché, ma in realtà ci sono tanti artisti bravissimi che suonano nelle cantine. Scoppierà qualcosa. Io sento di vivere il periodo degli anni sessanta, che non ho vissuto perché ero ancora in fasce, ma che ho letto e apprezzato, amando i Beatles. Sì, scoppierà qualcosa!

Facciamo un passo indietro tornando a quegli anni ‘60, tu come ti sei avvicinato proprio al basso fra tutti gli strumenti?
C’è un aneddoto su questa cosa,  io ho iniziato molto presto, a 9 anni. Ho questa un’immagine: un giorno mi sono ritrovato ad aprire l’armadio di mio fratello più grande che suonava la chitarra e lì dentro c’era appoggiato un basso! Mi sono incuriosito nel vedere questo strumento stranissimo con delle corde grosse, enormi. Non so perché mio fratello lo avesse nascosto lì! Mi hanno quindi spiegato come suonarlo e mi sono appassionato. Pensa che per farmi capire il suono del basso il primo disco che mi hanno fatto ascoltare è stato quello di Profondo rosso. Ed è partito tutto da lì, prima giocavo con i trenini e le macchinine, dopo mi sono ritrovato con la passione per la musica!

E adesso sei in partenza per un altro Festival di Sanremo. Con la tua esperienza ci si abitua a quel palco?
No, quello è un palco a cui non ci si abitua, infatti per  la prima prevedo già momenti di ansia. Dopo tanti anni si sa come affrontare questi momenti di grande tensione però  l’unica paura che ho è di scivolare dalle scale, non è tanto di sbagliare, quanto di non cadere dalle scale.

Dai, pensa alle donne con i tacchi! In chiusura una domanda semi-seria: qual è la tua nota musicale preferita?
Ah bella questa domanda! La mia nota musicale preferita è il RE.

Perché?
Perché sul RE ho costruito uno dei miei primi brani, ero un brano a corda aperta che suonavo con la chitarra e su quel brano ho costruito anche uno dei miei pezzi fra i più suonati che ho scritto insieme a Gaetano Currieri con il testo di Vasco Rossi ed è Prima di partire per un lungo viaggio.

 Stiamo per partire per un lungo viaggio che ci porta a Sanremo e quindi direi che è bello concludere l’intervista citando questa bella canzone presentata proprio in un Festival.
Direi di sì, perché Irene l’ha interpretata magistralmente, Vasco ha scritto un testo meraviglioso e Gaetano è riuscito a fare da trait d’union fra quello che avevo composto e tutto!

 

[Galleria fotografica a cura di Andrea Brusa]


Roberto Drovandi - Shake Up
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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