Oggi è ...

Album: Umano
Artista: Ermal Meta

Se fosse semplice recensire un album sarebbe una Meta

di Nadia Macrì - 12 dicembre 2016
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Umano è il titolo del disco di Ermal Meta pubblicato il 12 febbraio 2016,  su etichetta Mescal e distribuito da Artist First, contemporaneamente al  Festival di Sanremo che lo ha visto in gara, imponendo il titolo di cantautore ad uno degli autori contemporanei più innovativi (ha scritto per Marco Mengoni, Emma, Giusy Ferreri, Annalisa, Patty Pravo, Francesco Renga Francesco Sarcina, Chiara Galiazzo, Francesca Michielin, Fedez, Clementino, Lorenzo Fragola, Sergio Sylvestre, Alice Paba, Elodie ed altri ancora), capace di svecchiare anche le classiche canzoni d’amore.

Oltre il brano sanremese e i due ultimi singoli c’è tutto un mondo musicale fatto non solo di poesia e parole pesate, ma ricco di vita, di storia e citazioni, di storie di uomini e donne. Ho trovato questo cd in macchina di un amico cantautore che mi ha detto: “Lo stimo, davvero”. Ammirazione autentica che mi ha portata a riascoltare e poi a scrivere di questo album nella sezione del Magazine in cui presentiamo ai lettori di Fratelli d’Arte i lavori discografici che ci hanno affascinato, esaminando le atmosfere che i pezzi creano, rapportandole ad altre forme con una sorta del gioco “se fosse”…sicuri che la musica è!

Artista: Ermal Meta. Un nome che diventa nome d’arte. La Meta è sempre un punto di partenza, in musica.

Titolo: Umano. Ci sono album che sanno di macchine, questo sa di battiti. Umano non è solo un titolo, è quello che troviamo. Musica suonata, musica cantata, senza troppi macchinismi, nonostante sia un disco elettronico.  Se fosse un oggetto sarebbe il mangiacassette, quello che se le mangiava veramente e ti ritrovavi a sistemare con il tappo della penna gomitoli di nastri, altro che gli mp3.

Copertina:  Uno scatto con la tecnica dell'esposizione multipla, che consiste nella creazione di un'immagine attraverso la sovrapposizione di più immagini. Un cielo stellato vestito a festa si contrappone alla maestosità del cosmo, fra nuvole, montagne e il volo leggero degli uccelli che diventano pensieri sparsi di una vita che va presa per mano, con mani reali, concrete, e va raccontata e baciata con morbide labbra. Il nome e il titolo in maiuscolo con una E iniziale che si capovolge, mettendo sottosopra ogni lineare contesto. Se fosse una stagione sarebbe la primavera e servono almeno due rondini per farla.

Provo a raccontarvelo traccia per traccia, sapendo che la musica che scelgo è quella che alla fine racconta anche me, meglio di un vecchio diario segreto...

Odio le favole. «Sii felice e non dimenticarmi mai». Apre l’album il singolo di lancio che ha anticipato l’intero progetto con la sua partecipazione al Festival di Sanremo 2016. Un loop che forse si è disperso sul gigante  palco dell’Ariston, ritrovando la potenza del brano in radio e soprattutto nei club. L’uso dell’imperfetto che segue la parola futuro ha l’effetto di un infarto per il cuore. E sudi, sudi. Ti manca l’aria, ti manca l’amore. E se fosse una favola?

Gravita con me. «Perché è l’amore quello che ci salva». Un gran bel pop elettronico fa da sottotitolo al disco. Fra versi che ti fanno muovere, la ricetta segreta per vivere in un mondo più umano. Quarto singolo estratto, ha accompagnato l’autunno radiofonico sottolineando quell’emergenza di amare, unica vera opportunità per salvare l’umanità.  Se fosse un colore sarebbe certamente un rosso pallido, perché tutti sappiamo che dà più gioia amare che essere amati, eppure non sappiamo accontentarci di amare, sappiamo però limitarci alle nostre scuse.

Pezzi di paradiso. «E chissà dove finisce il mare, dove non chiudi gli occhi per sognare». Un brano fresco che sa di vintage. Pieno di ritmo e paradossi. Parole precise, situazioni ricercate come lui solo sa fare. Schiocchi le dita facendo il pieno di autostima. Se fosse un capo d’abbigliamento sarebbe un cappotto estivo. Sì, uno di quei capi che inventi per proteggerti o sentirti bella, e come tessuto scegli un pezzo di seta, di paradiso.

