Oggi è ...

Album: Pace
Artista: Fabrizio Moro

Recensione. Perchè anche un disco può darti la pace.

di Nadia Macrì - 13 giugno 2017
2391

Pace è il titolo del nuovo album di Fabrizio Moro pubblicato il 10 marzo 2017 per la Sony Music, ad un mese dalla 67esima edizione del Festival di Sanremo che lo ha visto in gara dopo dieci anni dalla vittoria tra le Nuove Proposte con Pensa (brano con il quale si è aggiudicato anche il Premio della Critica Mia Martini) e dopo nove anni dal podio raggiunto tra i Campioni con Eppure mi hai cambiato la vita. Il cantautore romano torna a pubblicare un disco di inediti - dopo due anni di distanza dall’ultimo album Via delle Girandole 10 - che nella sua carriera ventennale segna l’ottavo disco in studio.

Il brano sanremese Portami via – che ascoltato dall'Ariston, cogliendo meglio il connubio della voce con l’orchestra, lasciava senza fiato – è certificato platino (certificazioni diffuse da FIMI / GfK Italia) ed il video del brano ha superato 29.500.000 visualizzazioni. Numeri che giustificano solo capolavori assoluti. Capolavori che non hanno bisogno di altre parole per essere raccontati, ma è la sfida del mestiere del giornalista e quindi eccomi a scrivere di questo album nella sezione del Magazine in cui presentiamo ai lettori di Fratelli d’Arte i lavori discografici che ci hanno affascinato, esaminando le atmosfere che i pezzi creano, rapportandole ad altro con una sorta del gioco “se fosse”…sicuri che la musica è!

Artista: Fabrizio Moro. Cantautore, chitarrista e musicista, interprete di grande qualità. Una voce pulita perché sporca. Sporca di vita, concreta, vera. Riconoscibile. Una voce che è anche una penna che firma tutti i testi dell’album oltre che le musiche con la collaborazione per alcuni brani di Roberto Maccaroni, Roberto Cardelli e Danilo Molinari.

Titolo: Pace. Un lavoro discografico che lui stesso definisce terapeutico, ma è la cura anche per chi lo ascolta. La pace è una ricerca più che un desiderio, spesso siamo artefici della nostra pace, spesso ostacoliamo quella degli altri, intenzionalmente con le nostre debolezze o involontariamente, ma il sogno della pace è sempre tangibile, come è concreta la scrittura dell’intero disco in cui Fabrizio parla della sua visione della vita.

Copertina:  Uno scatto in bianco e nero, un primo piano. Delle pennellate azzurro cielo e giallo sole che contornano uno sguardo. Guarda fisso l’obiettivo che diventa specchio, ma in realtà guarda in alto e si racconta.


Provo a raccontarvelo traccia per traccia, sapendo che la musica che scelgo è quella che alla fine racconta anche me, meglio di un vecchio diario segreto...


Pace. «Cerco la pace fra le cose che ho in mente / fra tanta gente che non cerca niente / nel dubbio amaro di un posto nel cielo / nell’incertezza fra il falso ed il vero». Apre l’album la titletrack che è il brano più lungo dell’intero disco, quasi a voler dire che la pace sfugge anche quando pensiamo di averla a portata di mano, la sua ricerca è lunga, continua che diventa un urlo. E se fosse un invito? Ai grandi della terra, ma anche ai piccoli. La pace è possibile. Nonostante i fallimenti, nonostante le cadute, nonostante spesso si sceglie di chiudere le porte per facilità, eppure la pace è possibile solo grazie a te. Ti sta cercando.

Tutto quello che volevi. «Gli occhi semichiusi /e la paura di riaprirli all’improvviso e di trovarci un'altra pagina di vita / un'altra pagina di noi un'altra pagina di te». Segue il brano scritto dallo stesso Moro insieme a Roberto Cardelli  per la parte musicale e dalle prime note si sente il suo apporto in un brano dove la base musicale ha lo stesso peso del testo combattivo. Se fosse un messaggio su whatsApp sarebbe uno di quelli che le spunte restano grigie. Parole che perdono significato, persone che fanno male, ma è tutto normale.

