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Dolcenera: fra forza e delicatezza.
Una vita da mediana.

E’ il mio carattere che mi ha portato questa realtà di libertà attorno.

di Nadia Macrì - 27 aprile 2016
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«Chi sogna non ha regole e non si arrende mai». Non è solo un verso di una delle più avvincenti canzoni di Dolcenera, è anche una sorta di sottotitolo che incontrandola ti resta impresso nella mente.

E’ la donna del momento su più fronti. Dopo le esibizioni affascinanti al Festival di Sanremo è in radio con il singolo 100 Mila Watt ed è in tv in veste di “coach” nel talent The Voice di Rai2 che ruota anche intorno alla sua forte personalità, alla sua autoironia e alla sua conoscenza musicale (fra le altre cose è l’unica ad aver riconosciuto Neja!).

L’abbiamo incontrata nella tappa calabrese del suo instore tour, al Centro Commerciale Porto degli Ulivi di Rizziconi - che gentilmente ci ha aperto le porte dei suoi uffici - dove abbiamo trovato una meravigliosa Dolcenera, seduta sulla scrivania, con gli immancabili tacchi a spillo. Una sirenetta a priva vista, con un viso delizioso. Fantastica! Ma anche concreta, vulcanica, esuberante. Lei, donna, vera.

Vicino a lei, il suo manager e compagno di vita Gigi Campanile, e forse per la prima volta, rimanendo poi durante l’instore anche nella classica fase del firma copie, ci soffermiamo pure a scrutare la professionalità intrisa di umanità di un manager diverso da tanti a cui siamo abituati. Sì, dietro ad una grande Dolcenera c’è un grande uomo!


Su Wikipedia c’è scritto: Dolcenera è una cantautrice, attrice ed occasionalmente scrittrice italiana. Io avrei detto pianista! Tu Manu cosa sei?
Un personaggio inarrestabile, (ride ndr.) irrefrenabile! Ti faccio vedere un videino di The Voice e decidi tu che cosa sono! Non lo so, non lo so! Io ho paura dei cambiamenti, ma dove mi metti poi mi adeguo.
I film sono noiosi da girare, perché devi aspettare tantissimo, però poi mi sono ritrovata a farli. La musica mi fa alternare periodi di profonda solitudine a periodi di condivisione estrema e totale. Direi che è tutta una vita che cerco di mediare.

Una vita da mediana, abbiamo il titolo! Con il pianoforte tu sei un tutt’uno e i tuoi suoni sembra che arrivino da dentro, dal profondo: c’è un origine da dove parte il groove che trasuda dai tuoi pezzi?
Probabilmente dal fatto che mi piace analizzare le sonorità di tutti i generi musicali. Quando ascolto la musica, io che sono una musicista intrippata in questo genere di cose, non ascolto solo la canzone, ma vado a sentire che suono ha il basso, sento che suono ha la cassa, cerco di capire come hanno ripreso quegli strumenti nelle registrazioni, le riprese dei suoni…  e quindi vado a cercare tutte queste informazioni che assimilo dall’ascolto delle canzoni e in me poi si rielaborano istintivamente, e quindi mi ritrovo ad avere in testa delle idee di suoni, delle idee di mondi musicali che all’inizio sono confuse perché sono appunto rielaborazioni di tante cose che ho sentito, ma poi piano piano nella scrittura si mettono sempre più a fuoco.

Tu sei una persona autentica, lo stiamo vedendo anche a The Voice: quello che senti lo devi dire! Pensando quindi al mondo delle major dove - come dicono tanti artisti - ciò che conta è la standardizzazione del prodotto, tu con questa voglia irrefrenabile di fare anche cose nuove, hai avuto difficoltà o basta trovare compromessi musicali?
Beh sono sempre stata tutelata da una persona che mi ha sempre permesso di fare quello che ho voluto. Questa persona mi ha detto: “Tu ti devi ritenere fortunata nell’ambito musicale, perché non hai mai avuto scadenze di fare dischi, non hai mai avuto imposizioni di generi, non hai mai avuto un discografico che ti richiedesse una canzone specifica...”.

Quindi bisogna avere sempre un angelo custode?
Eh sì! Oppure è semplicemente una serie di scelte istintive che fai nella tua vita in maniera assolutamente non voluta che ti fanno stare in quello che tu vuoi sia il tuo mondo. E’ il mio carattere che mi ha portato questa realtà di libertà attorno a me, non solo il fatto di avere avuto accanto una persona così, ma perché ce l’ho accanto? Perché istintivamente il mio carattere mi ha portata verso una persona così. Oppure perché istintivamente ho fatto delle scelte forti sin dal primo Sanremo del 2003 quando portai il pezzo Siamo tutti là fuori e il mio primo discografico mi disse: “No, non si può chiamare così, non esiste un noi al femminile. Siamo tutte qua fuori”. E quindi mi chiese di cambiare il titolo. Io ero una giovincella, non avevo esperienza, era il mio primo Sanremo, ma il mio istinto mi portò a direi: “Siamo tutte qua fuori, chi? Noi prostituite?! No! No, rimane Siamo tutti là fuori”. E questo condizionò la firma del mio primo contratto, e infatti non mi firmarono il contratto. 

