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Album: Bikinirama
Artista: Bikinirama

Recensione. La mia.

di Nadia Macrì - 27 gennaio 2016
3756

Bikinirama è il disco d'esordio dell'omonima pop band femminile in uscita il 29 gennaio per Universal Music.

Avrei iniziato così una classica recensione, ma mai come questa volta posso permettermi di dire "la mia" e allora con questo album inauguriamo una nuova sezione del Magazine, in cui cercheremo di presentare ai lettori di Fratelli d’Arte gli album in uscita o di recente pubblicazione esaminando le atmosfere che i pezzi creano rapportandole ad altre forme artistiche. Una sorta del gioco “se fosse”…sicuri che la musica è!


Artista: Bikinirama. Allegra, Scyana, Mariachiara. Tre musiciste. Tre donne. Non ci sono foto nel booklet del cd e al momento nemmeno in rete. In rete però ci sono tante persone che si lamentano di questo. Siamo un popolo non vedente, ci mancano sempre un paio di diottrie quando guardiamo gli altri e poi ci lamentiamo se qualcuno sceglie di non apparire, almeno prima. Siamo un popolo in cerca dello scoop, dello scatto paparazzato. Poi. Bikinirama. Se fosse una star sarebbe Mina.

Titolo: Bikinirama. E' un disco d'esordio e non c'è titolo migliore se non quello della formazione. Cosa vorrà dire e perché lo hanno scelto, lo leggeremo forse nella biografia in uscita a firma di Michele Monina e Berarda Del Vecchio. Se fosse un colore sarebbe l'arancione. Il colore del sole al tramonto in estate, con 35 gradi all'ombra. E la pelle che si emoziona e suda, quando arriva in spiaggia chi ci fa tremare.

Copertina: Più che un bikini è un tanga! Un tanga sensuale. Tanti peperoncini rossi messi insieme. La Calabria ringrazierà per la reclam! Una copertina che svela quello che troveremo all'interno. 12 brani piccanti. Simili fra loro, eppure ciascuno potrebbe diventare il singolo estivo. La particolarità è che però insieme formano quello che potrebbe essere l'album dell'anno! E non per le tante collaborazioni importanti, ma solo perché finalmente ci troviamo davanti a testi innovativi con parole precise e ritmi piacevoli fra il vintage e il futuro.  Se fosse un mestiere  sarebbe quello dell'orologiaio, un mestiere di precisione.

Ospiti e collaboratori: Enrico Ruggeri, Federico Zampagliane dei Tiromancino, Andrea Mirò, Sara Mazo degli Scisma,  Matteo Gabbianelli dei Kutso, Romina Falconi, Claudia Magrè, Garbo, Manupuma.


Provo a raccontarvelo traccia per traccia, sapendo che la musica che scelgo è quella che alla fine racconta me, meglio di un vecchio diario segreto...

Vota Bikinirama. «Datti un'altra possibilità». Un brano che è una sigla. Dell'album e del target. Donne, quelle delle calza a rete di Celentano. Guai a chiamarle ragazzine. Se fosse un film sarebbe Il tempo delle mele. Una tredicenne che fra selfie e specchi si affaccia al mondo. Lì c'è qualcuno che scommette in te. Vota e fai votare.

Quando si parte si parte (feat. Enrico Ruggeri).  «Certo che se guardi avanti sarà davanti che tu prima o poi mi troverai, sarò vestita di bianco perché è così che ci si veste quando poi si pensa ad un posto, non a un posto come a un altro». Un rap che sa di favola. Di sogni. Di viaggi. Se fosse una posto, sarebbe casa. Quella casa dove sai che comunque ad aspettarti c'è un abbraccio. Poco importa se per un arrivo o una partenza. C'è un abbraccio, caldo come la voce di Enrico Ruggeri.

Io so cos'è bruciare (feat. Andrea Mirò). «Siamo tutti nella stessa onda e non sappiamo nuotare». Singolo scelto per anticipare le sonorità dell'intero album, in radio già da qualche giorno. Un ritratto della società, del mondo che gira. Se fosse un articolo sarebbe quello di una rivista di gossip, uno di quelli che raccontano il nulla, nonostante i titoli  ad effetto. Mode, like, stelle. Il desiderio di imparare a volare, anche tra le fiamme.

Poco più in là (feat. Manupuma). «Chiamale pure difese o soltanto palesi richieste di aiuto da parte di chi ormai ferito». Questo è un brano che potrebbe cantare anche la Pausini, e in qualche passaggio melodico ricorda il suo mondo! Una ballad fra domande e risposte. Le prime emozioni di chi già si sente grande, o forse lo è. (E se fosse un brano della Pausini?).

