Oggi è ...

Album: Di me e di te
Artista: Zero Assoluto

Se fosse una recensione?

di Nadia Macrì - 28 giugno 2016
2999

Di me e di te è il disco del duo romano Zero Assoluto pubblicato il 18 marzo 2016  su etichetta Fonti Sonore e distribuzione Warner, con la produzione degli stessi Zero Assoluto, Francesco Valente e Antonio Filippelli.

Dico subito la verità, ho ascoltato il disco non perché fan degli Zero Assoluto, ma di Francesco Valente! E la curiosità di catturare la sua chitarra e il suo mondo musicale mi ha portata poi a scrivere di questo album nella sezione del Magazine in cui presentiamo ai lettori di Fratelli d’Arte i lavori discografici che ci hanno affascinato, esaminando le atmosfere che i pezzi creano, rapportandole ad altre forme artistiche con una sorta del gioco “se fosse”…sicuri che la musica è!


Artista: Zero Assoluto. Matteo Maffucci e Thomas De Gasperi. Cantautori, ma ancor prima amici. Uomini. Non più ragazzi. Al massimo ragazzi cresciuti, e noi insieme alle loro canzoni, adesso mature, più di noi.


Titolo: Di me e di te. Un disco dunque che si connette alle persone, parla di noi. Se fosse una sensazione sarebbe la sorpresa di una visita inattesa, eppure aspettata da molto.


Copertina:  Uno scatto in bianco e nero di Julian Hargreaves. Un salto. L’eleganza della saggezza che non dimentica l’irrefrenabile festosità. Una scritta sottolineata col pennarello rosso, come quando a scuola la maestra ci metteva un voto sul quaderno. Non è uno zero, sono gli Zero Assoluto, ed è quell’Assoluto che li libera sempre. Se fosse un oggetto sarebbe la corda, quella che i bimbi di oggi quasi non conoscono più, ma che a noi grandicelli ci ha insegnato a volare in alto.


Provo a raccontarvelo traccia per traccia, sapendo che la musica che scelgo è quella che alla fine racconta anche me, meglio di un vecchio diario segreto...


Di me e di te. «E basterebbe solo sporcarci di parole leggendoci negli occhi la paura e l’emozione. Ci siamo persi in una strada tra follia e vita». Apre l’album la titletrack, il singolo di lancio che ha anticipato l’intero progetto dall’importante vetrina del Festival di Sanremo. Un brano dalle sonorità elettro-pop scritto con Antonio Filippelli e Luca Vicini (bassista dei Subsonica). Una canzone ricca di parole, fra i testi più lunghi in gara a Sanremo. Parole che bisogna cercare con forza quando non abbiamo nulla da dire.  Se fosse un colore sarebbe uno di quelli che si forma unendone due. Direi il verde, che ha bisogno dell’oscurità del blu e della luce del giallo.

Eterni. «La nostra storia è musica e silenzi e chi lo ha detto che non siamo eterni, noi». Questo è uno di quei brani che se hai superato i trenta anni ti può far ritrovare con gli lucidi. Peculiarità spesso molto viva nei brani che portano anche la firma di Piero Romitelli, uno degli autori più rappresentativi di questi ultimi anni che in questo testo descrive le difficoltà di una separazione fra i ricordi che non si vogliono far sbiadire e la dura realtà. Musicalmente racchiude tutte le sonorità presenti nel disco: ballad, pop, elettronica. Se fosse un attimo sarebbe quello alla fermata del bus. Quando pur se arrivi correndo, lo vedi partire un secondo prima che tu possa agganciarlo. Attimi, eterni.

Una canzone e basta. «Sogno ad occhi aperti». Un brano fresco e frizzante, scritto con Piero Romitelli e Davide Simonetta, secondo singolo estratto dell’album. Pieno di ritmo estivo, e se vogliamo collocarlo in questo periodo preciso di vacanze, ci invita a non sprecarle fra le varie ansie, ma a viverle pienamente staccando dalla frenetica quotidianità e imparando perfino a respirare, piano. Se fosse un verso sarebbe turuturututu.

In noi. «…e lasciare che la vita prenda forma». Un crescendo di suoni e di collaborazioni. Scritta con il grande Rory Di Benedetto, Alfio Roberto Pulitano e Rosario Canale, è una dichiarazione d’amore tra melodia e poesia, accarezzata dai tasti bianchi e neri di un pianoforte e dalle mani di una mamma, la tua o quella dei tuoi figli. Se fosse un film sarebbe uno molto recente di Vittorio Sindoni: Abbraccialo per me.