La realtà che vivi dipende dalle scelte che fai in maniera istintiva e dal tuo carattere. Sempre. Quando pensi che le cose non vadano bene, sei tu che non vai bene, non le cose.

Artefici del proprio futuro quindi. Ma parlavi del tuo primo Sanremo, adesso che sei invece nel mondo musicale da un bel po’, questo mondo musicale è come te lo immaginavi prima o è diverso?
Sono sorpresa, sono costantemente sorpresa da ciò che succede nella musica. Non mi aspettavo un’evoluzione così, né di me, né del mio percorso , né del settore discografico che è caduto in un precipizio dal 2000 in avanti, però sono sempre sorpresa nel bene e nel male.

Da qualche mese ti stiamo vedendo anche nelle vesti di Vocal Coach: i ragazzi che arrivano a The Voice hanno i tuoi sogni di quando eri giovane oppure cambiando il mondo sono cambiati anche i sogni di chi da grande vuole fare il cantante?
Di sicuro cambia la realtà e cambia anche la tipologia di sogni. L’istinto di voler cantare rimane sempre quello quando uno decide di provare ad intraprendere questo percorso, di sicuro però questo stesso istinto viene condizionato da una realtà piena di talent che suggerisce un raggiungimento del successo immediato, e questa è la parte deviante. Io infatti ai ragazzi a The Voice cerco di raccontargli la verità, perché è inutile che siano felici di avere passato un turno, non è niente, è il preambolo, del preambolo, del preambolo di una storia che può darsi essere lunga o anche no.

L’altro giorno Vincenzo Mollica ricordando Prince diceva che è stato fra i primi a mettere la sua musica in rete, tu come vivi l’evoluzione del mondo del mercato musicale, tra streaming e download?
Io sono stata sempre un po’ tardona nella crescita personale, anche nell’età in cui ho dato il primo bacio, più tardi rispetto agli altri.  Un po’ tardona quindi anche con internet! Ad un certo punto però mi sono svegliata e quindi ora che mi sono svegliata, procedo, perché una volta che comprendo una cosa, la uso.

A questo punto devo chiederti per forza l’età del tuo primo bacio!?
Tardi! Avevo 14 o 15 anni.

A Sanremo, oltre quello che si vede in tv, ti abbiamo solo intravista perché in quei giorni facevi la spola tra la città ligure e Milano per la registrazione delle puntate di The Voice. Questo tuo avere anche altro per la testa forse ha penalizzato un po’ la canzone o purtroppo questa bellissima canzone è stata penalizzata, ma tu comunque hai dato il massimo?
Questo fatto mi ha permesso di fare delle esibizioni che erano al top, le migliori mie esibizioni, mai fatte a Sanremo, perché sembravo un ospite internazionale con un pezzo che sembrava internazionale, perché è un pezzo che non sta nel pop, non sta nel pop italiano, era un pezzo assolutamente drastico nelle scelte musicali. E’ un pezzo in cui c’è del blues, del gospel e non c’è in Italia questa tradizione, quindi questa scelta drastica ha lasciato questo segno che il pezzo Ora o mai più non si meritava. E’ un pezzo il cui testo fa piangere. Io mentre lo scrivevo, piangevo, perché era proprio la rivelazione, il senso di sorpresa: come è possibile che una cosa semplice possa rendermi felice dopo tanto tempo, tu che vieni verso di me e le cose possano cambiare! Secondo me il messaggio di questo pezzo è bellissimo. Certo, l’avessi fatto dopo il bagno di popolarità di The Voice forse sarebbe andato in maniera diversa! Questo era un pezzo che o vinceva o arrivava ultimo, è arrivato penultimo!

Beh Vasco e altri ci insegnano che va bene così! In chiusura la mia solita domanda semi-seria che rivolgo a tutti: qual è la tua nota musicale preferita e perché?
Ti posso dire che in questo momento la mia nota musicale preferita è il SI bemolle, perché è il punto di passaggio della mia voce. Tecnicamente all’interno di un range vocale c’è un punto di passaggio sulle note alte e uno sulle note basse. Il mio punto di passaggio sulle note alte è questo SI bemolle ed è la nota su cui devo sempre lavorare di più!


Dolcenera - Niente Al Mondo
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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