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Con Rocco Tanica in mondovisione dalla sala stampa

La scuola di danza “Dance in Motion" di Sanremo protagonista di uno sketch durante l'ultima serata del Festival di Sanremo

di Nadia Macrì - 20 febbraio 2017
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Rocco Tanica da qualche anno ormai, durante la settimana del Festival di Sanremo, a fine di ogni serata, fa sorridere con degli sketch realizzati in collegamento dalla sala stampa Roof, ironizzando sul lavoro dei tanti giornalisti presenti. Un momento di leggerezza in una sala che per tutta la giornata è invece molto seriosa, tra conferenze stampa ufficiali e la concentrazione di chi deve raccontare il Festival per la carta stampata ed estera. Rocco Tanica però, con quello stile immediato e divertente a cui ci hanno abituato bene Elio e le Storie Tese fin dai tempi de La terra dei cachi, presentata proprio sul palco dell'Ariston nel 1996, riesce con una satira pulita e un atteggiamento quasi distaccato ad inventarsi una finta rassegna stampa, spesso molto più vera nell'origine dei pensieri di molti titoloni di giornali, scritti solo per far leggere il pezzo. 
Per l'ultimo collegamento della 67esima edizione, Rocco Tanica ha voluto con sé i ballerini (non professionisti) della scuola di danza "Dance in Motion" che con dei passi di Macumba hanno montato ironicamente una coreografia sul pezzo più lento del Festival, interpretando il ruolo di alcuni giornalisti sui generis.
Noi abbiamo raggiunto la scuola di danza nel cuore di Sanremo, seguito le ultime prove e la fase di trucco e parrucco (con Giandomenico Diaferia, hair stylist torinese in trasferta in Liguria per acconciare tutto lo staff che ruota attorno all'etichetta Riserva Sonora), condividendo l'emozione palpabile e gioiosa dei vari ballerini che nella vita fanno altro (c'è chi ha una sartoria, chi fa l'attrice, chi studia), ma dopo le giornate intense si ritrovano in palestra con l'insegnante di danza Elisa Rosano, e se da una parte scaricano tensioni e problemi quotidiani attraverso il fitness e la danza, dall'altra acquistano sempre più consapevolezza dei movimenti del proprio corpo tonificando non solo i muscoli, ma anche la mente e l'autostima.

A rispondere alle nostre domande su questa esperienza particolare c'è Valentina Di Donna, performer ed attrice, con una laurea in Scienze dello Spettacolo e un diploma alla Scuola di Teatro Sociale e Arti Performative di Firenze. Da attrice è riuscita magistralmente nell'impresa ideata da Rocco Tanica, ma con lei tutti i ballerini/giornalisti hanno regalato un momento di fresco umorismo, ricordandoci che bisognerebbe ridere un po' di più, sapersi prendere in giro, vivere con più leggerezza, ma mai con superficialità. Si può ballare la Macumba anche sulle note e gli acuti frenati di Al Bano, quando la melodia giusta ce l'hai nella mente. Bisogna saper essere sordi e non ascoltare chi vorrebbe fermare i nostri movimenti e le nostre idee, e con il rischio di sembrare una voce fuori dal coro andare sempre avanti per la nostra strada... Di rose e di spine!


Com’è stata l’esperienza di partecipare al Festival di Sanremo in mondovisione?
Verso il Festival di Sanremo, che tu sia un sanremese o meno, c’è sempre un certo timore reverenziale.  In generale l’esperienza è stata positiva, ma non poteva essere altrimenti. Se presa con lo spirito giusto, la kermesse matuziana stimola di molto l’entusiasmo. L’aria di festa, o di Festival, rende tutto più frizzante, creativo, atteso, ed in quella bolla temporale tutto appare migliore.
Poi per me che sullo spettacolo ci ho costruito (anzi, sto costruendo!) la mia carriera, un’opportunità come questa, per quanto piccola sia, non è da sottovalutare!

E come racconti invece l'esperienza di lavorare al fianco del grande Rocco Tanica?
Di Rocco mi sento di dire che è un vero professionista, uno di quelli con la “P” maiuscola. Sin dall’inizio, cioè da quando è stato chiesto alla scuola di danza “Dance in Motion” di Sanremo di esibirsi per lui, si è mostrato di una gentilezza mai vista prima. Ha voluto incontrarci più volte per essere sicuro che tutto fosse curato nei minimi dettagli: dalla scelta dei movimenti, al look, a quando intervenire, ecc. Con il suo tono di voce molto pacato ed un rispetto per il lavoro che la nostra insegnante di danza e Macumba (disciplina che unisce il fitness alla danza) Elisa Rosano stava facendo per lui, ci ha accompagnati dolcemente al palco del sabato sera del Festival. A dirla tutta, ci ha accompagnato nei camerini! Ci ha tenuto, anche dopo l’esibizione, a ringraziarci uno per uno, concedendoci anche svariati scatti ed autografi. Una cosa mi ha colpita tantissimo: mentre ci stava salutando, prima di congedarsi e sgattaiolare al Dopo Festival, si è accorto che una di noi mancava all’appello. Ed in effetti era così! Una di noi era fuori sul balcone a fumare una sigaretta, così ha aspettato che rientrasse per salutarla ed andare poi via. Insomma, se prima di conoscerlo lo stimavo come artista, oggi la stima per lui è raddoppiata. È sicuramente una persona che rincontrerei volentieri nella vita.

