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Album: Nel respiro del mondo
Artista: Tiromancino

Recensione all'aria aperta "con esuli pensieri"

di Nadia Macrì - 21 settembre 2016
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Nel respiro del mondo è l’undicesimo disco dei Tiromancino, prodotto da Luca Chiaravalli e pubblicato l’8 aprile 2016 per Sony Music, a due anni da Indagine di un sentimento.

La pubblicazione del disco è avvenuta il giorno del mio compleanno e questa coincidenza mi ha trascinata a considerare che la musica avesse commissionato un regalo per me; così mi sono ravvicinata al mondo musicale attraente e notevole di Federico Zampaglione e, dopo averlo fatto anche mio, eccomi a scrivere di questo album sensuale nella sezione del Magazine in cui presentiamo ai lettori di Fratelli d’Arte i lavori discografici che ci hanno affascinato, esaminando le atmosfere che i pezzi creano, rapportandole ad altre forme artistiche e non con una sorta del gioco “se fosse”…sicuri che la musica è!

Artista: Tiromancino. L’anima è Federico Zampaglione, la formazione attuale vede anche Antonio Marcucci, Francesco Stoia, Fabio Verdini e Marco Pisanelli. Uomini che suonano il mare fra le sue onde. Viaggiatori. E pensi allo Stretto di Messina, dove fino a pochi anni fa per prendere l’ultima nave, con un po’ di coraggio ti potevi infilare fra i binari del treno che si agganciavano alla poppa. Sì, perché è un viaggio in treno questo album, treno che sale sulla nave per attraversare il mare.

Titolo: Nel respiro del mondo. Siamo nel mondo, siamo del mondo. Inspiriamo e buttiamo fuori l’aria. Un esercizio che dovremmo fare concentrandoci sul nostro respiro, che segna il tempo, l’esserci, il bisogno del mondoOtello Profazio (e Peppe Voltarelli ce lo ha ricordato con sana ambizione) direbbe Qua si campa d'aria. Se fosse un dipinto sarebbe Il sogno, realizzato nel 1932 da Pablo Picasso. Armonia, serenità, un senso di morbidezza.

Copertina:  Terra, aria, acqua, fuoco. Pianeti, galassie. Lo spazio e il peso. Pianeti che si incontrano. Ed è il respiro della montagna che rimane impresso a prima vista, in un album che canta il mare. Che canta la vita fra le onde del mare. L’uso del maiuscolo per il nome e del minuscolo per il titolo. Se fosse un libro sarebbe Io e te di Niccolò Ammaniti. E le copertine messe una accanto all’altra ti aprono un mondo, fra rette e cerchi che sanno di noi.


Provo a raccontarvelo traccia per traccia, sapendo che la musica che scelgo è quella che alla fine racconta anche me, meglio di un vecchio diario segreto...


Piccoli miracoli. «Vivere per i piccoli miracoli / nascosti in certi attimi che non torneranno più / per questo tu potresti scegliere / l'amore che fa sorridere / come un'onda da prendere / e a decidere sei tu». Apre l’album il singolo che ha anticipato l’intero progetto un mese prima dell’uscita, facendoci capire che l’album avrebbe raccolto l’eredità migliore della grande scuola della Canzone d’autore. Un gran bel brano elettropop che sa di primavera, di un fiore che sboccia, di un sole che inizia a riscaldare nonostante la pioggia. Quanti miracoli ci fanno vivere ogni giorno, sono piccoli, spesso per noi insignificanti che diamo per scontate troppe cose, fin quando non ci mancano veramente. Se fosse un colore sarebbe l’azzurro del cielo, l’azzurro del mare di Filicudi, l’azzurro del principe, l’azzurro dei pomeriggi di Celentano, che vagamente compare qua e là fra le note del cd.

Tra di noi. «Tra di noi c’è l’istinto di dividere il presente / e un mare di ricordi / che al correre del tempo non si arrende / e il cuore mio si perde…». Romanticismo d’autore, secondo singolo estratto dell’album che ha addolcito l’estate 2016. Archi. Sperimentazione. L’abbiamo sentita tanto in radio e noi che mettiamo ancora nella stessa frase le paroline musica e lavoro, possiamo continuare a farlo aggiungendo anche il verbo sperare. Non solo una dolcissima canzone d’amore, anche una profonda dichiarazione di speranza, nei cantautori che ci permettono di essere felici di scrivere quando non sono solo canzonette. E se fossimo noi?

Molo 4. «La speranza rivolta in avanti verso mari profondi». Un brano innovativo e geniale che abbraccia l’hip hop fra sonorità etniche ed elettroniche ed echi di reggae, il tutto meravigliosamente mescolato dai virtuosismi di grandi produttori come Luca Chiaravalli che qui ci dà un assaggio di quello che gli piace fare, ancora, anche se con suoni più contemporanei e puliti nonostante i videogames. Si gioca, si suona. Il marinaio lascia alle spalle le sue certezze per nuove avventure, fra i cori di chi resta. Se fosse una parabola sarebbe quella del Figliol prodigo, se ci sarà un ritorno si farà una festa.