Giocattoli. «Conoscono chi sei ma fanno finta di esser ciechi / sotto la plastica hanno un cuore e una vita che non vedi / qualcuno muore qualcuno invecchierà per sempre e non lo troverai mai più / dentro a un scatola dove l’avevi messo tu». Un brano fresco in cui, quasi in una dimensione fiabesca, il ritmo scandisce il tempo e non solo quello sul pentagramma. E pensi a quella bellissima bimba bionda, Letizia, al firmacopie di Cosenza col suo cicciobello che ha posato sul palchetto oltre la linea zebrata, pronto col suo piedino a fare un passo oltre. Se fosse un cartone animato sarebbe anche Barbapapà capace di prendere qualsiasi forma e dare anima ad ogni desiderio, anche quelli dei bimbi un po’ cresciuti.

Semplice. «E ci credi che tutto è possibile / che ogni cosa sta lì ed è afferrabile / tu sei quello che io vorrei essere». Fino a un certo punto puoi essere quello che vuoi. Dopo l’orologio sembra che prenda un ritmo diverso come quello del rap melodico che scandisce questo brano pieno di energia in cui troviamo la concretezza a cui Moro ci ha sempre abituato bene. Se fosse una data sarebbe il 7 gennaio. La data in cui prendono vita i buoni propositi, le diete, le nuove agende. Il giorno dopo cambia tutto, ma quella fiducia che abbiamo avuto solo qualche ora prima ci porta a sperare ancora, sempre, ad essere audaci. A volte è meglio chiedere scusa dopo che permesso prima. Semplice.

Portami via. «Tu portami via / dalla convinzione di non essere abbastanza forte / quando cado contro un mostro più grande di me / consapevole che a volte basta prendere la vita cosi com’è». Il brano che segna la sua quarta partecipazione al Festival di Sanremo e che ha ricevuto la "Menzione Premio Lunezia" come miglior testo in gara dell’edizione del 2017 ha una melodia trasognante, una voce leggera e tanta emozione da imparare a gestire. Una dedica, una preghiera, una richiesta d’aiuto. Una figlia che prende sulle proprie spalle il suo papà.  Se fosse un oggetto sarebbe una clessidra che giriamo in continuazione, da qui all’eternità.

La felicità. «Cadono come castelli di sabbia / le nostre certezze, pilastri di rabbia e paura / siamo lontani dai giorni che ci hanno concesso / di apprendere il senso di chiederci scusa / con un compromesso e trovare la cura». La capacità di Moro di imporre musica e parole in punta di piedi con una ballata che tra nostalgia e sogni ci ricorda che non è l’amore a darci la felicità e non è la felicità che ci fa innamorare seppure sono due parole che  spesso pronunciamo nella stessa frase. La felicità la trovi quando sei triste, quando capisci che basta un sorriso per ritrovarla. Il tuo. Se fosse un bicchiere di vino sarebbe accompagnato ancora da un panino. Eppure si sono lasciati, ma non del tutto.

L’essenza. «Si spezza il conflitto con una carezza». Un brano che fa comprendere subito il senso della scelta del titolo dell’album. Un testo che guarda indietro. Storia di guerre, apparentemente senza pace interiore, eppure è la speranza l’essenza del brano. Si spezzano tante cose e quando succede quasi non ci credi. Però non sono solo le cose belle che si possono spezzare con estrema facilità. Già, a volte basterebbe solo una carezza, un soffio. Basta poco, ma basta farlo. Se fosse una cover te la immagini cantata da Jovanotti in uno stadio con Lorella Cuccarini prima ballerina di una mega coreografia. Lalalalalalà.