A parte te. «Per sempre sarai in un sorriso inaspettato o in un appuntamento con il mio destino che non vedo in faccia mai». Una ballad, l’unica del disco, che non stona nonostante si passi alla raffinatezza di una poesia accarezzata dai tasti bianchi e neri di un pianoforte. Brano che abbiamo già sentito come Sempre sarai, singolo di Moreno con l’impensabile featuring di Fiorella Mannoia. Brano che raccontato fra brividi e nostalgie non può essere ceduto, quello che lasciano le persone che vanno via sono sentimenti strettamente individuali, tanto da sentire l’esigenza di farlo proprio, cambiando perfino il titolo, solo così poi una canzone (terzo singolo estratto) può diventare veramente di tutti.  Se fosse una posto sarebbe senza dubbio l’orlo della cucitura di quel taschino...

Umano. «Stanco di chi cambia faccia come il vento, stanco di chi vince senza aver talento, di chi rompe i denti per sentirsi duro, di chi ti ruba il pane per sentirsi furbo». La titletrack nasconde un testo complesso, unendo però con estrema fattibilità una citazione pirandelliana alla rassegna stampa quotidiana, sempre troppo simile negli ultimi tempi. Qui troviamo un cantautore che diventa non solo scrittore, ma anche professore, a noi il compito però di riflettere.  Se fosse uno sarebbe centomila quindi nessuno.

Volevo dirti. «Le guerre dei pochi le combattono in molti ma noi siamo quelli che il cielo è sempre più blu».  Si passa dalla citazioni letterarie a quelle musicali per quello che è diventato il brano che ha fatto da seguito al successo sanremese. Ancora un electro-pop, ancora tante cose darci. Se fosse una parola sarebbe pace, in ogni terra, in ogni testa.

Bionda. «Io me ne andrei a farmi un giro con la mia vita». Un ritmo incalzante che però rimane quasi inglobato fra l’alternarsi di strofa e ritornello e le forti scie di elettronica che cedono il passo ad un coinvolgente battito di mani nell’inciso che potrebbe esplodere, ma poi in realtà anche se gli uomini preferiscono le bionde, sposano le more. Se fosse così facile tradurre le canzoni...

Lettera a mio padre. «Forse un giorno diventerò padre e gli dirò... quando sulla schiena hai cicatrici è lì che ci attacchi le ali». La dimensione intima dell’album è rappresentata in pieno da questa traccia dalle atmosfere cinematografiche. Un brano in cui Ermal ci permette di entrare nelle sue rughe, solchi per lacrime amare, appianate da quell'elisir della giovinezza nascosto dentro noi. Se Meta fosse solo un cognome, Ermal l’avrebbe già cambiato, ma Meta è la direzione, e per arrivarci servono le ali, quelle che Ermal ha, quelle che nasconde dietro una apparente freddezza, ma che mostra fiero quando si trova a suo agio, fra i suoi.

Schegge. «Sai come stringermi senza incatenare». Ogni album deve avere quella traccia che può sintetizzarsi nella classica definizione del “sound che tende verso il pop internazionale”, in cui la melodia di intreccia alle parole che traduci mentalmente in un'altra lingua, forse perché se le comprendi pienamente non riusciresti a canticchiarla senza piangere ancora una volta. Chiudono gli album degli acuti che devono comunque farsi strada fra la voce e l’impeccabile interpretazione di un intero album volutamente più soft, più umano. Se fosse una notizia sarebbe quella che oggi 12 dicembre il telegiornale passa dai nomi della probabile lista dei futuri ministri a quella dei cantanti in gara al prossimo Sanremo. Siamo il popolo delle anteprime, degli exit poll, dei sondaggi e sappiamo perfino spoilerare anche solo per il gusto di sentirci più bravi degli altri, ecco che quindi in controtendenza con la velocità del web, oggi invece di preparare il coccodrillo dei prossimi partecipanti al Festival, ho scelto di ascoltare un album, persino un po’ datato, ma che fa parte della mia lista. Autenticamente.

Tracklist:
1. Odio le favole
2. Gravita con me
3. Pezzi di paradiso
4. A parte te
5. Umano
6. Volevo dirti
7. Bionda
8. Lettera a mio padre
9. Schegge

Pubblicazione:  12 Febbraio 2016, durante il Festival di Sanremo, vetrina e specchio di una dimensione musicale che vede Ermal Meta fra le Nuove Proposte, quando invece sono gli addetti ai lavori ad essere sordi sordi alle proposte nuove.

Label: Mescal con distribuzione Artist First.


...e se fosse un disco? È il primo da solista di Ermal Meta, fra i più belli di quelli sanremesi e non solo. Un disco da tenere in macchina, uno di quelli che accompagnano i viaggi e non solo quelli fra le strade del mondo. Play.


Ermal Meta - A parte te (Official Video)
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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