Irrangiungibile (feat. Matteo Gabbianelli). «La vana idea che il nostro amore non sia solo il mio». Cambiano le sonoritàl'età media delle donne si alza. Sappiamo però che non supererà i 29 anni. Un testo quasi struggente, per una melodia dal sapore retrò fra un crescendo di musica. Una pagina dell'anima. Se fosse un quadro sarebbe La Muta di Raffaello, muta fra malinconia e sofferta tristezza. Muta con gli occhi fissi.

Non ti sento (feat. Federico Zampagliane e Romina Falconi). «Anche se prendi tempo io non ti sento». Un testo carico di parole, perché non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire per un ritmo che ti fa muovere. C'è il contributo di Federico Zampaglione, di Romina Falconi. Non c'è Tiziano Ferro, ma cerchi di sentirlo. Se fosse un personaggio sarebbe Rossella O'Hara. Poi chiudi gli occhi e ti ritrovi sotto il palco di un concerto da stadio di una popstar internazionale.

La terra sotto i piedi (feat. Claudia Magrè). «Lo sai che non mi troverai». Tante donne. Se fosse uno strumento sarebbe la chitarra del potente riff finale che dà potenza ad un brano pieno di paranoie. Come siamo donne! Dolcemente complicate? Anche no, facciamo girare le scatole e lo sappiamo. Se fosse, se fosse... Donne dudududu.

Quello che gli occhi (feat. Andrea Mirò). «No, non so trovare le parole in grado di cantarti chi sarai». Andrea Mirò è il filo conduttore del brano. Un contribuito che è un marchio oltre che una firma. Un'armonia vocale intensa che si mescola con la vita. Se fosse una parola sarebbe fiducia. Quel salto nel buio necessario... per crescere e sarai un'altra.

Non chiedermi perché (feat. Garbo). «Dentro te, guarda un po' dentro te se vuoi». Vivaci sfumature di elettronica tra dance e tempo. Brano che potrebbe fare da sottotitolo a quel Bikinirama.  Se fosse un libro sarebbe Il tempo non suona mai due volte di Etienne Klein. Oltre la fisica, c'è un tempo presente, uno passato e uno futuro. C'è un tempo che scorre e noi che fuggiamo, o cerchiamo di farlo. Vorremmo essere più veloci delle lancette, forse perché non riusciamo a dire la parolina addio oppure perché non serve dirla.

Una per una (feat. Sara Mazo). «Ti guarderei sapessi come... come una che ti crede». Un brano che è soprattutto un testo con i suoni di un inno. C'è Sara Mazo e ci basta. Ma ci sono anche i fantasmi, le nostre convinzioni, anche quelle sbagliate. Possiamo farci male, possiamo fare del male quando ci mettiamo in testa una storia che ci confonde. Se fosse una preghiera sarebbe quel "liberaci dal male". Anche quello che ci costruiamo noi.

Trovami, sì. «Io ti aspetterò finché». Si balla. Luce straboscopica e una batteria che che incalza.  Se fosse un passo di danza, sarebbe un pas assemblé. Si prende impulso da una sola gamba e dopo averle riunite in aria, si atterra su entrambe. Un po' come i pensieri delle piccole donne che crescono. Pensieri in aria. Tra terra e cielo. La testa fra le nuvole e i piedi ben saldati a terra, che aspettano. Finché.

Le parole sono come i cani. «Sarai ciò che vuoi». Chiude l'album un brano senza featuring. Un brano che lascia spazio alle tre voci delle Bikinirama in un'atmosfera quasi surreale. Diverse fra dolcezza, graffi ed estensione. Se fosse un talent, non sarebbe proprio!


Tracklist:
1. Vota Bikinirama
2. Quando si parte si parte (feat. Enrico Ruggeri)
3. Io so cos'è bruciare (feat. Andrea Mirò)
4. Poco più in là (feat. Manupuma)
5. Irrangiungibile (feat. Matteo Gabbianelli)
6. Non ti sento (feat. Federico Zampagliane e Romina Falconi)
7. La terra sotto i piedi (feat. Claudia Magrè)
8. Quello che gli occhi (feat. Andrea Mirò)
9. Non chiedermi perché (feat. Garbo)
10. Una per una (feat. Sara Mazo)
11. Trovami sì
12. Le parole sono come i cani


Pubblicazione:  Gennaio 2016. Provocatoriamente a pochi giorni dal Festival di Sanremo. La vetrina più importante della musica. E per questo la più rischiosa.

Produttore artistico: Michele Monina. Se fosse (solo) un critico musicale, sarebbe antipatico a molti.

Label: Universal Music. Certo, ad arrivarci ad una major senza una buona parola.


... e se fosse un disco? Play.

 


L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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