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Nesli come l'amore torna sempre

Nesli si racconta a Fratelli d’Arte fra i suoi tanti dischi e le sue contraddizioni

di Nadia Macrì - 5 luglio 2016
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«Ho imparato che il dolore non sa aspettare ma l'amore torna sempre». A solo un anno di distanza da Andrà tutto bene, e dopo pochi mesi dall’uscita del libro autobiografico, Francesco Tarducci, in arte Nesli torna con un nuovo album, secondo capitolo di una trilogia. Si intitola Kill Karma ed è prodotto da Brando (Go Wild/Universal Music Italia). Un lavoro discografico in cui Nesli si mette a nudo, partendo dalla copertina.
Anticipato dal brano Equivale all'immenso il cui video, in poche settimane, ha già superato le 300.000 visualizzazioni, è un disco in cui dance e rock si fondono, anche se nella totalità è tremendamente hip hop, forse contaminato dal rock tra brani con un beat dance e ballate intime e confidenziali.
Lo abbiamo incontrato nella seconda tappa del suo instore tour, al Centro Commerciale Porto degli Ulivi di Rizziconi (Reggio Calabria), che anche questa volta con grande disponibilità ci ha aperto gli uffici della sua direzione, dove abbiamo trovato tra snack e frutta colorata un Nesli fresco e sereno seppur scheggia impazzita come lui si definisce. Certo è che fermo non riesce a stare: sulla sedia girevole dove era seduto, per tutto il tempo dell’intervista ha fatto chilometri.


Partiamo da dove ti ho lasciato io l’anno scorso: sul palco del Festival di Sanremo con un vestito rosso, vestito che ritroviamo nella copertina di questo nuovo disco. Sappiamo che è il secondo capitolo di una trilogia, ma c’è proprio un fil rouge?
Sì, che poi tutti copiano, Bernabei ci ha fatto l’estate, ma non è perché non abbia nessun altro vestito! (ride ndr.)

Ah, ma il vestito rosso della copertina è proprio quello di Sanremo?
Assolutamente sì, perché è identificativo di quel momento, di una tappa voluta e dovuta, e perché era riconoscibile. L’ossessione di tanti vestiti in questo ambiente credo che l’abbiamo più le donne, perché altrimenti gli uomini una volta più erano riconoscibili e meglio era, penso a Bruce Springsteen con maglietta, giacca e jeans, tipo divisa, quindi mi piaceva questo riconoscimento.

Ti vedremo ancora col vestito rosso?
No, no, l’anno scorso ho fatto i live in cui ero sempre mezzo nudo, quest’anno basta. Quest’anno mi copro.

Ahinoi! Nelle prime interviste che hai rilasciato per questo nuovo album già parlavi del prossimo, in poco tempo hai pubblicato 2 album e un libro, quella crisi d’ispirazione che coinvolge tanti tuoi colleghi costretti a pubblicare album di cover, grazie al cielo non ti appartiene…
In tutto ho fatto 9 dischi e in realtà secondo me così dovrebbe essere, perché altrimenti diventa un lavoro quasi da impiegati. Anzi io soffro molto per il fatto che non possa proporre e produrre tutto quello che invento, io farei molto di più, lavorerei molto di più, ma non si può fare perché poi ci sono tante dinamiche, a meno che non sei un selvaggio autoprodotto, ma in quel caso viene meno la qualità. Ed è vero che ormai fanno tutti cover, ma perché è una società che produce e crea tanti interpreti. Pochi scrivono canzoni, ma tutti vogliono cantare!

Ma qualcuno ultimamente ti ha chiesto di scrivere per loro?
Sì, ma adesso sono diventato geloso. Quando volevo io non volevano loro, adesso che vogliono loro non voglio più io.

Non regali le tue canzoni.
No, me le tengo tutte! Un detto diceva: se non posso aiutare questo mondo farò in modo di distruggerlo! (ride ndr.) Ovviamente in senso provocatorio.

Una cover a Sanremo l’hai dovuta cantare obbligatoriamente e hai scelto Mare mare di Luca Carboni, e al contrario se un artista dovesse scegliere di cantare una tua canzone, da chi ti piacerebbe ascoltare una cover di Nesli?
Ramazzotti, perché stiamo parlando di interpreti e non ce ne sono più di interpreti, perché anche quella è un’arte, oltre tantissimo studio, però è accompagnata da una mentalità artistica. Lui mi piacerebbe perché è un grandissimo professionista ed è uno che quando canta... canta! Sì, mi piacerebbe se cantasse un mio pezzo, con Ramazzotti potrei anche ripensarci.

