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Fra il Do de I Musicanti del Vento e il Si di Bellati

Il dodicesimo appuntamento della rubrica vede a confronto musica d'Autore

di Nadia Macrì - 31 maggio 2016
1951

Una band e un cantautore. Due mondi diversi soprattutto apparentemente eppure con un grande punto d'incontro. La musica o meglio le canzoni. Non sono canzonette, non sono solo canzonette: fra numeri, immagini e sensazioni c'è la Canzone d'Autore.

Ci piacciono i confronti che non siano scontati, e ci piace l'idea di gustare un buon bicchiere del corposo vino Cirò fra le sorgenti rilassanti e delicate di Acqui Terme. Ci piace unire a tavola l'Italia. Sperimentare sapori nuovi. La Calabria e il Piemonte potrebbero esportare insieme il gia'nduiatto, potrebbe essere un cioccolatino piccante e sofisticato nello stesso tempo, ed ascoltando gli album de I Musicanti del Vento e di Alessandro Bellati è proprio questo il retrogusto che rimane.


I Musicanti del Vento è la band più esuberante della Calabria, che mette sul palco l’entusiasmo e l’armonia di ben 9 virtuosi musicisti che miscelano la musica folk con una rilettura in chiave satirica in cui si accostano dei testi accattivanti, squisitamente cantautorali. Sul palco del loro ApeTour 2016, una  maratona di musica, poesia mordace, brindisi e attualità che fa preferire la cantina con: Fabio Nicoletti, voce e chitarra classica; Paolo Presta, fisarmonica e organetto; Daniele Nicoletti, basso elettrico; Antonio De Paoli, violino; Ciroberto Caputo, tromba; Gianluca Bennardo, trombone; Diego Soda, chitarra acustica, elettrica e mandolino; Bruno Aloise, chitarra classica e Gabriele Di Nardo, batteria e percussioni.

«La nostra inclinazione ci dirotta inequivocabilmente sulle delicate strade della canzone impegnata – dichiara la band - e anche all’orecchio di chi approccia per la prima volta alla nostra musica, salta fuori chiaro l’amore per il sociale. In tutti i dischi e soprattutto durante i live cerchiamo, in modo anche molto spontaneo e naturale, di amplificare le voci delle minoranze sempre più attutite dalle logiche dell’attuale sistema che pare anteporre il profitto alla dignità dell’uomo».


Alessandro Bellati è cantautore, sublime pianista, compositore ambient music, poeta, autore teatrale, conduttore ed anche un raffinato stilista.

Il suo ultimo ablum dal titolo 28 su etichetta Riserva Sonora, è un album che culla l'ascoltatore con sonorità morbide e mai prepotenti, una sorta di percorso benessere che è ben lontano dal main stream radio televisivo da cui siamo soliti essere travolti negli ultimi anni: 

«C’è sempre tempo per onorare il proprio tempo, perché comunque ci è stato donato e abbiamo il dovere di viverlo in modo completo, con coscienza, intuito e fatalità. E questo, in sostanza, è tutto».

 

I Musicanti del Vento intervistano Alessandro Bellati

Perchè hai iniziato a scrivere?
Necessità interiore. Gusto per la ricerca di un mondo che potesse esprimere la bellezza di ciò che non si vede e non si tocca.

Quali differenze noti tra la "vecchia" leva cantautorale italiana (De Andrè, Gaber, ecc.) e la nuova generazione di cantautori?
Nessuna, perché le canzoni sono come l'ossigeno e non vi sono forme di ossigeno diverse. La canzone d'Autore è canzone d'Autore, il resto è intrattenimento musicale.