Imprevedibile. «Tu hai / il potere di farmi dire cose assurde / che non ridirei mai più». Cambia il ritmo e troviamo un crescendo di suoni (im)prevedibili, una miscela elegante di musica leggera cantautorale, fra tante contaminazioni, un hook acutissimo e quell’anima rock che torna prepotente. Siamo tutti così, e tutti vorremmo cambiare gli altri per renderli migliori, ma il cambiamento ha solo un inizio possibile, noi. Se fosse uno sport olimpico sarebbero i tuffi dalla piattaforma più alta. L’atleta si concentra, salta ed il tuffo diventa imprevedibile dove perfino l’ingresso sbagliato in acqua può rovinare tutto.

L’ultimo treno della notte. «Non chiedermi se ritornerò / ti giuro questo adesso / nemmeno io lo so». A metà percorso del progetto discografico toni più soft dal sapore jazzistico per un brano che fa da colonna sonora al lungometraggio di un’intera stagione, quella dei sogni. Una ballad che intreccia il ricordo di un amore inevitabile, instabile, complice fra sguardi che si dissolvano. Se fosse un film sarebbe un vecchio film muto, l’amore non ha bisogno di parole, ma c’è sempre un treno che alla fine perdiamo e ci rimane una foto sgualcita nella nostra memoria molto più grande di quella dell’ultimo iphone.

Come musica per sempre. «Riconquistare quel che avevo perduto / e sentire l’amore che cresce / come musica per sempre». Chiudi gli occhi e vedi Federico Zampaglione che condivide una birra e tante risate con Riccardo Sinigallia. Musiche che prendono forma nei sogni, ancora treni. Storie d’amore che iniziano e finiscono con una canzone, e certi “fanno giri immensi e poi ritornano”… su un palco. Se fosse un concerto poco importa se allo stadio, in una piazza o in teatro, sarebbe sicuramente del tuo cantante preferito.

Mare aperto. «Il tuo sguardo in ogni notte cercherò». Il pezzo più lungo dell’intero cd, 4 minuti e 43 secondi per la dimensione più intima in un brano scritto dopo la morte della madre. La voce si fa calda e la sua intensità è silenziosa fra struggenti urli sussurrati ed un trionfo di musica che racconta emozioni. Una melodia penetrante con parole che sanno di verità, di infinito, di viaggi eterni. Se fosse uno dedica sarebbe la più bella che una mamma fiera fa sentire in cielo alle sue amiche, perché la musica non ha confini, e arriva dove non arrivano nemmeno i pensieri.

Il linguaggio segreto dei pesci. «È misterioso e non ci è dato di capire / ma è il loro modo di comunicare / e sanno sempre cosa dire». Atmosfere cinematografiche, scie elettroniche per un parlato sporco di alghe e salsedine. Parla il mare con le sue onde che diventano musica nel finale, parla chi lo abita con un semplice silenzio riempito da note sempre nuove. E se fosse un pesce? Sarebbe muto! Si parla anche con le canzoni, si canta anche parlando il linguaggio dei pesci.

Onda che vai. «La dove si trova l’ultimo confine / l’anima spoglia che ti insegue / cercando il senso del tuo movimento / della tua corsa senza fine». Basterebbe una chitarra e un falò sulla spiaggia per cantarla mentre il vento accarezza i capelli e un brivido ti circonda. Un sound che tende verso il pop internazionale e i musical d’oltreoceano, fra schizzi di rock che tessono sonorità latine e torna la collaborazione con il padre Domenico che ha scritto diversi testi dell’album insieme al figlio. È un ritratto in musica di un orizzonte, ricco di magiche sfumature. È una pennellata di mare e di pace che ti porta in altri continenti, e ci vuole la fantasia di due Zampaglione per cantare le nuances. Se fosse una data sarebbe il 31 agosto, la fine di un’estate, ma non di un amore.

Non dipende da noi. «La certezza non c’è / ogni cosa va da sé / ma lasciamoci cullare in questo mare». C’è la classe di Paolo Conte, c’è quel velo d’ironia a cui ci ha addestrati bene Lucio Dalla, ci sono le sonorità di Sergio Cammariere, eppure è un brano dei Tiromancino che definisce la grandezza e il raffinato contrasto di tutto il loro universo musicale, carico di sorprese. Un arrangiamento stretto seppur ricco di strumenti. Magia pura come la passione che arriva all’improvviso e pizzica come le corde tirate di una chitarra. E la donna che sogna e l’uomo che per paura o per la sua capacità di essere concreto la fa tornare sempre con i piedi per terra, l’unico porto sicuro. Se fosse una parola sarebbe praticamenteavverbio spesso usato con il senso di in sostanza, ma praticamente la sostanza non c’è, o se c’è la si rimanda a domani. 

Tracklist:

  1. Piccoli miracoli
  2. Tra di noi
  3. Molo 4
  4. Imprevedibile
  5. L’ultimo treno della notte
  6. Come musica per sempre
  7. Mare aperto
  8. Il linguaggio segreto dei pesci
  9. Onda che vai
  10. Non dipende da noi

Pubblicazione:  8 aprile 2016 (un giorno favoloso!).

Label: Sony Music.

...e se fosse un disco? Anche senza targhe, nomination e premi è certamente fra i migliori del 2016, vario nelle soluzioni che si lascia apprezzare nella sua interezza. Grazie Tiromancino per questo regalo!


Tiromancino - Piccoli miracoli (Official Video)
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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