Torniamo al nuovo album. Leggendo solo i titoli balza agli occhi l’uso in ben due canzoni dell’aggettivo possessivo: Amore mio, Piccola mia. E’ una casualità o senti fortemente tue alcune cose e persone?
In realtà è l’esatto contrario, come tutto il disco in cui dopo tanti anni sto finalmente presentando tutta la mia contraddizione. Io non conosco il possesso nella mia vita, non me lo hanno insegnato i miei genitori. Non sono una persona gelosa, non so cos’è, è un sentimento che non conosco. Io non conosco proprietà e possesso, è tutto molto libero e selvaggio. Credo che sia una coincidenza ma al contrario, che sottolinea una cosa che non mi appartiene.

A proposito di contraddizione l’anno scorso ci dicevi che Andrà tutto bene, quest’anno in una tua canzone canti «non è andata proprio come speravo», ma alla fine andrà sempre tutto bene?
Andrà tutto bene era il primo capitolo di questo volume a tre ed era quindi una visione di futuro e una presa di posizione nei confronti del mio passato. Quando io ho fatto Andrà tutto bene non era quel momento, era prima. E’ andato tutto bene quando io mi dicevo che sarebbe andato tutto bene, adesso questo è il secondo capitolo e non c’è più niente di quella tesi, si va avanti.

In tanti ti definiscono poeta, ed è vero perché i tuoi testi sono molto curati, le parole sempre pesate, ma io leggo pure una ricerca. Ricerca e confronto anche sulla fede. Citi diverse volte Dio, dici di averlo pregato, ma cosa ti ha detto Dio? E’ felice Dio di Nesli?
Io produco guai, sono una macchina che crea casini in ogni cosa, in realtà Dio è molto indaffarato con Nesli, direi che gli do sicuramente molto da fare!

Ma tu preghi?
E’ molto vicino. Sai, quando scrivi canzoni, e poi le canti non è tanto lontano. Sono mondi che non sono tanto distanti, se non è Dio e il diavolo spesso che ti accompagna in questo flusso creativo, non c’è mai una neutralità, e la dove c’è non è mai legata al percorso di un artista. L’ispirazione quando c’è  è sempre o verso su o verso giù, o verso il bene o verso il male.

Ma quei testi molto positivi con cui ti rivolgi ai giovani, nascondono forse anche una tua speranza ed esigenza da ragazzo, quando forse avresti voluto che qualcuno te le dicesse a te quelle parole così dirette?
Magari, avrei fatto centro, però non so, magari me le hanno anche dette, però non le capivo, non le sentivo. A memoria non ricordo una schiera di gente che mi dicesse tutte quelle cose lì, ci avrei guadagnato o magari non avrei ascoltato.

Le prime recensioni della stampa sono tutte positive, da Monina in giù… però non passi dalla televisione, perché?
Io sono una scheggia impazzita, non passo dalla tv a volte per scelta, a volte per dinamiche di questo sistema e perché a volte le due cose coincidono.  Non sono un personaggio molto controllabile, non perché sia matto, ma poco etichettabile. Sai, il rockettaro manda a quel paese a tutti, Benji e Fede sorridono sempre e Nesli? Per esempio una follia è che non vado ad Amici a cantare il pezzo, ma a Uomini e donne passano sempre come sottofondo le mie canzoni. Forse non sono in target fisicamente, ma la mia musica sì!

In chiusura la solita mia domanda finale semi-seria: quale è la tua nota musicale preferita?E’ un problema perché nella mia testa non ho la scala pentatonica, ma quella araba, quindi non saprei darti una nota, ma una serie di variazioni di sottotoni. Non posso darti una nota, mi verrebbe un eieeeieiiei!

Non possiamo finire senza una risposta, dimmi allora qual è il tuo ultimo tatuaggio?
In ordine di tempo? Non lo so, credo sia una macchia nera, che trovi da queste parti...

Indica l’addome e mi fermo lì anche con il mio sguardo! 


Nesli - Equivale All'Immenso
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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