Dove sei. «In quale parte del mondo sei adesso». Il ritmo che fa muovere nasconde un testo complesso, come quello dei nostri pensieri contorti quando ci guardiamo alla specchio e mentiamo anche a noi stessi. Scritta con la partecipazione di Antonio Filippelli e Fabrizio Martorelli, racconta di bugie, di velata ironia, della fine di una storia d’amore. Se fosse una nazione sarebbe l’Inghilterra! Ops!

E’ così che va. «E chiudi quella porta e apri la finestra».  Un testo che parla a ciascuno e guarda la vita, dritta negli occhi.  Un inno al coraggio senza bisogno di alzare la voce, con delle coordinate dettagliate per ritrovare la pace interiore. Un gran bell’arrangiamento in una dimensione quasi onirica. Una ninna ninna non priva di rimproveri, uno schiaffo col guanto, ma che lascia spazio della speranza. Se fosse un libro sarebbe L’uomo di vetro di Vittorino Andreoli. Tutti siamo fragili, ma forte è solo chi ne è consapevole.

Luce. «La malinconia è un signore che porta il cane a passeggiare». Una dimensione intimista che non potrebbe essere meglio interpretata che da questo brano scritto con Zibba. In un’atmosfera delicata, la sua intensità è in penombra, sussurrata. Echi di luce che richiamano la percezione di quei barlumi che danno la capacità ancora di stupirci, di arrivare e ripartire. Se fosse un quadro sarebbe un dipinto di Georges de La Tour, conservato al Museo del Louvre di Parigi, intitolato Santa Maria Maddalena medita davanti a un teschio. La fiamma di una candela illumina la donna pensierosa, malinconica, quasi per far intuire che la meditazione può portare la luce anche quando si è immersi nel buio.

L’amore comune. «L’amore che non si arrende mai». Hit della scorsa estate, e torna la collaborazione con la coppia di autori Antonio Filippelli e Fabrizio Martorelli. Forti scie elettroniche per un pop sporcato di sabbia e sudore che irrompe in una seconda parte del lavoro discografico dai toni soft. Se fosse una maglietta sarebbe fina e stretta, perché l’amore comune è ancora piccolo e grande.

Il ricordo che lascio. «Essere migliore è il ricordo che lascio». Un sound che tende verso quel pop internazionale, in cui musica e parole si intrecciano con la magia che caratterizza la scrittura di Fortunato Zampaglione e Saverio Grandi. Il brano più lungo dell’intero album è un viaggio fra ricordi e desideri. Se fosse una data sarebbe il 31 dicembre, quando lasciamo alle spalle un anno e ripartiamo con mille buoni propositi, che sono sempre gli stessi, ma il 31 dicembre ci crediamo di poter essere migliori nel nuovo anno.

Goldrake. «Io sto tranquillo se ci sei tu». Al Festival di Sanremo, nella serata delle cover, ci hanno regalato questa chicca. Sul palco dell’Ariston con Francesco Valente. Un’esibizione pacata, pulita, senza troppo fronzoli, che però ha coinvolto tutti, perché ha toccato con un arrangiamento intimo la sfera dei ricordi. Magia pura. Se fosse un posto sarebbe la cucina, nell’angolo dove c’era quel televisore grosso grosso, e noi bimbi seduti sulle sedie di legno con gli occhi e il respiro puntato lì, mentre la mamma preparava la cena.


Tracklist:
1. Di me e di te
2. Eterni
3. Una canzone e basta
4. In noi
5. Dove sei
6. E’ così che va
7. Luce
8. L’amore comune
9. Il ricordo che lascio
10. Goldrake


Pubblicazione:  Marzo 2016. Ad un mese di distanza dalla partecipazione del duo al Festival di Sanremo 2016. Ad un mese, perché non era pronto prima, e gli Zero Assoluto a qualche copia in più venduta davanti l’Ariston, preferiscono un cd di qualità. Non c’è fretta nemmeno se vai a Sanremo.


Label: Fonti Sonore con distribuzione Warner.


...e se fosse un disco? È il loro sesto album. Play.


Zero Assoluto - Di me e di te
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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