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Album: Appena sveglia
Artista: Chiara Dello Iacovo

Recensione di una sorprendente opera prima.

di Nadia Macrì - 13 settembre 2016
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Appena sveglia è il disco di esordio di Chiara Dello Iacovo prodotto da Davide Maggioni, su etichetta Rusty Records e distribuzione Believe Digital, pubblicato il 12 febbraio 2016,  contemporaneamente alla partecipazione dell’artista astigiana fra le nuove proposte di Sanremo Giovani.

In tanti abbiamo apprezzato questo progetto discografico ascoltandolo appena uscito. Fra i tanti, troppi cd in uscita a primavera forse a molti è anche sfuggito. Ora a fine estate c’è il titolo di questo album tra i finalisti alle Targhe Tenco come miglior Opera prima. Credo che non sia mai troppo tardi per recuperare una sbadataggine, ed eccomi quindi a scrivere di questo album nella sezione del Magazine in cui presentiamo ai lettori di Fratelli d’Arte i lavori discografici che ci hanno affascinato, esaminando le atmosfere che i pezzi creano, rapportandole ad altre forme artistiche con una sorta del gioco “se fosse”…sicuri che la musica è!

Artista: Chiara Dello Iacovo. Cantautrice, pianista, interprete, cantante, attrice. Artista. Una di quelle che sta stretta in ogni definizione. Un pozzo di talento. Ancora per molti versi nascosto, o ben protetto.

Titolo: Appena sveglia. Un disco che è un album… da sfogliare. Fra ricordi e riflessioni a inizio giornata. Meditazioni serie, ma mai seriose, velate con accurata ironia. Un diario sobrio, pagine bianche riempite con la penna del poeta, una chitarra e un pianoforte. Se fosse un gesto sarebbe un abbraccio. Forte, lungo e silenzioso.

Copertina:  Uno scatto di Fabio Perrone in cucina Appena sveglia.  Sicuramente non è il massimo dell’eleganza, ma rende bene l’idea. Appena svegli, e non importa se per alcuni questo momento si identifica ad un orario ben preciso, sempre lo stesso, oppure cambia con la nostra agenda e con noi. Appena svegli. Senza trucco o se c’è, è quello tutto sbavato che la sera prima non abbiamo rimosso. Appena svegli siamo scalzi e i nostri ragionamenti appaiono come quel trucco residuo, valutazioni che non sono ben definite, ma sono oneste, autentiche. Un bicchierino prende il posto della classica tazzina, ed il cucchiaino diventa musica. Il titolo scritto in minuscolo, il nome in maiuscolo. Se fosse un oggetto sarebbe lo specchio. Dopo o prima del caffè c’è questo passaggio obbligato. E davanti allo specchio non possiamo mentire.


Provo a raccontarvelo traccia per traccia, sapendo che la musica che scelgo è quella che alla fine racconta anche me, meglio di un vecchio diario segreto...


Introverso. «Ma quando ti ricapita di stare zitto / e smetterla di prendere opinioni in affitto?». Apre l’album il brano sanremese che ha fatto da apripista all’intero progetto. Un brano squisitamente pop, dove senti ogni corda di chitarra oltre note e accordi. Una canzone che diventa gioco, gestualità. Sul palco dell’Ariston tra cellofan e versi ha regalato una sorprendente performance. Mio nipote di 3 anni e mezzo si è arrabbiato tantissimo quando ha capito che non aveva vinto lei. Sì, Gaetano, un metro di bimbo che mi ha sequestrato il cd di Chiara che è subito diventato il suo. Ecco quando un brano ha la capacità di trainare un intero progetto e stimolare all’ascolto (perfino dei più piccoli), è un brano perfetto… anche se non passa su RTL! Se fosse un colore sarebbe il giallo, che quasi non vedi su un foglio bianco, ma che abbaglia in un cielo tappezzato dell’abito scuro nel labirinto della notte.

Vento. «La colla sulle scelte che intraprendo sembra sempre fresca». Un brano che a tratti si veste di swing, racchiudendo musicalmente quasi tutte le sonorità presenti nel disco. Chiara parla di sé, e nello stesso tempo parla di tante donne oltre che alle donne. Una chiacchierata intima in macchina, una è al volante, l’altra parla mentre le lacrime rigano il suo volto. Abbassi il finestrino e cerchi di ingoiare più aria possibile, mentre i tuoi capelli lasciano la piega sicura a favore del vento. Se fosse un libro sarebbe La strada verso casa di Fabio Volo.

La mia città. «Non serve truccarti più forte le labbra se un bacio poi non lo sai dare / Non serve indossare il cappotto se tanto quel freddo non viene da fuori / Non serve pretendere sempre di esser miglior». Un brano piacevolmente freddo come l’inverno in Piemonte, scritto da Chiara che firma testo e musica dell’intero album. Una canzone che le conferisce pienamente il titolo di cantautrice, una di quelle cresciuta a pane e musica, e certamente nella playlist anche Niccolò Fabi. Un decalogo doloroso finale che farebbe singhiozzare se non ci fosse la musica. Se fosse un quadro sarebbe L'urlo del pittore norvegese Edvard Munch.