Ma per dei sanremesi cosa rappresenta partecipare al Festival di Sanremo?
Qui c’è da fare un passo indietro! Io sono sanremese sì, ma d’adozione. Abito in questa città dal 2009, ed anche se mi sono allontanata dal mio paese d’origine (Spotorno, in provincia di Savona) di soli circa 100 km, e che quindi rientri a tutti gli effetti nella categoria dei “liguri”, Sanremo è sempre stata la città delle meraviglie, quella conosciuta in tutto il mondo e che a distanza di km scatena nei volti altrui quello che io chiamo fattore “uao”. La prima volta che ho visitato Sanremo avevo 13 anni e 39 di febbre, ma volevo venire a tutti costi per vedere Giorgia, che all’epoca se non erro cantava Di sole e d’azzurro. Poi tornai a 17 perché i miei zii paterni dalla Puglia volevano vedere il Casinò e poi… poi (una nuova citazione a Giorgia involontaria!) a 22 anni ho deciso di fermarmici, principalmente per tre motivi: perché è stato amore a prima vista, era il sogno del mio nonno materno, anche lui pugliese di Terlizzi, che tornando dalla guerra si era fermato svariati mesi a Sanremo ed aveva insegnato a molti floricoltori come coltivare i fiori e si era innamorato di questa città. Il suo desiderio era quello di tornarci prima di morire, non ci è riuscito, ed in una visione un po’ romantica è come se avessi esaudito il suo desiderio di tornare. Terzo e non ultimo motivo, qui ho trovato l’amore! Quale ragione migliore di questa per decidere di fermarsi?
Tornando alla domanda e considerata tutta la premessa iniziale, partecipare al Festival, anche se sei un sanremese, è un’emozione immensa. Per chi come me ama questa città in tutto il suo “pacchetto”, positivo e negativo, ne è anche affascinato e per noi che comunque sia durante tutto l’arco dell’anno usiamo il teatro Ariston per i saggi di danza, per guardare film, per fare i film, come nel mio caso che ho lavorato al film Dalida, girato in parte proprio su quel palco, è sempre e comunque un tuffo al cuore la settimana del Festival. Mi rendo conto che probabilmente facciamo parte di quella nicchia di persone che vedono tanto il bello di questa “folle” settimana, e che per molti è un fastidio, un disagio, perché la città è costretta a bloccarsi e a mettersi al servizio della kermesse, ma d’altronde non si potrebbe fare diversamente. Per molti di noi sbirciare in anticipo la scenografia, per fare un esempio, è stato possibile per la prima volta. È un’emozione che non si può spiegare a parole, è da vivere!

Qual è  stato il complimento più bello che hai ricevuto dopo la performance?
È stato quello di mio padre, che con il suo fare un po’ burbero e misterioso, mi ha fatto capire che è stato sveglio sino all’una e mezza di notte per vedermi dicendomi: “è con i pantaloni tutti strappati te ne vai in televisione”?

Vi abbiamo visto ballare ironicamente sul brano di Al Bano, ma quale canzone vi ha ispirato?
Trattandosi di una performance comica, la coreografia è stata montata su una classica musica da circo. Non poteva esserci musica più adatta!

Quale canzone del Festival è invece più adatta per una coreografia di Macumba?
Già la ballavamo nei camerini prima dell’esibizione... Senza alcun dubbio Occidentali’s karma di Gabbani! Non nascondo il fatto che anche in questo momento la sto ascoltando come sottofondo musicale. Elisa l’ha già inserita come riscaldamento delle nostre lezioni e chissà se ne verrà fuori qualcosa di più? Io credo di sì, ma aspettiamo aprile per dirlo!


Alla fine quindi vince ancora la scimmia... che si rialza e balla! Facciamolo anche noi! Namasté! Macumba! Olé!


L'autore

Nadia Macrì

Nadia Macrì, è nata nel 1977 a Zurigo, ma ha vissuto anche in altre città italiane, isole comprese.
Non è chiaro se per vocazione o per bisogno, alterna pittura, radio, canto, web e scrittura all'arte della medicina. Segue con particolare interesse gli artisti emergenti e ama tutto ciò che è alternativo.
Ha all'attivo diverse collaborazioni con emittenti radiofoniche, case discografiche e portali musicali. Collabora con diverse associazioni locali e nazionali per la realizzazione di eventi musicali, ma ama soprattutto comunicare con gli artisti attraverso le sue interviste che conclude sempre con la stessa domanda semi-seria: qual è la nota musicale preferita. Quasi a voler costruire una melodia aggiungendo una nota per volta.
Di se stessa dice: "Ci sono quelli che sanno tenere i piedi per terra. E chi ha sempre la testa fra le nuvole. Nadia è a metà. Tra terra e cielo”.
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