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Album: Vivere e rinascere
Artista: Michele Zarrillo

Recensione di un album che canta la grammatica dell’amore.

di Nadia Macrì - 28 febbraio 2017
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Vivere e rinascere è il titolo del nuovo album di Michele Zarrillo pubblicato il 10 febbraio 2017, per Universal Music, contemporaneamente alla 67esima edizione del Festival di Sanremo che lo ha visto in gara dopo nove anni dalla sua ultima partecipazione. Il cantautore torna a pubblicare un disco di inediti dopo quasi sei anni dall’ultimo album Unici al mondo, scrivendo testi insieme a Giampiero Artegiani (che firma i testi di ben sei canzoni), Saverio Grandi, Valentina Parisse, Roberto Pacco, Luca Mattioni, Mario Cianchi, Felice Di Salvo, Marco Rettani e Stefano Colino.

Come il brano sanremese Mani nelle mani – molto probabilmente un po’ penalizzato ad un primo e rapido ascolto tra lo spettacolo televisivo – anche l’intero album ha bisogno di essere interiorizzato perché è musica che non si impone, ma si pone con dolcezza. Un lavoro discografico intimo e progressivo che mi ha portata a scrivere di questo album nella sezione del Magazine in cui presentiamo ai lettori di Fratelli d’Arte i lavori discografici che ci hanno affascinato, esaminando le atmosfere che i pezzi creano, rapportandole ad altre forme artistiche e non con una sorta del gioco “se fosse”... sicuri che la musica è!


Artista: Michele Zarrillo. Musicista, compositore, interprete di grande qualità. Una voce di cui abbiamo sentito la mancanza e che abbiamo atteso con pazienza a pacatezza. Doti a cui Michele ha abituato da sempre il suo pubblico, tornando finalmente forse anche con un’estensione vocale più alta, sempre precisa tra virtuosismi e la felice riscoperta del piacere della scrittura per la sua voce.

Titolo: Vivere e rinascere. Un album che segna una rinascita e arriva tre anni e mezzo dopo un importante incidente di salute (da cui si è completamente ristabilito). Si nasce, si vive, si rinasce. E per rinascere bisogna vivere, non vivacchiare. Ma serve l’amore, serve amare. Amare è aprire strade nuove, ma serve anche essere amati per rinascere. Qualcuno deve amarti, deve farti sentire il calore della presenza. Da solo non puoi farcela.

Copertina. Uno scatto, un primo piano. Ad un passo dai suoi sessanta anni il sole lo illumina ancora. Sempre.


Provo a raccontarvelo traccia per traccia, sapendo che la musica che scelgo è quella che alla fine racconta anche me, meglio di un vecchio diario segreto...


L’amore ancora esiste. «Per sempre innamorati senza rivedersi più, mai più». Apre l’album una melodia pulita, senza troppi ornamenti e un delicato stile interpretativo, che si contrappone alla vocalità sicura e forte per una canzone che va ascoltata nel silenzio della vita, col fiato sospeso. Ti manca l’aria, ti manca l’amore, quello che va oltre. E se fosse un’amicizia? Sarebbe la più bella, la più libera, quella che ti fa amare nella mente. Oh oh!

Mani nelle mani. «Vorrei che fossimo eterni, vorrei tornare a quei giorni». Segue il brano, scritto dallo stesso Zarrillo insieme a Giampiero Artegiani, che ha anticipato l’intero progetto con la sua partecipazione al Festival di Sanremo 2017. Un gran bel pop vestito di romanticismo. La classica bella canzone d’amore. Ci sei mancato Michele! Se fosse un lavoro sarebbe quello di un artigiano della creta. Quando si guasta l’opera che modella con le mani, il vasaio riprova e ne fa un’altra. Mani nelle mani con la forza di ripartire.

Vivo nel mondo. «Io canto così». Un brano fresco pieno di ritmo con una batteria che scandisce tempo e viaggi. Come quelli dell’anima, fra dialoghi dove a parlare sei solo tu. Un viaggio appena fatto e remoto allo stesso tempo: mescolando i nuovi suoni di una voce sospesa sulle nuvole con quelli dal respiro vintage. Se fosse un oggetto sarebbe una valigia con cose da portare, cose da lasciare.

Come ho fatto a perderti. «Abbracciami non lasciarmi sola, sarò per te quello che vuoi». Una lenta e penetrante melodia che bagna un testo carico, fra ricordi da non far sbiadire e sogni. Un percorso all’indietro per poter andare avanti dove il tempo dà un senso anche a ciò che ora ci appare impossibile. Il brano più lungo dell’album diventa il secondo tempo di Cinque giorni, con una dose di acuti e di fiducia in più.  Acuti toccano la rabbia mentre la dolcezza cede spazio alla speranza. Se fosse un quadro sarebbe uno fra i dieci più costosi di Picasso, uno di quelli in cui il pittore molto abile nella sua arte usa il simbolismo.

