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Album: Intro
Artista: Marlò

Recensione di un'opera prima che già ha il sapore della seconda.

di Nadia Macrì - 1 giugno 2016
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Intro è il disco di debutto della raffinata cantautrice Marlò pubblicato il 13 maggio 2016, con la produzione artistica di Francesco Fugazza che firma anche gli arrangiamenti dei brani. Brani che hanno il fascino delle poesie ed il peso delle parole cercate. Testi scritti tutti da Marlò che ci introduce in un cantautorato femminile, elegante e di classe.

E non posso nascondere di essere allegramente commossa nel raccontare questo album - che ho atteso per tanti mesi - nella sezione del Magazine in cui presentiamo ai lettori di Fratelli d’Arte i lavori discografici che ci hanno affascinato, esaminando le atmosfere che i pezzi creano, rapportandole ad altre forme artistiche con una sorta del gioco “se fosse”…sicuri che la musica è!


Artista: Marlò. Federica Di Marcello in arte Marlò. Se fosse un liquido sarebbe un profumo da donna, uno di quelli con una fragranza fresca e colorata.

Titolo: Intro. Se fosse l’introduzione di una carriera sarebbe un inizio strepitoso. Atteso, placido,  posato, studiato. Senza passare dai talent. Senza la fretta del successo. Col desiderio di fare musica, bella musica. Pulita, essenziale, vitale.

Copertina:  Uno scatto. O forse un’opera d’arte. Materia, concretezza, passato e futuro. Se fosse un materiale sarebbe certamente l’argento. Una colata.

Ospiti e collaborazioni: Oltre allo stesso Francesco Fugazza (moog, campionamenti e cori), nel disco hanno suonato Michele Cocciardo (batteria e percussioni) e Giuseppe Chiara (chitarre, basso e synth). C’è un ospite speciale però nel booklet: Niccolò Fabi. Sua è la frase che ti resta impressa nella mente per tutta la durata dell’album: «come certe idee, come le maree, come le promesse».


Provo a raccontarvelo traccia per traccia, sapendo che la musica che scelgo è quella che alla fine racconta anche me, meglio di un vecchio diario segreto...


Intro. Apre l’album la titletrack. Una traccia strumentale arricchita da un vocalizzo fragoroso che ci dà indicazioni per l’ascolto. Sonorità ricercate, sbottigliando, sorridendo. Se fosse un vino sarebbe dei colli toscani, un rosso porpora intenso che profuma di frutti di bosco, e non te lo aspetti.

Un sogno bellissimo. «Questa musica l’hai cantata proprio per me».  La prima traccia cantata dell’album apre senza introduzione. E’ la vocalità di Marlò che introduce. Vocalità che tende verso l'amore. Musicalmente racchiude influenze che riportano a Battisti, ed è musica che non si impone, ma si pone con dolcezza, senza troppi ornamenti superflui, solo una risata che fa sempre bene all’amore. Se fosse un colore sarebbe il rosa antico, quello che sa di sogni bellissimi.

La donna di scorta. «Rimasugli di tempo ed avanzi di cuore». L’essenza della voce si può apprezzare a pieno in questo brano dalle venature soul che diventano perfino rockeggianti, fondendosi con un testo amaro, vero. Se fosse una ballo sarebbe un tango, tacco 12, spacco vertiginoso, una rosa fra i capelli, di scorta ancora.

Via borsi. «Era settembre al di là di quel ponte». E Marlò è anche una raffinata cantastorie, una di quelle di cui De Andrè ne andrebbe sicuramente fiero. Suoni cadenzati per un brano che mette a nudo l’amore tra orecchiabilità e tradimenti.  Ecco se fosse un film sarebbe L'ultimo bacio, scritto e diretto da Gabriele Muccino, con Stefano Accorsi, Giovanna Mezzogiorno, Stefania Sandrelli e Martina Stella. Soltanto un bacio, soltanto un liquore.

L’ultima notte sulla terra. «Aspettare il momento giusto». Il singolo di lancio che ha anticipato l’intero progetto, lasciandoci felicemente sorpresi. Una ninna nanna moderna che dondola e induce a riflettere sul tempo che scorre inesorabilmente. Se fosse l’ultima notte sulla terra sarebbe al chiaro di luna, un calice in mano e un giradischi che suona Marlò.

Il pozzo nell’anima. «Vi prego buttate della terra nel mio pozzo. Fate che sia meno profondo». Grande forza interpretativa per un brano che si spinge verso suoni accattivanti e ben definiti. La sua intensità è completamente sussurrata, sospesa. Se fosse un quadro sarebbe La Muta di Raffaello.  Una donna ritratta a mezza figura, con lo sguardo fisso che stringe nella mani un fazzoletto. Una sofferta tristezza di un’anima muta.

La mente mente. «Chissà come sarebbe buttarsi giù nel vuoto sapendo di non farsi male». Un’armonia vocale intensa che si mescola fra echi ed effetti che aleggiano durante tutto il brano, il più sperimentale dell’intero album. Un viaggio che parte dalla mente e arriva fino ai ritmi africani tribali, passando dalle danze indiane e da un castello toscano. Se fosse uno sport, sarebbe il nuoto sincronizzato.

Come i fiori a maggio. «Questa è la canzone che ad oggi mi somiglia di più». Una ballata pop carica e dolce. Un vero capolavoro che mette dentro tutta quella poesia in movimento con cui Niccolò Fabi ci ha piacevolmente abituati. Se fosse una fotografia metterebbe a fuoco la brezza: un primo piano di Marlò, sul fondo il mare e poi il vento che accarezza i suoi lunghi (!) capelli.

Il salice. «Avrei voluto qualcuno capace di farmi ridere». Una storia classica d’altri tempi fuoriesce in questo brano. Una melodia morbida. Parole di donna. Una voce leggera e pulita fra corde e cori. Se fosse un salice?

Deja vu. «Se potessi  questa vita chiederei di averti prima». Un brano in cui Marlò, in una dimensione a tratti onirica, riesce a dare un’altra pennellata all’amore raccontato nell’album in diverse forme e,  rispecchiando il testo, nella melodia ritroviamo tanta musica degli ultimi anni ’80. L’innovazione del pezzo sta però nei musicisti che suonano tutto il disco magistralmente, dando quel tocco in più anche ad un deja vu. Se fosse un libro sarebbe un’autobiografia.

Outro. Un finale che sa di ringraziamento. Un ritmo incalzante di suoni che segnano un tempo in evoluzione. E’ l’unica traccia che non porta nessuna firma di Marlò, e ci piace immaginare che dopo un disco carico di lei, voglia lasciare spazio agli altri. La sua musica ora viaggia, non è più solo sua, e varca confini inaccessibili. Finalmente. Se fosse una nazione sarebbe in America latina. Nel cuore del ritmo, ma outro.


Tracklist:

1. Intro
2. Un sogno bellissimo
3. La donna di scorta
4. Via borsi
5. L’ultima notte sulla terra
6. Il pozzo nell’anima
7. La mente mente
8. Come i fiori a maggio
9. Il salice
10. Deja vu
11. Outro


Pubblicazione: 
 Maggio 2016. Fresco di stampa.

Label: Autoprodotto.


...e se fosse un disco? Sarebbe il primo disco di Marlò, di una lunga serie. Play.


Marlò - L'Ultima notte sulla terra
1
L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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