Sono anni che ti aspetto. «Le mie paure / sono carezze mancate / incertezze che tornano a un passo da me». Singolo che ha anticipato di un anno l’intero progetto facendoci assaporare quello che stava confezionando Fabrizio Moro. Sostenuto da un arrangiamento orchestrale in cui non mancano scie elettroniche racconta tutte le paure di un uomo, ma anche qui tornano le carezze in veste di attori non protagonisti. Ti fai i muscoli, colori le braccia di mille tatuaggi, ma alla fine resti un uomo che ha bisogno dell’amore e perciò ama e spera. Se fosse una materia scolastica sarebbe la matematica con le sue equazioni piene di incognite.

Andiamo. «Ma non dimentichiamo / che ogni ferita serve / a ricordarci solamente che viviamo». Un sound vintage - anche se è quello che ultimamente ci propongono le radio - con ritmi incalzanti per il terzo singolo dell’album, attualmente in rotazione radiofonica e forse anche il pezzo in senso stretto più commerciale, forse però il meno rappresentativo dell’album se non per il testo che ripercorre con molta semplicità di linguaggio i temi affrontati negli altri brani. Una sintesi senza molta poesia, ma con in invito, ed è indicativo presente, prima persona plurale. Insieme anche le ferite fanno meno male. Se fosse una squadra di calcio sarebbe il Crotone, rimasto in serie A perché dagli ostacoli ha saputo trarre la sua forza.

È più forte l’amore feat. Bianca Guaccero«Fra il coraggio e la paura / fra chi è nascosto e chi va oltre le mura / fra la forza che hai già speso e quella che ora non hai / fra il rumore del silenzio e le cose che dirai / è una parte di noi / fra il sollievo e il dolore / È più forte l’amore». Il tema dell’amore è svelato nel brano valorizzato dall’armonia vocale di Bianca Guaccero. La sua collaborazione è una piacevole sorpresa che sottolinea la grande capacità interpretativa dell’attrice nel creare la voce femminile che si fonde con quella di Fabrizio in un duetto solista. E se per la prima volta nella sua carriera l’artista decide di fare un duetto, che sta stretto anche nella denominazione di featuring, non poteva che essere pura alchimia, forte come l’amore. Se fosse un singolo sarebbe quello che vorremmo ascoltare prossimamente in radio!

Intanto. «Intanto le persone cambiano opinione / intanto fuori piove». Un brano che ha un valore aggiunto perché canta Fabrizio, ma ascolta Vasco. E in un disco pieno di giornate di sole e di luce nel salone, prende l’ombrello. Piove. Eppure non è più arrabbiato col mondo. Una chiusura dell’album che è un inizio… e noi intanto ci ritroviamo legati a questo cantautore che tra genialità, eleganza e un capello in testa ci ha conquistato. Se fosse un’età sarebbe 21 anni…e intanto passa il tempo.

 Tracklist:

 

  1. Pace
  2. Tutto quello che volevi
  3. Giocattoli
  4. Semplice
  5. Portami via
  6. La felicità
  7. L’essenza
  8. Sono anni che ti aspetto
  9. Andiamo
  10. È più forte l’amore feat. Bianca Guaccero
  11. Intanto

 

 

Pubblicazione:  10 marzo 2017.

Label:  Sony Music Italy.


...e se fosse un disco? È stato prodotto con  Antonio Filippelli e Fabrizio Ferraguzzo. È il disco in cui la parola paura compare in 8 brani su 11, ma è il disco del coraggio, della libertà, della consapevolezza che nonostante tutto non bisogna mai arrendersi, se non... alla pace.


Fabrizio Moro - Pace
1
L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
Cerca
Recensioni - Ultime news...
28 feb 2017 | 3008
12 dic 2016 | 6134
21 set 2016 | 3584
13 set 2016 | 2978
28 giu 2016 | 2371
1 giu 2016 | 1018
9 apr 2016 | 2161
27 gen 2016 | 3477
Fratelli d'Arte Magazine - Testata giornalistica registrata - Reg. Trib. di L'Aquila n. 4/13
Direttore responsabile Silvia Valenti - Contatti: redazione@fratellidartemagazine.it 
© 2013 Fratelli d'Arte Associazione Nazionale - Tutti i diritti sono riservati - Realizzato da oasiWEB