Vivere e rinascere. «Quale suono ha la felicità dentro l’anima, io mi chiedo se esiste un motivo in più per resistere». La titletrack racconta ancora l’amore con un’armonia vocale intensa che si amalgama a tante emozioni da lasciare cadere tra tasti bianchi e neri e una batteria che si aggrappa alle parole. Se fosse un testo scolastico sarebbe la grammatica, dell’amore in tutte le sue desinenze e varianti.

Per chi sa scegliere. «Grazie ancora per la forza che non sai di avere, grazie ancora per quel gesto non è mai un dovere».  La dimensione intima non potrebbe essere meglio interpretata che da questa ballat ricca di parole ricercate e densa  di potenza e tenerezza.  Ah l’amore... che non è solo istinto, ma scelta. Desiderio di stare vicini, farsi bene e scegliersi. Se fosse una parola sarebbe sussurrata, come una carezza.

La ragazza corre. «Sta seguendo tutti sogni suoi che le stanno scappando via perché il mondo te li toglie ormai, distrugge ogni poesia». Arriva l’elettronica ed il ritmo si fa più vivace per un funky che quasi non ti aspetti, ma Zarillo ha classe anche per atmosfere leggere dove il mondo dance si impasta con la favola, quella che non finisce sempre col vissero felice e contenti, ma si scontra con la realtà. Se fosse una strada dove correre sarebbero Strade di Roma.

Se tu non torni. «Così stanotte voglio una stella a farmi compagnia». L’unica cover del disco è un successo del 1994 di Miguel Bosé con cui il cantante spagnolo vinse il Festivalbar di quell’anno. Brano presentato sul palco dell’Ariston nella serata dedicata alle cover con un crescendo di musica e un’interpretazione impeccabile e non scontata, capace di alternare l'intensità di un amore finito con la gioia di un periodo musicale che ha segnato la consacrazione dell’artista nel panorama italiano. E se fosse Miguel Bosé a cantare un brano di questo disco?

E poi riapparve il mondo. «Svegliandoci di colpo dall’incanto». Sound e parole si intrecciano in un percorso tra ricordi e domande per un brano che è soprattutto un testo. Malinconica come una foglia di autunno che vola nell’aria prima di cadere senza poter far più nulla e rimanere lì ferma con i suoi colori. Se fosse un profumo sarebbe quello della carta dei libri ammassati nelle bancarelle sulla riva Gauche a Parigi.

Amore imperfetto. «Noi ci fermiamo qui». Senti Michele Zarrillo e pensi Ramazzotti e poi Mango, fra tempi che si fermano. Grandi capacità interpretative, grande energia per un brano che ci rende piccoli e nudi davanti a ciò che non possiamo immaginare e ci blocca. Se fosse un film sarebbe L’ultimo film insieme.

Mille latitudini. «Ho superato il limite». Un sound che tende verso il pop fresco ed estivo, nonostante il testo che racconta ancora un amore che finisce fra le stazioni di un viaggio mentale. Echi. Spazio. Un cielo che canta il desiderio di ricominciare rende la chiusura dell’album un inizio… verso nuovi viaggi, nuovi amori, un partire solo con il bagaglio a mano e non pesa se non di sogni e segni. Se fosse un colore sarebbe il blu. Una rosa blu.


Tracklist:

  1. L’amore ancora esiste
  2. Mani nelle mani
  3. Vivo nel mondo
  4. Come ho fatto a perderti
  5. Vivere e rinascere
  6. Per chi sa scegliere
  7. La ragazza corre
  8. Se tu non torni
  9. E poi riapparve il mondo
  10. Amore imperfetto
  11. Mille latitudini


Pubblicazione:  10 Febbraio 2017, durante la sua partecipazione al Festival di Sanremo.


... e se fosse un disco? È stato prodotto e arrangiato da Alessandro Canini con lo stesso Zarrillo. E sicuramente avranno lavorato soprattutto di notte, perché la notte (anche quella dei pensieri) ritorna in quasi tutte le canzoni. Canzoni d’amore, di storie che finiscono e nascono. O rinascono. Come le farfalle. Canzoni che sapranno farsi ascoltare nel tempo. Play.


Michele Zarrillo - Mani Nelle Mani (Sanremo 2017)
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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