Donna. «Perché non provi a innamorarti un po’ di te?». Un crescendo di suoni per una ballad che è un inno che profuma di mimosa. Una lettera alla donna che sarai tra suggerimenti, tormenti e poesia. Quelle calze a rete che prenderanno il posto dei calzettoni… Succederà e già si delineano tratti meravigliosamente femminili e sensuali, ma probabilmente non sei pronta e un taglio di capelli sbarazzino ti salva ancora per un po’. Se fosse un pianeta sarebbe certamente venere in transito.

Scatola di sole. «E decisi allora di comprare un bel paio di scarpe nuove / per vedere se cambiava anche qualcosa dentro me / ma è servito a poco dato che il problema non deriva dalle suole / ma dal modo sgangherato in cui cammino senza te». Il ritmo orecchiabile per un testo articolato fra tante ricche analogie per noi con l’App del meteo sempre sullo schermo cellulare. Un brano in cui si fanno spazio anche le sue  capacità interpretative, con quelli acuti che non urlano mai e quelle parole sussurrate che giocano con il pentagramma. E’ il brano di una ventenne, e noi che di anni ne abbiamo qualcuno in più, ringraziamo il cielo per questi giovani, credibili e saggi più di noi, spesso fermi a novembre per più di 30 giorni all’anno. Se fosse un paio di scarpe nuove sarebbero quelle che Chiara ha deciso di indossare, non a Sanremo, non a The Voice, ma appena sveglia.

Soldatino. «Ma non mi avevano avvisato / in questo insolito cantiere / che al posto delle filastrocche / avrei imparato un bel mestiere».  Un brano in cui Chiara si racconta impastando il cemento in quello che diventa un nuovo meraviglioso cantautorato femminile. Se fosse una parola sarebbe Scusa. Parola dolcissima di garantita efficacia, eppure nei nostri cantieri la diciamo solo quando non ci costa niente.

1° Maggio. «E ascolta un po’ questa città / che lo sanno pure i muri / che è più facile tacere». La dimensione teatrale a cui ci ha abituati bene Max Gazzè, ripercorre fra i tasti bianchi e neri la città di Torino, dal fascino intenso e misterioso. Città da ascoltare fra strade che non fanno sconti anche in discesa. Snob fra disincanto e oscure verità, anche in un giorno di festa. Sipario. Se fosse un personaggio sarebbe un samurai, la cui disciplina non gli permette di piangere, eppure sa commuoversi. Né!

Genova (Le persiane sono verdi). «E la barca è malridotta / ed il porto ormai lontano / ma quest'oggi non si affonda / l'ha deciso il capitano». Un pianoforte a coda che si allunga fra i ricordi di un viaggio che non è mai finito. Toni soft fra il folk di una città che si affaccia fra le paure e quel terrore che non placa nessun marinaio, serve il capitano con il suo coraggio, la sua determinazione, la sua forza che prende ritmo fra la rotta dei souvenir quotidiani di uno scompartimento qualsiasi. Echi, rumori, l’urlo del fango, ancora. Se fosse un artista ligure starebbe a braccetto con De Andrè.

Il signor buio. «In quell'aria strana di un sabato sera / di gente che sogna / di gente che spera». Un brano dai colori naif che prima di essere musica è una pagina intima che mette in risalto e caratterizza la scrittura di Chiara Dello Iacovo impregnata di vita. Parole non messe lì a caso, ma tradotte dall’anima e dal suo pieno di emozioni.  Se fosse un film sarebbe La chiave di Sara, un film del 2010 diretto da Gilles Paquet-Brenner, tratto dall'omonimo romanzo. Ogni ricerca si rivela sempre un’esperienza personale.

La rivolta dei numeri. «Ma cosa servono i segni / se non li sappiamo vedere? / intrappolati tra conti e convegni / scordiamo le cose più vere». Un’esibizione pulita al pianoforte, nonostante la rivolta in sottofondo. Chiara è una cantastorie raffinata, fresca, colorata, vera, nuova. Capace di leggere non solo le parole, ma anche i numeri. Un brano che i professori liceali di matematica, quelli indisponenti e perfettini, dovrebbero ascoltare. Se fosse un telefilm sarebbe Casa Vianello. Quella rivolta di Sandra Mondaini sotto le coperte: «Che barba che noia, che noia che barba». E Raimondo con un quotidiano aperto che non rispondeva mai, ma amava sempre, tanto. 

Tracklist:
1. Introverso
2. Vento
3. La mia città
4. Donna
5. Scatola di sole
6. Soldatino
7. 1° Maggio
8. Genova (Le persiane sono verdi)
9. Il signor buio
10. La rivolta dei numeri

Pubblicazione:  12 Febbraio 2016, durante la settimana del 66° Festival di Sanremo, dove Chiara Dello Iacovo con il brano Introverso si è classificata seconda; ma solo perché è stato ripescato Francesco Gabbani, dopo un errore di votazione della sala stampa, perché altrimenti...

Label: Rusty Records con distribuzione Believe Digital.


...e se fosse un disco? È uno di quelli che mette d’accordo tutta la famiglia. Play.


Chiara Dello Iacovo - Introverso (Official Video)
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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