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AscoltanDoSi.
Fra il Do di Costantino Vetere e il Si di Alessio Calivi

Il quarto appuntamento unisce due giovani cantautori che hanno entrambi pubblicato nel 2015 album nostalgicamente poetici

di Nadia Macrž - 7 agosto 2015
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Per questo quarto appuntamento di #AscoltanDoSi abbiamo messo a confronto due cantautori che seppur apparentemente diversi nei generi sono uniti da testi molto curati e nostalgicamente poetici: Costantino Vetere e Alessio Calivi.

Costantino Vetere è di Palestrina e ha pubblicato qualche mese fa il suo primo lavoro discografico: In bilico per Riserva Sonora. Una laurea in filosofia e studi di Conservatorio sono presenti con forza nei brani dell'album che fotografano una realtà in bilico, fra la leggerezza del fumetto usato per cover di copertina e la profondità introspettiva di un pozzo.
Alessio Calivi è calabrese e ha recentemente pubblicato per ManitaLab l'album Sirene, vetri, urla e paperelle. Lui la sottile vena ironica la inserisce già nel titolo del cd, nonostante il contrasto poi con i colori scuri della cover di copertina che riportano fra scale cupe alla sua vocalità rock, ma non un classico rock alternativo, è un rock armoniosamente alternativo. 

Un abbinamento che è un viaggio nella profondità dell'essere umano. Uno sguardo sul mondo, che non è proprio come ce lo sognavamo. Uno scatto con la polaroid dei ricordi e noi lì a sventolare foto che prendono colori, o forse no.


Partiamo con le domande di Alessio per Costantino Vetere.

Ciao Costantino, è davvero un piacere. Leggendo dei tuoi studi, musicali in particolare, quanto credi siano importanti per creare e stendere, nelle sue strutture, una canzone? Te lo chiede un autodidatta.
Ciao Alessio. Io credo che nella stesura di un brano le possibilità compositive siano varie: a volte ci si trova a dare sfogo a un istinto, a una sensazione o a un bisogno espressivo; altre volte è la volontà di sperimentare nuove melodie, incastri armonici, confrontandosi con i grandi compositori! Tutto questo mi lascia pensare che lo studio è molto importante ma non fondamentale, almeno per quello che riguarda la composizione. Sicuramente conoscere l'armonia e le regole della composizione classica è un vantaggio se si vuole gestire la scrittura con un obiettivo e una ratio, ma la libertà espressiva e il genio molto spesso sgorgano nelle vene di chi è scevro da studi strutturati, basti pensare ai capolavori innovativi dei Beatles.

Quali sono le tue fonti d'ispirazione? Mi riferisco soprattutto ai testi.
Per quanto riguarda i testi ho sempre scritto cercando di non seguire un modello predeterminato. Provo a descrivere attraverso immagini le sensazioni, i pensieri e le emozioni che vivo quotidianamente, approfondendo il senso che sta al di là della superficie. Per raggiungere questo scopo mi esprimo nella maniera più naturale possibile, sapendo che la mia indole potrebbe non essere compresa facilmente. Spesso i testi nascono da appunti che prendo nei momenti più vari della mia giornata, quando la mia attenzione viene catturata da qualcosa che penso valga la pena raccontare.

Da quale artista sei attualmente o sei stato influenzato maggiormente?
Molti sono gli artisti che mi hanno folgorato, influenzando il mio percorso artistico: sicuramente per quanto riguarda l'ambito prettamente vocale amo in maniera quasi religiosa Stevie Wonder, Bobby McFerrin e Sting, per citarne solo alcuni; nella composizione mi ha influenzato molto il progressive rock e il cantautorato, non solo italiano, ma anche il jazz e la musica elettronica.

Cosa pensi della musica indipendente italiana? Segui qualche artista in particolare?
Questa domanda mi mette un po' in difficoltà poiché prima di conoscere la mia etichetta e tutto il mondo indipendente ignoravo completamente questo universo musicale, non per snobbismo. Quindi è da poco che mi sono inoltrato in questa foresta molto fitta ma non per questo inesplorabile. Ho iniziato a conoscere qualche artista e posso dire che a volte la qualità di alcuni meriterebbe una ribalta maggiore. Nel momento attuale sicuramente è una delle pochissime strade percorribili per potersi proporre nella propria purezza senza dover scendere a compromessi, con molte difficoltà ma anche con altrettante soddisfazioni.

Quando entri in studio di registrazione, con quali criteri scegli i tuoi collaboratori/musicisti? O preferisci essere da solo quando curi i particolari dei tuoi lavori? Cioè avvalerti di tutte le scelte artistiche.
In bocca al lupo per tutto e davvero complimenti.
In studio di registrazione entro, solitamente, con le idee quasi completamente chiare, per il resto lascio libertà ai musicisti che preferisco scegliere non solo per la bravura tecnica, ma anche per l'affidabilità e la stima personale.


Ed ora è Costantino che intervista Alessio Calivi.


Ciao Alessio. Dalla tua biografia leggo che sei calabrese: cosa ti ha spinto a lasciare il sud e quali differenze, non solo a livello musicale, hai riscontrato?
Mi ha spinto a lasciare la Calabria la ricerca di suoni metropolitani. Non ho notato molte differenze fra sud e nord: credo ci siano fermento e qualità in entrambi i posti.

Da quali artisti o generi musicali sei stato attratto nel tuo percorso artistico?
Sono figlio di diversi generi musicali, proprio per questo le band che mi hanno influenzato di più sono molto diverse fra loro. Ad esempio Tool, Mogway, Massive Attack e David Sylvian.

Emerge nei tuoi lavori una forte tendenza alla sperimentazione sonora: i tuoi studi da sound engineer ne sono la causa o la conseguenza?
In realtà i miei studi sono la conseguenza di una certa sperimentazione sonora. E' molto importante saper stare sia davanti che dietro ad un mixer. C'è solo da imparare. Credi che ci sia ancora una strada percorribile dagli artisti per esprimersi liberamente senza cedere alle pressioni del mercato? Se sì quale?

Io penso in tutta onestà, che se si intraprende bene e con umiltà il proprio percorso artistico, il resto non conta. Dal vivo, sul palco, cerco di esprimere ogni singola emozione che poi sono le stesse del disco. Pensi che la musica nell'attualità possa avere ancora una funzione sociale o sia solo una fonte di svago e di intrattenimento? Grazie e in bocca al lupo per il tuo futuro; speriamo di incontrarci su di un palco!

Penso che la musica essendo un mezzo di comunicazione universale abbia un ruolo sociale molto importante che ognuno può utilizzare a proprio piacimento. Rimane importane dare dei segnali attivi e reali per non essere ambigui risultando chiari su ciò che ci circonda.


Alessio Calivi - Storia stonata
1
Costantino Vetere - Ottocento
2
L'autore

Nadia Macrž

Nadia Macrž, Ť nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre cittŗ italiane, isole comprese.
Non Ť chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciÚ che Ť alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual Ť la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia Ť a metŗ. Tra terra e cieloĒ.
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