I suoni e le tradizioni del luogo in cui vivi o sei vissuto, quanto influenzano la tua musica?
Hermann Hesse asseriva che chi vive in posti belli, vado a memoria, è facilitato nel fare cose belle. Abito nell'Alto Monferrato dove le acciughe di Capo Noli incontrano il Barbera e le colline Patrimonio dell'Unesco, a pochi chilometri dal monte Bianco, a pochi chilometri dalla costa Azzurra, a pochi chilometri dalle Cinque Terre; ovvio che la canzone d'Autore italiana, peraltro nata e sviluppata al massimo grado qui, e quella francese sono nell'aria e la bellezza dei luoghi rende più magico il tutto. Quindi il luogo in cui vivo non mi ha soltanto ispirato, ma mi ha tolto le parole di bocca per scriverle sopra un foglio.

I talent show stanno in qualche modo incidendo prepotentemente sul mercato musicale italiano. Una tua opinione in merito.
I talent stanno condizionando il mercato: è oggettivo. I talent sono un piacevole intrattenimento musicale. I talent hanno livellato verso il basso i gusti musicali. I talent non sono Arte. I talent sono comunque una manna dal cielo per chi fa canzone d'Autore in quanto l'ossigeno rimarrà ossigeno, il resto è solo affanno momentaneo che prima o poi finirà.

Quale credi sia il futuro della canzone d'autore?
La canzone d'Autore non morirà mai perché l'Arte non morirà mai. Tutto il resto si manifesta, condiziona per un po di tempo i tempi e poi, fortunatamente, passa.


Alessandro Bellati intervista I Musicanti del Vento
 

Gruppo o solista? Quale motivazione ha dettato la vostra scelta?
Credo che non si tratti tanto di una scelta, quanto piuttosto di un naturale equilibrio; esistono espressioni artistiche che esigono la forma solista, altre, la forma band. Al confine tra i due approcci ci sono poi le “band d’autore”, come i Musicanti del Vento, che fanno orbitare attorno al testo centrale, sonorità, intensità e sinergie peculiari dei classici gruppi.

L'ironia è un'arma, una modalità oppure cosa...?
Diventa arma dal grosso potenziale quando la si usa per veicolare verso il popolo contenuti delicati, rivoluzionari, solitamente tenuti a riposo forzato sotto l’ombra; diventa scudo imperforabile, quando la si applica su se stessi e consente di affrontare la vita col sorriso, perché consci dei propri limiti ed in serena convivenza con essi; è hobby appassionante quando diventa presa per il culo non cattivissima!

Quanto curate gli arrangiamenti e quale importanza date ai testi?
I ritmi, i suoni e le melodie vengono pensati come supporto alle parole… Ogni nota, almeno nelle intenzioni, non solo è cucita sulla singola parola, ma più in generale esprime il concetto che il testo si prepone di comunicare. Mettiamola così, il testo è il cuore, pompa delle emozioni, delle sensazioni, l’arrangiamento è il sangue, che in armonia con la ritmica del cuore prende quelle emozioni, le supporta e le conduce.

Quali sono i vostri riferimenti musicali?
Un po’ tutta la “vecchia guardia” della canzone d’Autore italiana; su tutti De Andrè, per il quale è superfluo dilungarsi con gli elogi, ma anche gli ascolti di Gaber, Guccini, De Gregori . Per quanto riguarda invece le band, ce n’è una in particolareche ha rivoluzionato il folk rock d’autore e che ci ha appassionato tantissimo, Il Parto delle nuvole pesanti, geniali, innovativi, coraggiosi e amplificatori di voci in minoranza.

Se la vostra sala prove potesse parlare cosa ci racconterebbe?
Abbiamo stipulato una scrittura privata con le mura della sala per tutelare la nostra privacy. Ma passanti, del centro storico di Rogliano (CS), raccontano di risate, schiamazzi, urla a volte di rabbia e a volte di gioia, rumori molesti e odori molesti! Ma sono solo chiacchiere, perché poi la storia vera inizia quando finite le prove, la famiglia chiassosa e grottesca si sposta nei punti di ristoro per smaltire la stanchezza e fare il pieno di ispirazione!


Alessandro Bellati - 28
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Il moralista - I Musicanti del Vento
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L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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